Pubblichiamo il rapporto di Francesca Albanese sui crimini commessi a Gaza in cui accusa 63 governi di complicità e di cui tanto si sta discutendo in questi giorni

“Israele è stato protetto dal rispondere delle proprie responsabilità nei tribunali e nei forum globali, con istituzioni che hanno impedito la sua meritata espulsione sia dagli eventi sportivi (ad esempio, Olimpiadi di Parigi, qualificazioni alla Coppa del Mondo FIFA, FIBA, Coppa Davis) che da quelli culturali (Eurovision, Biennale di Venezia)”, scrive Francesca Albanese nel suo ultimo rapporto sul genocidio a Gaza. Gli aiuti sono stati trasformati in armi per continuare lo sterminio.

“Il genocidio di Gaza non e stato commesso da un solo Stato, ma come parte di un sistema di complicita globale. Invece di garantire che Israele rispetti i diritti umani fondamentali e l’autodeterminazione del popolo palestinese, potenti Stati terzi – perpetuando pratiche coloniali e razziste-capitaliste che avrebbero dovuto essere da tempo relegate alla storia – hanno permesso che pratiche violente diventassero una realta Anche quando la violenza genocida e diventata evidente, gli Stati, per lo piu occidentali, hanno fornito, e continuano a fornire, a Israele sostegno militare,diplomatico, economico e ideologico, anche se Israele ha utilizzato come arma la carestia e gli aiuti umanitari. Gli orrori degli ultimi due anni non sono un’aberrazione, ma il culmine di una lunga storia di complicita.

Gli atti, le omissioni e i discorsi di Stati terzi a sostegno di uno Stato di apartheid genocida sono tali che essi potrebbero e dovrebbero essere ritenuti responsabili per favoreggiamento, assistenza o partecipazione congiunta ad atti illeciti a livello internazionale, in un contesto di sistematiche violazioni di norme imperative ed erga omnes. In questomomento critico, e imperativo che gli Stati terzi sospendano e rivedano immediatamente tutte le relazioni militari,diplomatiche ed economiche con Israele, poiche qualsiasi impegno di questo tipo potrebbe rappresentare un mezzo per favorire, assistere, partecipare direttamente ad atti illeciti, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanita e

Molti Stati terzi hanno operato con la stessa impunita che hanno concesso a Israele. Il loro disprezzo per il diritto internazionale mina le fondamenta dell’ordine multilaterale faticosamente costruito in otto decenni da Stati e popoli all’interno delle Nazioni Unite. Cio rimarra nella storia come un’offesa non solo alla giustizia, ma all’idea stessa della nostra comune umanita. Mentre la giustizia deve comportare processi penali – sia presso tribunali internazionali che nazionali – la responsabilita si estende oltre i procedimenti penali e deve includere riparazioni: restituzione, indennizzo, riabilitazione, soddisfazione e garanzie di non ripetizione, da parte di Israele e degli Stati terzi che hanno sostenuto i suoi crimini. Le strutture di potere che hanno reso possibili questi crimini efferati devono essere smantellate, e il sistemagiudiziario internazionale indica la strada.

Il mondo osserva Gaza e l’intera Palestina. Gli Stati devono assumersi le proprie responsabilita. Solo rispettando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, così sfacciatamente violato dal genocidio in corso, si possono smantellare le persistenti strutture coercitive globali. Nessuno Stato puo affermare in modo credibile di aderire al diritto internazionale mentre arma, sostiene o protegge un regime genocida. Ogni sostegno militare e politico deve essere sospeso; la diplomazia dovrebbe servire a prevenire i crimini piuttosto che a giustificarli. La complicita nel genocidio deve:

  • Esercitare pressioni per un cessate il fuoco completo e permanente e per il ritiro completo delle truppe israeliane;
  • adottare misure immediate per porre fine all’assedio di Gaza, tra cui l’invio di convogli navali e terrestri per garantire un accesso umanitario sicuro e alloggi mobili prima dell’inverno;
  • Sostenere la riapertura dell’aeroporto internazionale e del porto di Gaza per facilitare la consegna degli aiuti.
  • Sospendere tutte le relazioni militari, commerciali e diplomatiche con Israele;
  • Indagare e perseguire tutti i funzionari, le aziende e gli individui coinvolti o che facilitano il genocidio, l’incitamento al genocidio, i crimini contro l’umanita e i crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;
  • Riparazioni garantite, compresa la ricostruzione completa e la restituzione;
  • Cooperare pienamente con la Corte penale internazionale e con la Corte internazionale di giustizia;
  • Riaffermare e rafforzare il sostegno all’UNRWA e al sistema delle Nazioni Unite nel suo complesso;
  • Sospendere Israele dalle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 6 delle Nazioni Unite Carta;
  • Agire secondo la strategia “Uniti per la pace”, in linea con la risoluzione 377(V) dell’Assemblea generale, per garantire che Israele smantelli la sua occupazione”.

Pubblichiamo l’intero rapporto. 

Genocidio di Gaza: un crimine collettivo

Rapporto del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese [A/80/492, 20 ottobre 2025]

 

Nota del Segretario Generale

Il Segretario generale ha l’onore di trasmettere all’Assemblea generale il rapporto della Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, in conformita con la risoluzione 5/1 del Consiglio per i diritti umani.

 

Riepilogo

Il genocidio in corso a Gaza e un crimine collettivo, sostenuto dalla complicita di influenti Stati terzi che hanno permesso a lungo termine violazioni sistematiche del diritto internazionale da parte di Israele. Inquadrata entro narrazioni coloniali che disumanizzano i palestinesi, questa atrocita trasmessa in diretta streaming e stata facilitata dal sostegno diretto, dagli aiuti materiali, dalla protezione diplomatica e, in alcuni casi, dalla partecipazione attiva di Stati terzi. Ha messo in luce un divario senza precedenti tra i popoli e i loro governi, tradendo la fiducia su cui poggiano la pace e la sicurezza globali. Il mondo si trova ora sul filo del rasoio tra il crollo dello stato di diritto internazionale e la speranza di un rinnovamento. Il rinnovamento e possibile solo se si affronta la complicita, ci si assume le proprie responsabilita e si fa giustizia.

 

  1. Senza la partecipazione diretta, l’aiuto e l’assistenza di altri Stati, la prolungata e illegale occupazione israeliana del territorio palestinese, che ora si e trasformata in un vero e proprio genocidio, non avrebbe potuto essere Ilsostegno militare, politico ed economico di alcuni Stati terzi e la riluttanza nel chiamare Israele a rispondere delle proprie azioni hanno permesso a Israele di radicare il suo regime di apartheid coloniale nei Territori Palestinesi Occupati (TPO), con ulteriori colonie, demolizioni di case, restrizioni alla circolazione e perdita e cancellazione di vite palestinesi. Dall’ottobre 2023, Israele ha intensificato la sua violenza a un livello senza precedenti.

