«Una buona definizione del potere politico è quella che lo caratterizza come l’arte di mettere gli uomini in rapporti falsi. Questo e non altro fa innanzitutto il potere, per poterli poi governare come vuole. Una volta che si sono lasciati introdurre in rapporti obliqui in cui non possono riconoscersi, gli uomini sono infatti manipolabili e orientabili a proprio piacimento. Se essi credono così facilmente nelle menzogne che vengono loro proposte, è perché false sono innanzitutto le relazioni in cui, senza che se ne accorgano, si trovano già sempre». Così Giorgio Agamben riassume il nucleo del potere, mettendo in luce come la sua forza consista nel predisporre strutture di relazione in cui gli individui non si riconoscono, diventando così terreno fertile per ogni forma di manipolazione. Il filosofo sottolinea che il consenso alle menzogne non nasce tanto dall’inganno diretto, quanto dal fatto che l’inganno è inscritto nei legami stessi in cui viviamo.
«La prima mossa di una strategia politica degna di questo nome è pertanto la ricerca di un via d’uscita dai rapporti falsi in cui il potere ha posto gli uomini per poterli governare. Ma proprio questo non è facile, perché un rapporto falso è precisamente quello dal quale non si vede una via d’uscita». Agamben invita a riconoscere come il potere non agisca solo attraverso ordini o divieti, ma attraverso la configurazione delle relazioni stesse. Finché questo aspetto rimane invisibile, ogni tentativo di emancipazione resta parziale.
«Qualcosa come una via d’uscita diventa possibile solo se comprendiamo che il rapporto falso è la forma stessa del potere, che trovarsi in un rapporto falso significa essere in una relazione di potere. Che falso, cioè, il rapporto è non perché mentiamo, ma perché manca la coscienza del suo carattere essenzialmente politico». Per il pensatore, il primo passo verso la libertà è svelare la natura politica di ciò che appare neutro o privato.
«Che le relazioni in apparenza intime e private o quelle tecnicamente o socialmente determinate siano in verità già sempre politiche, che in esse ci troviamo, cioè, fin dall’inizio in un rapporto falso, questa consapevolezza è la sola via per cambiare alla radice il nostro modo di viverle». In queste parole si coglie la prospettiva critica di Agamben: l’invito a guardare con occhi nuovi i rapporti che ci definiscono, a interrogarne la struttura e a restituire loro un senso non imposto dall’esterno, ma conquistato nella consapevolezza.
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