L’Europa ha speso un miliardo di euro negli ultimi dieci anni per influenzare l’opinione pubblica. I dati del rapporto “La macchina mediatica di Bruxelles: Finanziamenti UE per i media e la definizione del discorso pubblico” di Thomas Fazi

Per la prima volta in assoluto, un rapporto fa luce sulla macchina mediatica di Bruxelles: “La macchina mediatica di Bruxelles: Finanziamenti UE per i media e la definizione del discorso pubblico” di Thomas Fazi

Parla di “come l’UE canalizza ingenti somme di denaro pubblico in progetti mediatici in tutta Europa e oltre – per un importo di quasi 80 milioni di euro all’anno (almeno) o quasi 1 miliardo di euro nell’ultimo decennio – spesso con l’obiettivo esplicito di promuovere narrazioni pro-UE. Si tratta probabilmente di una stima prudente:

  • oltre ai fondi stanziati per i media dell’UE dalla Commissione (50 milioni di euro all’anno, più circa 5 milioni di euro tramite la DG REGIO)
  • e dal Parlamento (quasi 10 milioni di euro all’anno),
  • bisogna considerare i progetti mediatici finanziati in paesi extra-UE, per i quali l’UE ha stanziato 10 milioni di euro all’Ucraina solo nel 2025.

Inoltre, la presente relazione si è concentrata esclusivamente sui programmi UE formalmente dedicati al sostegno ai media; non include flussi di finanziamento indiretti, ad esempio contratti pubblicitari o di comunicazione assegnati a società di marketing che poi ridistribuiscono i fondi ai principali organi di stampa.

Stranamente, questo tema ha ricevuto relativamente poca attenzione nel corso degli anni, nonostante abbia chiaramente minato la presunta indipendenza e neutralità dei media – e probabilmente contribuisce in larga misura a spiegare la forte inclinazione pro-UE della stampa mainstream europea.

Un esempio lampante è il programma “Misure di informazione per la politica di coesione dell’UE” (IMREG), attraverso il quale dal 2017 sono stati spesi 40 milioni di euro per finanziare campagne pubbliredazionali che promuovono la politica di coesione dell’UE, spesso attraverso emittenti pubbliche e importanti agenzie di stampa.

Molti progetti mediatici finanziati dall’UE, anche quelli apparentemente volti a sostenere il pluralismo e il giornalismo indipendente, servono a promuovere piattaforme esplicitamente pro-UE e ad amplificare le narrazioni ufficiali. I programmi spesso si vantano di “promuovere i diritti e i valori europei” o di “combattere la disinformazione”, ma dietro queste parole d’ordine altisonanti si cela un chiaro obiettivo strategico: plasmare il dibattito pubblico, emarginare le voci dissidenti e promuovere l’integrazione europea.

Molti progetti finanziati nell’ambito del programma “Journalism Partnerships”, ad esempio, promuovono esplicitamente narrazioni pro-UE, tra cui la “promozione dell’integrazione europea”, la “demistificazione dell’UE” e la “lotta ai movimenti nazionali estremisti”. Su questioni geopoliticamente delicate – in particolare il conflitto Russia-Ucraina – questi progetti creano un ambiente in cui i media sono finanziariamente incentivati ​​a fare eco alle posizioni ufficiali UE-NATO, restringendo ulteriormente lo spazio per il giornalismo indipendente. Fondamentalmente, le strategie di finanziamento dei media dell’UE si estendono ben oltre i suoi confini.