 

  1. Alla luce di questa complicita, questo rapporto dimostra che il genocidio in corso dei palestinesi deve essere inteso come un crimine promosso a livello internazionale. Molti Stati, principalmente occidentali, hanno facilitato, legittimato e infine normalizzato la campagna genocida perpetrata da Israele.1 Descrivendo i civili palestinesi come “scudi umani”2e il piu ampio assalto a Gaza come una battaglia di civilta contro la barbarie, hanno riprodotto le distorsioni israeliane del diritto internazionale e dei luoghi comuni coloniali, cercando di giustificare la propria complicita nel

 

  1. Concentrandosi sugli aiuti e l’assistenza che gli Stati terzi hanno fornito all’occupazione illegale israeliana e al genocidio del popolo palestinese, il rapporto individua quattro settori di supporto: diplomatico, militare, economico e “umanitario”. Ognuno di essi e indispensabile per contrastare le continue violazioni israeliane del diritto internazionale. Le iniziative diplomatiche hanno normalizzato l’occupazione israeliana e non sono riuscite a raggiungere un cessate il fuoco permanente. Gli aiuti militari su larga scala, la cooperazione e i trasferimenti di armi, principalmente da e verso gli Stati Uniti e gli Stati europei, hanno permesso a Israele di esercitare il dominio sul popolo palestinese. Cio ha anche facilitato le azioni israeliane volte a smantellare gli aiuti umanitari e imporre condizioni di vita volte a provocare la distruzione dei palestinesi come gruppo. La cooperazione economica ha alimentato l’economia israeliana, che ha tratto profitto dall’occupazione illegale e dal genocidio.

 

  1. Le misure efficaci attuate contro l’apartheid in Sudafrica, Rhodesia, Portogallo e altri regimi coloniali dimostrano che il diritto internazionale puo essere applicato per garantire giustizia e autodeterminazione. Oggi, gli Stati terzi hanno gli stessi diritti legali e morali. obbligo di applicare queste e altre misure contro qualsiasi Stato che continui a perpetrare violenza coloniale e apartheid. La loro incapacita di ritenere Israele responsabile dei suoi crimini internazionali di lunga data – nonostante i chiari ordini dei tribunali internazionali – mette a nudo i flagranti doppi standard della comunita internazionale.3

 

II.  Metodologia

 

  1. Il rapporto e stato elaborato attraverso l’analisi dei materiali delle Nazioni Unite, tra cui il rapporto del Segretario Generale A/79/588 e 40 contributi di attori statali e non statali. A tutti i 63 Stati menzionati nel rapporto e stata data la possibilita di commentare errori fattuali o inesattezze; 18 Stati hanno presentato una replica.

 

III.  Quadro giuridico

 

  1. Il diritto internazionale impone a tutti gli Stati una serie di obblighi per rispettare, prevenire e porre fine alle violazioni, ovunque si verifichino. Nel contesto dei Territori Palestinesi Occupati (TPO), i piu rilevanti sono:

 

  • Tutti gli Stati hanno obblighi diretti nei confronti del popolo palestinese, in particolare l’obbligo di rispettare il suo diritto all’autodeterminazione4 e alla liberta dall’apartheid5 e dal genocidio6, e nei confronti dello Stato di Palestina, nel rispetto dei principi di non interferenza, integrita territoriale, indipendenza politica e autodifesa.7
  • Obblighi erga omnes derivanti dalla grave violazione di norme imperative – l’obbligo di rispettare l’autodeterminazione del popolo, il divieto di genocidio, segregazione razziale, apartheid e acquisizione territoriale attraverso la forza da parte di Israele, tra cui:8 (i) un obbligo positivo di porre fine, individualmente9 e in cooperazione, a qualsiasi situazione illegale attraverso mezzi legali; e doveri negativi di non (ii) riconoscere come legale la situazione derivante dalla loro violazione, o (iii) prestare aiuto o assistenza per mantenere tale situazione.10
  • Obblighi di dovuta diligenza per prevenire specifiche violazioni del diritto internazionale, compresi gli obblighi di:(i) prevenire il genocidio (attivati quando si verifica un “rischio grave”);11

(ii) garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario12 (attivato quando le violazioni sono “probabili o prevedibili”13) e (iii) cooperare per prevenire crimini e attacchi contro persone protette a livello internazionale.14

  • Obblighi di astenersi dal prestare aiuto o assistenza,15 o partecipare direttamente ad atti illeciti a livello internazionale di altri Stati,16 tra cui aggressione,17 apartheid18 e genocidio.19

 

  1. Sebbene il diritto internazionale non prescriva le azioni specifiche che gli Stati terzi devono intraprendere per adempiere ai propri obblighi, alcuni obblighi vengono valutati in base ai risultati. Laddove tali obblighi siano doveri di condotta, la responsabilita dello Stato dipende da circostanze specifiche,20 gravita delle violazioni in questione,21 livello di influenza sullo Stato violatore22 e mezzi disponibili per esercitare tale influenza.23 Uno Stato viene meno al proprio obbligo se non utilizza tutti i mezzi disponibili per adempiervi.24

 

  1. Alcuni ambiti del diritto internazionale specificano i mezzi a disposizione degli Stati e l’opinio juris in merito alle azioni previste, rilevanti per valutare il rispetto degli obblighi da parte di uno Stato terzo. Tra questi rientrano:

 

(UN) Misure coercitive: gli Stati terzi possono, e in alcuni casi devono, usare la forza contro uno Stato in violazionedell’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite, in almeno tre circostanze: (i) ai

 

sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, gli Stati terzi possono intervenire su richiesta di uno Stato cheagisce per legittima difesa quando e soggetto a un atto di aggressione;25 (ii) ai sensi di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite; (iii) ai sensi della risoluzione Uniting for Peace.26

  • Embarghi sulle armi: il Trattato sul commercio delle armi proibisce i trasferimenti di armi e di altri beni militari quando e noto o avrebbe dovuto essere noto che i beni saranno utilizzati per crimini 27 Richiede inoltrevalutazioni del rischio per impedire i trasferimenti laddove vi siano rischi impellenti per la pace e la sicurezzainternazionale o gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale.28 I divieti si applicano anche al transito e al trasbordo.29
  • Embarghi commerciali: i trattati dell’Organizzazione mondiale del commercio consentono agli Stati di deviare dai principi commerciali fondamentali, come quello della nazione piu favorita, per adempiere ai propri obblighi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite in materia di pace e sicurezza internazionale, comprese le norme imperative.30 Gli accordi bilaterali di libero scambio31 e di investimento32 con Israele di solito contengono clausole simili e le argomentazioni sui diritti umani sono state sostenute nell’arbitrato internazionale.33

Nella misura in cui gli accordi bilaterali violano norme imperative o ne subiscono una grave violazione, essi sono nulli e privi di effetto.34

  • Negazione del passaggio sicuro: la Convenzione sul diritto del mare consente agli Stati di impedire il “passaggio non innocente” quando il passaggio di una nave non e “conforme alle norme del diritto internazionale”,35 e rischia di rendere lo Stato complice di crimini internazionali, violazioni degli obblighi della Carta delle Nazioni Unite o norme imperative.36

( e ) Perseguimento penale e punizione: ai sensi delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale consuetudinario, tutti gli Stati hanno l’obbligo di perseguire e punire il genocidio, i crimini contro l’umanita, i crimini di guerra e la tortura, indipendentemente dalla loro connessione con il crimine.37 Anche gli Stati terzi hanno l’obbligo di chiamare terze parti, comprese le societa, a rispondere delle violazioni dei diritti umani e di altre violazioni del diritto internazionale nei loro tribunali nazionali.38

 

  1. Un contesto di violazioni prolungate e interconnesse di norme imperative, e l’obbligo di prevenire il genocidio, rafforzano l’imperativo di agire. Cio potrebbe significare che le azioni che gli Stati terzi devono intraprendere per adempiere ai propri obblighi non sono piu discrezionali e che, non adottandole, gli Stati non hanno adottato tutte le misure ragionevolmente disponibili e/o hanno contribuito e assistito a un atto illecito a livello internazionale.39 A meno che misure meno invasive basate sulla valutazione di cui al paragrafo 8 non siano realmente sufficienti.

