Fotovoltaico, il grande inganno: “Non conviene, né economicamente né ambientalmente”, la denuncia di Pietro Vicchio

Sotto la patina verde della transizione ecologica si nasconde un conto salatissimo che rischia di ricadere tutto sulle spalle dei cittadini, in particolare su quelli più fragili. È quanto emerge da un’analisi lucida e polemica sull’effettiva sostenibilità, economica e ambientale, degli impianti fotovoltaici domestici. I numeri, quando non sono piegati alla propaganda ideologica, raccontano una storia diversa da quella sbandierata nei proclami ufficiali.

“Per un impianto fotovoltaico da 6 kW (considerando l’efficienza dei pannelli, le caratteristiche del tetto, l’esposizione) servono almeno 50 metri quadri di spazio disponibile per alloggiare i circa 20 pannelli”, si legge nel dossier, “con una superficie minore per i tetti a falda intorno a 38-45 metri quadri e superiore per i tetti piani con circa 55-65 metri quadri per evitare gli ombreggiamenti”. Ne deriva che per rendere neutro dal punto di vista energetico un edificio di tre piani con dieci appartamenti servirebbero almeno 500 metri quadri di tetto: un’utopia architettonica.

A ciò si aggiunge il nodo cruciale dei consumi energetici reali. Una famiglia di due persone consuma in media tra i 2.000 e i 2.700 kWh all’anno. Salgono a 2.880 kWh per una famiglia di tre, e fino a 3.000 kWh per un nucleo di quattro persone. Valori ben lontani dalla copertura teorica di molti impianti, soprattutto nei mesi invernali. Ecco perché l’autosufficienza energetica resta, per la maggioranza delle abitazioni, una chimera.

E i costi? “Il costo dell’impianto fotovoltaico con batterie di accumulo da 6 kW/famiglia è stimato oggi intorno ai 25.000 euro a famiglia, oltre le spese di realizzazione di un impianto di ancoraggio (linee vita) per l’accessibilità ai pannelli e di adeguamento dell’impianto elettrico”. Una cifra che rende la transizione verde inaccessibile ai più.

“Andatelo a dire a chi vive nelle periferie”, è la stoccata finale, “nelle quali si concentrano gli 1,8 milioni di edifici che guarda caso saranno le vittime predestinate all’inefficace direttiva case green”. Il riferimento è al Regolamento UE 2024/1275, la famigerata direttiva sulle prestazioni energetiche nell’edilizia, che rischia di trasformarsi in una mannaia sociale, colpendo proprio chi ha meno risorse per adeguarsi.

Alla fine, l’ambientalismo calato dall’alto, lontano dalla realtà concreta delle famiglie, rischia di rivelarsi non solo inefficace, ma anche profondamente ingiusto.

Qui trovate il libro “Case green direttiva ue 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia: delirio europeo green applicato alle nostre case” di Pietro Vicchio.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.

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