Questo fenomeno
mette in discussione la nozione stessa di indipendenza dei media nell’Europa di oggi, soprattutto quando il confine tra giornalismo e propaganda istituzionale diventa così sottile da essere quasi impercettibile. Sintesi del sostegno UE ai media: programmi principali

• “Misure di informazione per la politica di coesione dell’UE (IMREG)”:
40 milioni di euro dal 2017 (circa 5 milioni di euro all’anno)
• Linea di bilancio: Programmi “Europa creativa”:
◉ “Partenariati giornalistici”: quasi 50 milioni di euro (2021-25)
◉ “Una sfera pubblica europea: una nuova offerta di media online per i giovani europei”: 30,5 milioni di euro (2020-24)
◉ “Progetti transfrontalieri di alfabetizzazione mediatica”: 9 milioni di euro (2022-24)

• Linea di bilancio: Programmi “Azioni multimediali”:
◉ “Reportage audiovisivo paneuropeo”: 11 milioni di euro (2024)
◉ “Reportage audio dell’UE”: 4,5 milioni di euro (2024)
◉ “Copertura radiofonica degli affari UE”: € 6,6 milioni (2021-22)
◉ “Informazione digitale UE”: 5 milioni di euro (2024)
◉ “Hub mediatici europei”: 8 milioni di euro (2023)
◉ “Piattaforme mediatiche europee”: 18 milioni di euro (2021-23)
• Accordo di partenariato UE-Euronews Accordo quadro di partenariato (AQP): oltre 20 milioni di euro all’anno solo nell’ultimo decennio
• Linea di bilancio: programma “Europa digitale”:
◉ “Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO)”: almeno 27 milioni di euro (2020-25)
• Linea di bilancio: programmi “Orizzonte 2020”
◉ Vari progetti mediatici, principalmente incentrati sulla lotta alla disinformazione, diversi milioni di euro per progetto
• Programmi mediatici esteri finanziati attraverso lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI) della Commissione europea: stanziamento specifico per i media non reso noto. • Finanziamenti del Parlamento europeo per i media: 30 milioni di euro dal 2020 (quasi 10 milioni di euro all’anno)
• Progetti pilota e azioni preparatorie: in genere finanziati tramite linee di bilancio dedicate
◉ Un esempio è il programma per i media “Una sfera pubblica europea: una nuova offerta di media online per i giovani europei”,
30,5 milioni di euro (2020-2024)

La Commissione europea, solo attraverso il suo programma “Partenariati giornalistici”, con un budget cumulativo che ad oggi si avvicina ai 50 milioni di euro, supervisiona un vasto ecosistema di “collaborazioni” mediatiche dell’UE. Nel corso degli anni, queste hanno incluso centinaia di progetti, che vanno da campagne promozionali pro-UE a discutibili iniziative di “giornalismo investigativo” e a vaste iniziative di “anti-fake news”. E questo si aggiunge alle campagne pubbliredazionali finanziate attraverso il programma “Misure di informazione per la politica di coesione dell’UE” (IMREG), per un importo finora di 40 milioni di euro. Tuttavia, questi programmi rappresentano solo la punta dell’iceberg: solo due tra le numerose iniziative di “sostegno ai media” finanziate dall’UE in diverse rubriche di bilancio. Altri importanti programmi per i media includono:

Piattaforme mediatiche europee
Contributo UE 18 milioni di euro (2021-2023)65

Il progetto mira a “istituire progetti di piattaforme mediatiche europee, volti a migliorare l’accesso dei cittadini dell’Unione a informazioni affidabili in tutta l’Unione. I progetti dovrebbero stimolare modalità per sviluppare sistemi tecnici volti a migliorare e ampliare un’offerta di contenuti e/o programmi di informazione di qualità basata su standard di alta qualità e sui diritti e valori europei”.

Una sfera pubblica europea: una nuova offerta di media online per i giovani europei
Contributo UE 30,5 milioni di euro (2020-2024)66

Il programma mira a “istituire progetti di piattaforme mediatiche europee, volti a migliorare

Accesso dei cittadini dell’Unione a informazioni affidabili in tutta l’Unione. I progetti dovrebbero stimolare lo sviluppo di sistemi tecnici per migliorare e ampliare un’offerta di contenuti e/o programmi di informazione di qualità, basata su standard qualitativi elevati e sui diritti e valori europei.