 

  1. La condotta degli Stati e delle organizzazioni internazionali costituisce complicita quando le loro azioni favoriscono e assistono in un modo che: (1) materialmente o sostanzialmente consente o facilita la commissione dell’atto illecito;40(2) sono compiute con piena conoscenza delle circostanze, incluso l’imminente o effettivo verificarsi dell’atto illecito e, ove pertinente, l’intento speciale dell’autore.41

 

  1. La complicita dello Stato e accertata quando esiste un nesso tra le azioni dei due Stati in questione nella graveviolazione di norme 42 Tale complicita puo comportare la fornitura o il rifiuto di fondi, armi, carburante, intelligence, pressioni diplomatiche o politiche o sanzioni, o l’esecuzione di ordini e mandati di arresto.43 L’intenzione di uno Stato terzo di facilitare un atto illecito e ragionevolmente deducibile dalle conseguenze prevedibili delle azioni di tale Stato.44 Assistenza come la fornitura di fondi, armi, carburante e intelligence e altre azioni meno tangibili (riconoscimento diplomatico, sanzioni, inadempimento di obblighi e di ordini giudiziari) possono influenzare sostanzialmente gli Stati che commettono atti illeciti a livello internazionale. La conoscenza delle politiche di uno Stato, anche attraverso relazioni ufficiali, puo fornire informazioni rilevanti.45 Sebbene le singole azioni possano non costituire di per se complicita, il loro effetto aggregato e cumulativo nel tempo, anche se combinato con le azioni di altri Stati, deve essere considerato come parte della valutazione.46
  1. Quando la condotta di Stati terzi e diretta, indispensabile e costitutiva (vale a dire, senza di essa, il risultato non si sarebbe verificato in tutto o in parte), si deve considerare se gli Stati siano andati oltre l’aiuto e/o l’assistenza per partecipare congiuntamente a un atto illecito a livello internazionale.47 Come nel caso di un’impresa criminale congiunta sotto responsabilita penale individuale,48 non e necessario stabilire che uno Stato compia l’atto illecito nella sua interezza, ma solo che il suo contributo sia un elemento costitutivo del crimine e attribuibile allo Stato.49 La responsabilita diretta dello Stato per genocidio puo sorgere quando (a) la condotta attribuibile a uno Stato e parte integrante della commissione di uno o piu atti genocidi, e (b) lo Stato ha formato un intento genocida basato sulla totalita della condotta ad esso attribuibile.50

 

  1. Le violazioni israeliane nei territori occupati sono state accertate per decenni.51 Entro il 2004, nel suo Wall Advisory Opinion [parere consultivo sul Muro], la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha messo la comunita internazionale a conoscenza dei suoi obblighi di porre fine alle gravi violazioni delle norme imperative del diritto internazionale.52 Entro il 6 ottobre 2023, Israele aveva a lungo negato il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione53 attraverso l’occupazione, l’annessione e l’uso illegale della forza,54 mantenendo il controllo sulle vite palestinesi attraverso una politica razzialmente discriminatoria e sistema di apartheid.55 Il blocco illegale di Gaza,56 aggravato da regolari attacchimilitari che comportano crimini di guerra e crimini contro l’umanita57 aveva reso la Striscia di Gaza “invivibile”,58 predisponendo la situazione al genocidio.59

 

  1. Negli ultimi due anni, i crimini israeliani sono drammaticamente aumentati. Entro il 20 ottobre 2023, esperti di diritto internazionale,60 studiosi del genocidio61 e organizzazioni per i diritti umani62 avevano lanciato l’allarme sull’imminente genocidio. Il 26 gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha confermato il grave rischio di genocidio a Gaza, dando origine agli obblighi degli Stati di prevenirlo e di punire l’incitamento, la commissione o la complicita. 63 Entro maggio 2024, la Corte aveva emesso due ulteriori ordinanze di misure provvisorie64 e formulato osservazioni giudiziarie nel caso Nicaragua contro Germania,65 il Procuratore della CPI aveva richiesto mandati di arresto per alti funzionari israeliani,66 e gli Stati terzi avevano “conoscenza effettiva o costruttiva” dei crimini internazionali in corso che non erano riusciti a prevenire, innescando una maggiore responsabilita di agire.67

 

  1. Nel luglio 2024, 20 anni dopo il suo parere consultivo sul Muro del 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito l’illegalita della continua presenza di Israele nei Territori palestinesi occupati nella loro interezza e l’obbligo di Israele di ritirarsi totalmente, incondizionatamente e il piu rapidamente possibile.68 L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha successivamente dichiarato che l’occupazione deve essere smantellata entro il 18 settembre 2025.69 Israele non e riuscito a farlo.

 

  1. Il 16 settembre 2025, la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele sta commettendo un genocidio nella Striscia di Gaza, riaffermando gli obblighi di tutti gli Stati di prevenire il genocidio, di cessare di commettere e/o aiutare e assistere il genocidio e di punire coloro che perpetrano e/o incitano al genocidio.70
  2. Questi sviluppi confermano la gravita delle violazioni delle norme imperative in questione e i concomitanti obblighi giuridici di agire per tutti gli Stati, con due implicazioni per la valutazione della responsabilita dello Stato terzo: (UN) Gli obblighi interconnessi devono essere valutati nella loro interezza e devono costituire un imperativo per tutti gli Stati affinche adottino misure, comprese quelle delineate nel paragrafo 8, al fine di adempiere ai propri obblighi.

 

(b) Secondo la legislazione vigente,71 la portata delle azioni illecite di Israele rende qualsiasi distinzione tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati legalmente e praticamente impossibile. Secondo i test di due diligence delineati nel Parere Consultivo del 2024,72 se Israele stesso non e disposto o non e in grado di distinguere tra il proprio territorio e i Territori Palestinesi Occupati, come nel caso in questione, gli Stati Terzi devono presumere l’indistinguibilita, il che richiede un boicottaggio totale di Israele.

 

1 8 . Nel contesto di aggressioni prolungate, negazione dell’autodeterminazione e crimini internazionali efferati, non vi puo essere alcun ragionevole dubbio che gli Stati che intrattengono relazioni con Israele ne siano a conoscenza. Decenni di negligenza da parte di Stati terzi e di inosservanza dei propri obblighi hanno creato le condizioni per la loro complicita nei crimini israeliani in corso. Le sezioni seguenti analizzano le violazioni degli Stati terzi nella loro interezza, esaminando il legame tra le componenti interconnesse del genocidio e la condotta degli Stati.

 

IV.  Componenti convergenti del genocidio di Gaza

 

  1. Genocidio sotto le mentite spoglie di azioni diplomatiche e politiche

 

  1. Il prolungato sostegno politico e diplomatico da parte di influenti Stati terzi ha permesso a Israele di avviare esostenere il suo attacco al popolo Negli ultimi due anni, una radicata complicita, caratterizzata da manipolazioni narrative e riproduzione di falsificazioni israeliane, ha tacitato i pressanti appelli all’azione e oscurato la rete di interessi politici, finanziari e militari in gioco. In conseguenza della prolungata incapacita di affrontare le gravi violazioni del diritto internazionale compiute da Israele – che minacciano la pace e la sicurezza internazionali –, le relazioni dei paesi terzi con Israele si sono normalizzate e approfondite: cio ha contribuito a consolidare oppressione, dominio e annientamento.

 

  1. Dopo il 7 ottobre 2023, la maggior parte dei leader occidentali ha ripetuto acriticamente le narrazioni israeliane, diffuse dai media statali e aziendali, ripetendo affermazioni di cui e stata dimostrata la falsita, e cancellando le distinzioni fondamentali fra combattenti e civili. Gli israeliani sono stati descritti come “civili” e “ostaggi”, e i palestinesi come “terroristi di Hamas”, obiettivi “legittimi” o “collaterali”, “scudi umani” o “prigionieri” legalmente detenuti. Attingendo a una lunga storia di “selvaggi” a cui sono state negate le protezioni del diritto internazionale, rilanciata dal discorso sulla guerra al terrorismo,73 gli Stati occidentali hanno contribuito a giustificare il genocidio contro i palestinesi. Il 9 ottobre 2023, subito dopo che Israele aveva annunciato un assedio piu stretto su Gaza, i principali leader occidentali hanno espresso sostegno all'”autodifesa” di Israele74, ingiustificata ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.75 Il presidente Biden ha ripetutamente citato segnalazioni infondate di “bambini decapitati”.76 Il leader dell’opposizione britannica Keir Starmer ha difeso il diritto di Israele di tagliare l’acqua e l’elettricita ai civili.77

 

  1. Questo contesto ha alimentato un feroce attacco israeliano. Anche tra le pressanti richieste di cessate il fuoco, gli Stati occidentali, guidati dagli Stati Uniti, hanno sostenuto solo richieste di “corridoi”, “pause” e “tregue” umanitari – eludendo le richieste di un cessate il fuoco permanente e garantendo la continuazione della 78 Gli Stati hannovoltato le spalle alla prospettiva di considerare la situazione come una crisi umanitaria da gestire, piuttosto che da risolvere, chiedendo a Israele di porre fine una volta per tutte alla sua occupazione illegale; così facendo hanno concesso ulteriore margine di manovra all’assalto a Gaza.

 

  1. Dopo l’ottobre 2023, gli Stati Uniti hanno esercitato il loro potere di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sette volte,79 mettendo sotto controllo i negoziati per il cessate il fuoco e fornendo copertura diplomatica al genocidio israeliano. Gli Stati Uniti non hanno agito da soli: astensioni, ritardi, bozze di risoluzione annacquate e una retorica semplicistica di “equilibrio” hanno rafforzato la protezione diplomatica e la narrazione politica di cui Israele aveva bisogno per continuare il genocidio. Il Regno Unito ha mantenuto l’allineamento con la posizione degli Stati Uniti fino al novembre 2024.80 Un blocco di Stati occidentali –Australia, Nuova Zelanda e Canada, a cui a volte si sono uniti Regno Unito, Germania o Paesi Bassi – e paro talvolta pronto a fare pressione su Israele, come nel dicembre 2023, quando le loro dichiarazioni diedero impulso al cessate il fuoco. Tuttavia, l’introduzione del termine “cessate il fuoco prolungato” ha prodotto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite annacquata che ne ha ritardato l’azione.81 Nel febbraio2024, criticarono la pianificata invasione di Rafah, ma al tmpo stesso hanno ritirato i finanziamenti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso alle Risorse Umane (UNRWA).82 Tale diplomazia ha creato un’illusione di progresso, mentre le azioni concrete sono state ripetutamente ostacolate.83

 

  1. Le sanzioni hanno svolto una funzione Nel 2024, Australia, Canada, UE, Nuova Zelanda e Regno Unito hanno sanzionato alcuni coloni e organizzazioni estremiste,84 e nel giugno 2025, i ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sono stati sanzionati da Australia, Canada, Norvegia e Regno Unito.85 Eppure, tali azioni di fatto isolate tollerano il sistema statale e le strutture israeliane nel loro complesso.

 

  1. Gli Stati arabi e musulmani sostengono da tempo la causa palestinese. Tre vertici congiunti arabo-islamici86 e diverse riunioni straordinarie sulla Palestina87 hanno generato alcuni sforzi collettivi, tra cui il Piano arabo88. Tuttavia,queste azioni non sono state decisivo, anche nel contesto dell’aggressione israeliana contro sei Stati arabi, a dimostrazione della complessita della geopolitica regionale. La normalizzazione attraverso gli Accordi di Abramo, mediati dagli Stati Uniti, ha anche modificato gli incentivi Fonti pubbliche riportano che Stati influenti nellaregione hanno facilitato le rotte terrestri verso Israele, aggirando il Mar Rosso.89 Mentre Qatar ed Egitto cercavano di mediare accordi di cessate il fuoco, il Qatar ospita la piu grande base militare statunitense nella regione e l’Egitto ha mantenuto significative relazioni economiche e di sicurezza con Israele, 90 tra cui la cooperazione energetica91 e la chiusura del valico di Rafah.92

 

  1. Alcuni Stati non occidentali si sono rivolti alle Corti internazionali per l’accertamento delle responsabilita e per fare pressione su Israele affinche cessasse le sue azioni. Mentre solo 13 Stati hanno sostenuto il Sudafrica dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, la maggior parte degli Stati occidentali ha costantemente negato il genocidio.93 Nessuno si e schierato con il Nicaragua contro la Germania dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, ne ha invocato leggi nazionali contro societa o individui complici. Solo sette hanno deferito la situazione alla Corte Internazionale di Giustizia,94 molti hanno cercato di indebolirne i mandati di arresto,95 e almeno 37 Stati non hanno assunto posizioni vincolanti o sono stati critici, segnalando l’intenzione di eludere gli obblighi di arresto.96 Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni per paralizzare la Corte;97 il Regno Unito ha minacciato di ritirare i propri finanziamenti,98 mentre il Primo Ministro Netanyahu ha viaggiato liberamente nello spazio aereo europeo,99 visitando persino l’Ungheria, che si e ritirata dalla Corte nell’aprile 2025.100

 

  1. Israele è stato protetto dal rispondere delle proprie responsabilità nei tribunali e nei forum globali, con istituzioni che hanno impedito la sua meritata espulsione sia dagli eventi sportivi (ad esempio, Olimpiadi di Parigi, qualificazioni alla Coppa del Mondo FIFA, FIBA, Coppa Davis) che da quelli culturali (Eurovision, Biennale di Venezia).101

 

  1. La sentenza rivoluzionaria della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalita dell’occupazione non ha ancora prodotto cambiamenti. Il 18 settembre 2024, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione ES-10/24, riaffermando la natura vincolante degli obblighi giuridici della Corte102 e formulando una tabella di marciaper porre fine all’occupazione entro il 17 settembre 2025 attraverso misure diplomatiche, economiche e legali che gli Stati devono ancora attuare.