Progetti transfrontalieri di alfabetizzazione mediatica
Contributo UE 9 milioni di euro (2022-2024)67

Il programma mira a “finanziare soluzioni innovative per migliorare le competenze di alfabetizzazione mediatica di tutti i cittadini europei, sostenere un’efficace cooperazione transfrontaliera e limitare l’impatto negativo della disinformazione”.

Informazione digitale UE
Contributo UE 5 milioni di euro (2024)68

Il programma mira a “sostenere la produzione e la distribuzione di informazioni affidabili, in particolare sugli affari dell’UE, attraverso formati digitali nel maggior numero possibile di lingue e Stati membri”.

Reportage audio UE
Contributo UE 4,5 milioni di euro (2024)69

Il programma mira a “sostenere la produzione di formati audio innovativi e la loro distribuzione in tutta Europa” e “aumentare l’indipendenza del reporting sulle questioni europee, principalmente attraverso formati audio, e ad aumentare la portata di tali contenuti tramite piattaforme radiotelevisive e/o digitali in tutta l’UE, al maggior numero possibile di cittadini dell’UE, in particolare nei paesi in cui le informazioni sugli affari europei sono limitate”.

Reportage audiovisivo paneuropeo
Contributo UE 11 milioni di euro (2024)70

Il programma mira a “produrre e distribuire notiziari audiovisivi
e programmi factual sugli affari europei e a istituire servizi audiovisivi internazionali nei paesi in cui tale offerta è scarsa”.

Hub mediatici europei
Contributo UE 8 milioni di euro (2023)71

Il programma mira a “produrre e distribuire notiziari audiovisivi
e programmi factual sugli affari europei e a istituire servizi audiovisivi internazionali nei paesi in cui tale offerta è scarsa”.

Copertura degli affari dell’UE tramite la radio
Contributo UE 6,6 milioni di euro (2021-2022)72

Il programma mira a “sostenere la copertura degli affari dell’UE nei programmi radiofonici in tutta Europa”.
Nonostante il linguaggio relativamente neutro in cui questi programmi
sono formulati, emergono alcune parole d’ordine ricorrenti, termini che abbiamo già incontrato altrove: l’enfasi sui “diritti e valori europei”
(un’espressione vaga spesso confusa con la promozione del progetto UE stesso), nonché riferimenti a programmi “fattuale” e “disinformazione”.
Ciò suggerisce che queste iniziative, come altri programmi mediatici che abbiamo analizzato finora, abbiano un obiettivo non poi così nascosto: creare consenso per l’Unione Europea e soffocare le narrazioni dissenzienti. Diversi progetti finanziati nell’ambito di questi diversi programmi illustrano chiaramente questo punto:

Un’offerta di informazione multilingue per tutti gli europei
Contributo UE 2,5 milioni di euro
Partner media: ARTE (Francia, Germania), ARD e ZDF (Germania), France Télévisions (Francia), El País (Spagna), Gazeta Wyborcza (Polonia), Internazionale (Italia), kathimerines (Grecia), Le Soir (Belgio), Telex (Ungheria), SRG SSR (Svizzera)
Il progetto, coordinato dall’emittente francese ARTE in collaborazione con diverse testate giornalistiche e emittenti di tutta Europa, si proponeva di “sviluppare un progetto di cooperazione sull’attualità”, tra cui un notiziario europeo settimanale multilingue.

Una prospettiva europea
Contributo UE 2,2 milioni di euro
Partner mediatici: EBU-UER e RTBF (Belgio), Agence France-Presse e France Télévisions (Francia), Constructive Institute (Danimarca), Eurovision Italy (Italia), RTE (Irlanda), RTVE (Spagna), ERR (Estonia), Yle (Finlandia), ARTE (Francia, Germania), BR (Germania), RAI (Italia), RTP (Portogallo), SR (Svezia)
e Swissinfo.ch (Svizzera)

Un progetto congiunto di diverse emittenti pubbliche e media leader in Europa per “promuovere una migliore comprensione tra gli europei”.