 

  1. La conferenza franco-saudita per la soluzione dei due Stati del settembre 2025 ha portato dieci nuovi Stati a riconoscere lo Stato di Palestina.103 Sebbene si tratti di un passo importante, questi riconoscimenti tardivi sono rimaste finora simbolici, senza alcun effetto tangibile nell’affrontare il genocidio in corso. Nel complesso, dall’ottobre 2023 20 nuovi Stati hanno dichiarato il riconoscimenti dello Stato di Palestina, ma con condizioni restrittive (ad esempio, riguardanti la governance, l’integrita territoriale, l’indipendenza politica e la smilitarizzazione) incompatibili con l’essenza stessa dell’autodeterminazione,104 riproducendo di fatto forme di tutela coloniale.

 

  1. Dall’ottobre 2023, solo Belize, Bolivia, Colombia e Nicaragua hanno sospeso le relazioni diplomatiche con Israele, e solo sei Stati – Bahrein, Ciad, Cile, Honduras, Giordania, Turchia e Sudafrica – hanno declassato le loro relazioni con Israele105.

 

  1. Lo sforzo piu notevole e venuto dall’iniziativa del Gruppo dell’Aja lanciata nel gennaio 2025.106 Guidati da Colombia e Sudafrica, 13 Stati della maggioranza globale si sono impegnati ad applicare sei misure concrete contro Israele.107 Altri ventuno Stati hanno partecipato alla terza riunione del Gruppo a New York a margine dell’80a sessione dell’Assemblea generale.108 Nonostante gli sforzi di alcuni dei suoi membri,109 Israele detiene ancora le sue credenziali ONU.

 

  1. Il 30 settembre 2025, molti Stati, tra cui Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, hanno approvato il “Piano Trump”,110 nonostante il suo silenzio sulla fine dell’occupazione, sulla garanzia di responsabilita, sulla fornitura di giustizia di transizione; e nonostante l’imposizione di un meccanismo temporaneo di governo straniero imperiale per Gaza che mina ulteriormente, anziche realizzare, l’autodeterminazione palestinese.111

 

B.  Legami militari: fornire i mezzi di distruzione

 

  1. Sebbene le risoluzioni delle Nazioni Unite abbiano richiesto l’embargo sulle armi nei confronti di Israele sin dal 1976,112 molti Stati hanno continuato a fornirgli supporto militare e trasferimenti di armi. Israele dipende in modo sproporzionato dalle importazioni di armi, con una quota del loro commercio totale piu del doppio della media OCSE e oltre quattro volte superiore a quella degli Stati Uniti.113 Questa fornitura internazionale e continuata, nonostante l’aumento delle prove di genocidio;114 fra i maggiori fornitori vi sono Stati Uniti, Germania e Italia.115 Soltanto alcuni Stati occidentali, in particolare Spagna116 e Slovenia, hanno annullato i contratti e imposto embarghi.117

 

  1. Gli Stati Uniti hanno sostenuto finanziariamente e militarmente Israele sin dalla sua creazione.118 Dopo la guerra del 1967, Israele e diventato il principale beneficiario dei finanziamenti militari esteri (FMF) degli Stati Uniti.119 La partnership strategica di 60 anni tra Stati Uniti e Israele e stata sostenuta da un impegno legislativo nei confronti del “vantaggio militare qualitativo” israeliano,120 quasi 30 anni di accordi che garantiscono la cooperazione militare tra Israele e Stati Uniti,121 una fornitura costante di aiuti militari ed economici a Israele122 e un accesso preferenziale alle vendite militari statunitensi.123 Il terzo memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Israele, in vigore fino al 2028, garantisce 3,3 miliardi di dollari all’anno in FMF piu 500 milioni di dollari all’anno per la difesa missilistica.124 Gli Stati Uniti hanno fornito armi a Israele attraverso vendite militari – gli Stati Uniti rappresentano due terzi delle importazioni annuali di armi israeliane125 – e attraverso l’accesso alle scorte di armi statunitensi (WRSA-I) in Israele. 126 Israele haanche un permesso speciale per utilizzare FMF per acquistare armi di fabbricazione 127 Nel frattempo, l’acquisto da parte di Israele di aerei da combattimento F-15, F-16 e F-35128 e munizioni129 e supportato dall’accesso ai fondi di approvvigionamento per le filiali israeliane negli Stati Uniti.130

 

  1. Il sostegno politico, diplomatico, militare e strategico degli Stati Uniti a Israele e aumentato dopo il 7 ottobre 2023. Alti politici e funzionari militari statunitensi hanno intrapreso viaggi senza precedenti in Israele, anche per discussioni operative sulla condotta militare israeliana a Gaza.131 Il 20 ottobre 2023, l’amministrazione Biden ha annunciato cheavrebbe richiesto ulteriori 14,3 miliardi di dollari per Israele.132 Nell’aprile 2024, questa richiesta e stata approvata dal Congresso come un pacchetto da 26,4 miliardi di dollari per la difesa israeliana133 proprio mentre Israele minacciava l’invasione di Rafah, che in precedenza il presidente Biden aveva dichiarato (ma successivamente negato) essere una “linea rossa”.134 Israele e stato successivamente esentato dal congelamento degli aiuti militari da parte dell’amministrazione Trump.135

 

  1. Dall’ottobre 2023 gli Stati Uniti hanno effettuato 742 spedizioni di “armi e munizioni” (codice HS 93)136, e approvato decine di miliardi di nuove vendite.137 Le amministrazioni Biden e Trump hanno ridotto la trasparenza,138accelerato i trasferimenti attraverso ripetute approvazioni di emergenza,139 facilitato l’accesso israeliano alle scorte di armi statunitensi detenute all’estero140 e autorizzato centinaia di vendite appena al di sotto della quantita che richiede l’approvazione del Congresso.141 Gli Stati Uniti hanno schierato aerei militari,142 forze speciali143 e droni di sorveglianza144 in Israele, con la sorveglianza statunitense presumibilmente utilizzata per prendere di mira Hamas, anche nel primo raid all’ospedale di Al Shifa.145

 

  1. Secondo fonti di stampa, entro settembre 2024, gli Stati Uniti avrebbero fornito 000 proiettili di artiglieria,14636.000 proiettili di munizioni per cannone, 20.000 fucili M4A1, 13.981 missili anticarro e 8.700 bombe MK-82 da 500 libbre.147 Entro aprile 2025, Israele aveva 751 vendite attive per un valore di 39,2 miliardi di dollari.148 Sia l’amministrazione Biden che quella Trump hanno consentito questo flusso costante di armi, fatta eccezione per una breve pausa nella consegna di bombe da 500 libbre e 2000 libbre alla vigilia dell’attacco israeliano a Rafah nel maggio 2024, che e durata fino a luglio 2024 per le bombe da 500 libbre149 e fino a gennaio 2025 per le bombe da 2000 libbre.150

 

  1. La Germania e stata il secondo maggiore esportatore di armi verso Israele nel corso del genocidio,151 con forniture che spaziavano dalle fregate ai siluri.152 I leader tedeschi hanno giustificato questo sostegno sulla base dei suoi percepiti obblighi post-Olocausto nei confronti di Israele.153 Oltre a sospendere le valutazioni etiche e legali dell’occupazione israeliana,154 da ottobre 2023 a luglio 2025 la Germania ha rilasciato licenze di esportazione individuali per un valore di489 milioni di euro155 – il 15% di tutte le licenze concesse a Israele in 22 anni;156 questo non include le armi trasferite in base a licenze collettive o su base governativa.157 Sebbene il cancelliere Merz abbia temporaneamente sospeso lefuture approvazioni per le esportazioni nell’agosto 2025, un mese dopo sono state approvate esportazioni per 2,46 milioni di euro.158

 

  1. Anche il Regno Unito ha svolto un ruolo chiave nella collaborazione militare con Israele,159 nonostante l’opposizione interna.160 Dalle sue basi a Cipro, il Regno Unito ha attivato una cruciale linea di rifornimento degli Stati Uniti verso Tel Aviv161 e ha effettuato oltre 600 missioni di sorveglianza su Gaza nel corso del genocidio,162 condividendo informazioni con Israele.163 Il numero e la durata dei voli, spesso coincidenti con le principali operazioni israeliane, 164 suggeriscono una conoscenza dettagliata e una cooperazione nella distruzione di Gaza, che si estende oltre il “salvataggio degli ostaggi”.165

 

  1. Altri Stati hanno fornito parti, componenti e armi a Israele attraverso un sistema poco trasparente che ne oscura i trasferimenti, compresi quelli “dual-use” e quelli indiretti. Tra ottobre 2023 e ottobre 2025, 26 Stati hanno inviato almeno 10 spedizioni di “armi e munizioni” (codice SA 93) a Israele166; le piu assidue fra queste sono state Cina (inclusa Taiwan), India, Italia, Austria, Spagna, Repubblica Ceca, Romania e Piu difficili da tracciare sono aereimilitari, veicoli

 

terrestri, droni, cani167 e articoli dual-use, come i circuiti integrati.

  1. Gli Stati effettuano anche trasferimenti indiretti, fornendo componenti per le armi utilizzate da Israele. Il programma del caccia Stealth F-35, fondamentale per l’attacco militare israeliano a Gaza, coinvolge 19 Stati – Australia, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Corea del Sud, Romania, Singapore, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti – che forniscono componenti e parti a Israele. Diciassette di questi Stati hanno ratificato il Trattato sul commercio delle armi. Nonostante il contenzioso nei Paesi Bassi,168 in Canada,169 Australia,170 Danimarca171 e Regno Unito172 – tutti questi hanno difeso i propri ruoli, e alcuni hanno annullato le esportazioni dirette173 – gli Stati continuano a trasferire parti dell’F-35,174 ampiamente utilizzate nella distruzione genocida di Gaza.

 

  1. Gli Stati spesso utilizzano due argomenti per giustificare il commercio di armi con Israele: tali armi sono definite “difensive”175 o “non letali”.176 Il Trattato sul commercio di armi non riconosce nessuna delle due distinzioni: richiedeinvece una valutazione integrale di come tutte le armi, parti e componenti saranno utilizzate in ultima analisi. Poiche l’occupazione del territorio palestinese e un uso illegale e continuo della forza in violazione della Carta delle Nazioni Unite, nulla di cio che Israele fa in quei luoghi puo essere inteso come di natura “difensiva”.177

 

  1. Gli Stati hanno continuato a concedere licenze di esportazione di armi a Israele, a rivedere e a trattenereparzialmente le licenze pur avendo ammesso l’esistenza di problemi (ad esempio Regno Unito,178 Canada179Australia180) e hanno permesso il trasferimento di armi attraverso i propri porti e aeroporti (ad esempio Italia,181 Paesi Bassi,182 Irlanda,183 Francia,184 Marocco185). L’Italia, terzo maggiore esportatore verso Israele nel periodo 2020-2024, ha affermato di rispettare gli obblighi legali di cessare tali esportazioni, pur continuando gli accordi esistenti186 e adottando un approccio non interventista al transito.187 Queste azioni, nonostante i chiari obblighi e le crescenti preoccupazioni, indicano l’intento di facilitare i crimini israeliani.

 

  1. Gli Stati sostengono inoltre l’esercito israeliano attraverso partnership militari e manovre di difesa congiunte. Dal 2015, l’Aeronautica Militare israeliana ha partecipato all’esercitazione INIOCHOS, insieme a Grecia, Stati Uniti, Italia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Francia, Spagna, Montenegro, India, Slovenia e Polonia.188 Nel 2024-2025, Israele hapartecipato con 27 nazioni alla piu grande esercitazione globale, guidata da AFRICOM (US Africa Command) e dalle Forze Armate Reali Marocchine.189 I soldati israeliani sono addestrati presso il Royal College of Defence Studies del Regno Unito.190

 

  1. Inoltre, migliaia di cittadini provenienti da Stati Uniti, Russia, Francia, Ucraina e Regno Unito, tra gli altri, hanno prestato servizio nell’esercito israeliano dall’ottobre 2023. Pochi sono stati indagati e nessuno e stato processato per crimini commessi a Gaza.191

 

  1. Gli Stati terzi continuano inoltre ad acquistare armi e tecnologia militare da Israele. Oltre a rappresentare una componente fondamentale della sua economia (nel 2024 le esportazioni di armi rappresentavano il 23% delle esportazioni israeliane,192 la seconda piu alta quota mondiale193), queste esportazioni rafforzano anche la capacita di produzione di armi israeliana.
  2. Un peculiare punto di forza della tecnologia militare israeliana e che essa viene testata sui palestinesi sotto occupazione e nelle attivita militari correlate.194 Il genocidio in corso ha permesso a Israele di ampliare la gamma diarmi e sistemi di sorveglianza testati sulla popolazione di 195 Di conseguenza, il valore delle esportazioni di armi e aumentato del 18% durante il genocidio, 196 con le esportazioni verso l’UE piu che raddoppiate e che rappresentano il 54% delle esportazioni militari israeliane nel 2024. Altre destinazioni significative includono l’Asia e il Pacifico (23%) e i paesi arabi nell’ambito degli Accordi di Abramo (12%).197

 

C.  La trasformazione degli aiuti in armi: creare condizioni di vita che favoriscono il genocidio

  1. Alcuni Stati terzi hanno contribuito al degrado delle condizioni di vita della popolazione di Gaza, anche attraverso la loro stessa partecipazione alla fornitura di aiuti.