Display: un’Europa, storie infinite
Contributo UE 2,3 milioni di euro
Partner media: European Cultural Foundation, PublicSpaces e HUMAN (Paesi Bassi), Cultural Broadcasting Archive ed Eurozine (Austria), Voxeurop (Francia), Hostwriter (Germania), krytyka Poliyczna (Polonia), The Schuman Show e Community Media Forum Europe (Belgio), elDiario.es (Spagna), Fanzingo (Svezia), YEPP Italia (IT) e kolegium
Europy Wschodniej (Polonia)
Il progetto si proponeva di “sviluppare la piattaforma displayeurope.eu, fondata su valori pubblici e a sostegno di una sfera pubblica europea”, riunendo decine di organizzazioni mediatiche di tutti gli Stati membri dell’UE in almeno 15 lingue dell’UE.

PULSE 73

Contributo UE 1,8 milioni di euro
Partner media OBC Transeuropa e Il Sole 24 Ore (Italia), n-ost (Germania), Voxeurop (Francia), Delfi (Lituania), Deník Referendum (Repubblica Ceca), Der Standard (Austria), Efsyn (Grecia), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hotnews (Romania), HVG (Ungheria), El Confidencial (Spagna)
e Mediapool (Bulgaria)
Il progetto riunisce diverse organizzazioni mediatiche di tutta Europa in un hub collaborativo per “promuovere una sfera pubblica europea vivace” producendo e distribuendo quotidianamente oltre 2.000 articoli giornalistici che trattano di affari europei su più piattaforme.

A prima vista questi progetti – molti dei quali sono formulati in termini apparentemente benigni come “promuovere una sfera pubblica europea” o “forgiare una migliore comprensione tra gli europei” – possono apparire come sforzi ben intenzionati a sostenere il pluralismo dei media e un dibattito informato. Tuttavia, dietro questo linguaggio attentamente neutrale si cela un programma più strategico e ideologico: ovvero la progettazione del sostegno pubblico all’UE e al più ampio progetto di integrazione europea.
L’uso di eufemismi come “sfera pubblica europea” maschera un tentativo dall’alto verso il basso di costruire un demos europeo – una coscienza pubblica unitaria che, in realtà, non esiste e presumibilmente non può esistere nelle attuali condizioni politiche e culturali. Ciò diventa particolarmente problematico quando la nozione di “Europa” viene confusa con l’Unione Europea, come spesso accade, marginalizzando concetti consolidati come la sovranità e l’identità nazionale e sopprimendo la diversità di prospettive che caratterizza il continente.
Ancora più preoccupante è il ruolo centrale svolto dalle principali emittenti pubbliche europee in questo processo. Questi progetti dimostrano che non si tratta di collaborazioni isolate, ma piuttosto di un rapporto semi-strutturale in evoluzione tra le istituzioni dell’UE e le reti di media pubblici. Incoraggiando il “giornalismo transfrontaliero” e quadri editoriali condivisi, l’UE sta promuovendo di fatto l’armonizzazione – o l’uniformazione – del discorso pubblico europeo, riducendo lo spazio per le specificità nazionali e le voci critiche. Ciò rispecchia una tendenza simile già osservata con la collaborazione sistemica tra l’UE e le agenzie di stampa, che ha anche presumibilmente contribuito a omogeneizzare le narrazioni nel panorama mediatico. In definitiva, quando le emittenti pubbliche – istituzioni incaricate di informare il pubblico in modo equilibrato e indipendente – iniziano a fungere di fatto da partner nella strategia di comunicazione dell’UE,

il confine tra giornalismo e comunicazione istituzionale diventa pericolosamente labile. È questa convergenza di potere e controllo narrativo che solleva le questioni più urgenti sull’indipendenza editoriale e la legittimità democratica dei progetti mediatici finanziati dall’UE”.

Qui trovate il rapporto di Thomas Fazi “La macchina mediatica di Bruxelles: i finanziamenti dell’UE ai media e la formazione del dibattito pubblico”.

Questo testo è stato tradotto da un software di traduzione automatica e non da un traduttore umano. Può contenere errori di traduzione.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.

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