 

  1. Gia prima del 7 ottobre, il blocco illegale di Gaza imposto da Israele ed Egitto – con severe restrizioni alla circolazione delle merci, anche per quanto riguarda l’apporto calorico calcolato198 – aveva reso l’80% della popolazione dipendente dagli aiuti, con 1,1 milioni che facevano affidamento sull’UNRWA per cibo e servizi di base.199 Questa agenzia e il fondamento del sostegno economico, sociale e umanitario ai palestinesi, in particolare a Gaza: il suo radicamento nella popolazione locale gli ha permesso di gestire piu di 400 siti per la distribuzione di aiuti nel corso del genocidio.200

 

  1. Dall’ottobre 2023, Israele ha trasformato le restrizioni esistenti in un blocco 201 Da ottobre 2023 a gennaio 2025, gli aiuti sono stati limitati a una media di 107 camion al giorno – meno di un terzo dei livelli precedenti al 2023.202 Nel marzo 2025, Israele ha ulteriormente rafforzato il suo assedio.203 Nell’agosto 2025, e stata dichiarato la carestia a Gaza secondo la Integrated Food Security Phase Classification, e almeno 461 persone sono morte per cause legate alla malnutrizione.204

 

  1. In violazione dei suoi obblighi di garantire mezzi adeguati di sopravvivenza205 – come ribadito dalla Corte internazionale di giustizia206 – la campagna genocida di Israele ha deliberatamente cercato di distruggere il sistema umanitario che sostiene la popolazione occupata.207 Lo ha fatto attraverso: (i) bombardamenti diretti sui magazzini dell’UNRWA,208 sui siti di distribuzione alimentare,209 sulle scuole210 e sulle cliniche,211 uccidendo piu di 370 membri del personale;212 (ii) campagne diffamatorie contro l’UNRWA,213 e (iii) promuovendo agenzie pseudo-umanitarie adhoc.214

 

  1. Quando Israele ha affermato, senza prove, che il personale dell’UNRWA era coinvolto negli eventi del 7 ottobre,21518 Stati hanno sospeso immediatamente i finanziamenti,216 avallando acriticamente la versione israeliana. Nonostante le indagini non abbiano fornito prove in favore dell’accusa, il personale inquisito e stato licenziato217 e la maggior parte dei donatori ha ripreso a contribuire all’UNRWA dopo mesi. Gli Stati Uniti, il suo principale finanziatore, hanno approvato una legge per vietare i propri finanziamenti.218 Quando la Knesset israeliana ha adottato la misura senza precedenti di mettere al bando le operazioni dell’UNRWA entro il 30 gennaio 2025,219 solo alcuni Stati sono intervenuti chiedendo un parere consultivo alla Corte Internazionale di 220

 

  1. Il brutale attacco al sistema delle Nazioni Unite e stato completato dal tentativo di sostituirlo con un meccanismo di aiuti controllato da Israele e Stati Uniti.221 La Gaza Humanitarian Foundation (GHF) – concepita gia nel dicembre 2023,222 con il sostegno e i finanziamenti degli Stati Uniti – ha utilizzato la distribuzione di aiuti, attraverso siti gestiti dai militari e dotati di mercenari statunitensi,223 per facilitare lo sfollamento forzato dei palestinesi verso l’Egitto.224 Cioe sembrato anticipare il cosiddetto piano “Gaza Riviera”, che dovrebbe portare allo sfollamento forzato dei palestinesi.225
  2. Da marzo 2025 in poi,226 nel mezzo della carestia totale indotta dall’assedio e della distruzione di 23 siti dell’UNRWA in quattro mesi,227 100 civili disarmati sono stati uccisi e centinaia di migliaia sono rimasti feriti dalle forze israeliane e dai contractor statunitensi presso il GHF.228 Nonostante cio, il GHF e stato sciolto solo dopo il “piano di pace” del presidente Trump.229

 

  1. Invece di opporsi a questa catastrofe umanitaria provocata dall’uomo, Belgio,230 Canada,231 Danimarca,232 Giordania233 e Regno Unito234 fra gli altri, hanno paracadutato aiuti a Gaza – una risposta costosa, inadeguata e235 Pur sostenendo di intervenire per alleviare la carenza di cibo, cio non ha fatto altro che trarre in inganno l’opinione pubblica internazionale, mentre la carestia peggiorava. Le missioni di aiuti navali a Gaza e i tentativi dei gruppi della societa civile di rompere l’assedio sono stati intercettati illegalmente da Israele in acque internazionali, nelsilenzio e nell’inazione degli Stati terzi.236

 

  1. In diversi momenti cruciali, invece di rispettare i propri obblighi giuridici, gli Stati terzi hanno contribuito al deterioramento delle condizioni di vita, rendendosi responsabili dell’impatto devastante causato alla popolazione civile in condizioni di estremo bisogno.237

 

D.  Relazioni economiche e commerciali: il carburante e i profitti del genocidio

 

  1. Israele dipende fortemente dal commercio internazionale e dalla cooperazione economica. Mantenere normali relazioni commerciali nonostante l’illegalita della sua occupazione e le sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario – ora degenerate in genocidio – legittima e sostiene il regime di apartheid israeliano. Nel 2024, il commercio internazionale di beni e servizi era pari al 54% del PIL israeliano (in calo rispetto al 61% del 2022).238 L’UE, il suo principale partner commerciale, ha fornito quasi un terzo del commercio totale negli ultimi due 239

 

  1. Le importazioni, oltre alle armi, sono vitali per garantire i beni necessari a sostenere l’occupazione illegale e altre politiche e pratiche illecite israeliane.240 Molte importazioni israeliane sono beni dual-use, che possono essere utilizzati nella produzione sia di prodotti civili che militari. Nel 2024, questi beni rappresentavano il 31% delle importazioni di merci israeliane dall’Unione 241

 

  1. Le esportazioni hanno fruttato a Israele 474 miliardi di dollari nel periodo 2022-2024,242 alimentando l’economia e le casse pubbliche e rafforzando la sua capacita di produzione di armi attraverso l’esportazione di prodotti a duplice uso. Nel 2023, i circuiti integrati sono diventati la principale voce di esportazione di Israele, rappresentando il 16% delle esportazioni di merci israeliane (10 miliardi di dollari).243 Spesso commercializzati come tecnologie civili,244 questi elementi dual-use sono essenziali per i sistemi militari israeliani che sorvegliano, controllano e uccidono i palestinesi, rafforzando una simbiosi economica tra militari e civili e il ruolo di Israele nella corsa globale agli armamenti tecnologici.245 Munizioni guidate di precisione, droni e sistemi di difesa missilistica si basano tutti su tali circuiti specializzati per la navigazione, il radar e il

 

  1. Il commercio israeliano e rafforzato da almeno 45 accordi di cooperazione economica, tra cui con l’UE, gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti (che attuano gli Accordi di Abramo). Questi accordi eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie per i beni e i servizi dual-use e per la difesa, spesso omettendo di distinguere i rapporti con i Territori Palestinesi Occupati (TPO), riconoscendo implicitamente l’autorita israeliana sui coloni illegali, sulle loro attivita e sui territori annessi.
  2. La cooperazione economica si estende anche oltre il commercio. Dal 2014, il Programma quadro per la ricerca e l’innovazione della Commissione europea (dal 2021, Horizon Europe) ha erogato 2,1 miliardi di euro in sovvenzioni a enti israeliani nei settori della scienza, della tecnologia e dell’innovazione,246 molti dei quali per lo sviluppo di tecnologie dual-use e militari.247 Il Consiglio europeo per l’innovazione del programma ha inoltre finanziato 34 aziende israeliane con 550 milioni di euro di capitale e finanziamenti misti dal 2021, rendendo Israele uno dei maggiori beneficiari pro capite.248

 

  1. Dal 1981, la European Investment Bank ha finanziato enti israeliane con 2,7 miliardi di euro249, di cui 760 milioni di euro in prestiti alla Banca Leumi250, elencati nel database dell’OHCHR.251 Altri accordi includono il BIRD USA-Israele e il BSF USA-Israele, l’accordo tra la Israeli Foreign Trade Risks Insurance Corporation e l’UAE Etihad Credit Insurance e il China-Israel Innovation

 

  1. Gli Stati hanno ampiamente evitato di agire per adempiere ai propri obblighi legali. Nessun accordo commerciale o economico firmato dal 1967 e stato sospeso. Solo pochi Stati hanno ridotto gli scambi commerciali nel contesto del genocidio in corso, in particolare la Turchia, che ha annunciato la sospensione degli tutti gli scambi commerciali con Israele a maggio 2024, 252 con conseguente riduzione del 64% delle importazioni di origine turca e cessazione quasi totale delle esportazioni tra gennaio e agosto 2025,253 sebbene alcuni scambi commerciali siano proseguiti indirettamente.254 Nel frattempo, altri paesi hanno aumentato i loro scambi commerciali con Israele durante il genocidio, tra cui Germania (+836 milioni di dollari), Polonia (+237 milioni di dollari), Grecia (+186 milioni di dollari), Italia (+117 milioni di dollari), Danimarca (+99 milioni di dollari), Francia (+75 milioni di dollari) e Serbia (+56 milioni di dollari), così come paesi arabi, tra cui Emirati Arabi Uniti (+237 milioni di dollari), Egitto (+199 milioni di dollari), Giordania (+41 milioni di dollari) e Marocco (+6 milioni di dollari). Cio ha contrastato il calo degli scambi commerciali che Israele avrebbe altrimenti potuto affrontare (-6%).255

 

  1. L’obbligo degli Stati terzi di agire contro le violazioni del diritto internazionale e spesso incorporato nei trattati. Ad esempio, l’accordo di libero scambio Turchia-Israele del 1996 subordina la cooperazione al rispetto dell’ordine pubblico, della moralita, della pace e della sicurezza internazionale.256 Analogamente, l’accordo di associazione UE-Israele fa dei diritti umani e dei principi democratici una “clausola essenziale”.257 Tuttavia, questi principi rimangono inadempiuti. Un documento interno dell’UE del 2024, trapelato nell’agosto 2025, mostra come l’UE fosse determinata a preservare lo status quo nonostante le prove di violazioni israeliane dei termini dell’accordo di fronte all’occupazione illegale e al genocidio.258 La proposta della Commissione europea di annullare le priorita commerciali fondamentali sul 37% delle esportazioni israeliane verso l’UE e ancora in attesa di approvazione.259

 

  1. Oltre alla sospensione dell’accordo commerciale con Israele, gli Stati devono anche sospendere tutti gli scambi commerciali con Israele di prodotti dual-use, come ha fatto l’UE con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.260 Nel caso dell’UE, cio ha rappresentato il 38% di tutto il commercio UE- Israele (17,5 miliardi di dollari USA) nel 2024, in basealla definizione di dual-use dell’UE.261 Il piu grande commercio di prodotti dual-use riguarda i circuiti integrati con l’Irlanda, che sono aumentati da 2,2 miliardi di dollari USA nel 2022 a 3,2 miliardi di dollari USA nel 2024.262

 

  1. Il commercio energetico e stato spesso soggetto a embarghi volti a far sì che i paesi si adeguassero ai loro obblighi legali internazionali: ad esempio il Sudafrica dell’apartheid263 e, attualmente, Russia264 e Iran.265 Nel caso di Israele, ha agito in tal senso solo la Colombia, che ha vietato le esportazioni di carbone verso Israele nel 2024.266 Russia e Stati Uniti erano i principali fornitori di prodotti combustibili raffinati a Israele, mentre Azerbaigian, Kazakistan, Brasile e Sudafrica hanno continuato a fornire a Israele materie prime essenziali.267 Paesi come il Marocco,268 Italia,269 Francia270 e Turchia271 hanno continuato a fornire porti chiave per diversi prodotti, fra cui petrolio e gas.272 Unione Europea ed Egitto hanno continuato a importare gas da Israele attraverso il gasdotto del Mediterraneo orientale, che attraversa illegalmente il mare adiacente alla Striscia di Gaza, violando i diritti sovrani palestinesi.273 Nell’agosto 2025, mentre la fame attanagliava Gaza, l’Egitto ha ampliato la sua partnership con Israele attraverso un accordo sul gas naturale da 35 miliardi di dollari, il piu grande accordo di esportazione nella storia di Israele.274

 

  1. Il commercio e la fornitura di materiali e armi a Israele dipendono dalle infrastrutture di trasporto di Stati terzi. Fra i porti che hanno facilitato il trasbordo verso Israele di componenti dell’F-35,275 armi, carburante per aerei, petrolio276e/o altri materiali figurano Turchia,277 Francia,278 Italia,279 Belgio,280 Paesi Bassi,281 Grecia,282 Marocco283 e Stati Uniti.284 Anche gli aeroporti in Irlanda,285 Belgio286 e Stati Uniti287 supportano i trasporti di merci. Molti porti facilitano anche le esportazioni di gas israeliano, anche attraverso l’oleodotto EMG verso l’Egitto.288 I lavoratori portuali in diversi paesi hanno bloccato il commercio illecito in Francia,289 Belgio,290 Italia,291 Marocco,292 Svezia,293 Spagna,294 Gibilterra,295 Cipro,296 Malta,297 Grecia,298 Creta299 e Stati Uniti.300 In risposta, navi e aerei spesso disattivano i transponder per nascondere le rotte: alcuni porti (ad esempio, in Marocco)301 hanno deviato le spedizioni e alcune consegne passano attraverso commercianti di Stati terzi.302 Belgio,303 Spagna304 e altri hanno lavorato per facilitare questo transito.

 

V.  Conclusione

 

  1. Il genocidio di Gaza non e stato commesso da un solo Stato, ma come parte di un sistema di complicita globale. Invece di garantire che Israele rispetti i diritti umani fondamentali e l’autodeterminazione del popolo palestinese, potenti Stati terzi – perpetuando pratiche coloniali e razziste-capitaliste che avrebbero dovuto essere da tempo relegate alla storia – hanno permesso che pratiche violente diventassero una realta Anche quando la violenza genocida e diventata evidente, gli Stati, per lo piu occidentali, hanno fornito, e continuano a fornire, a Israele sostegno militare,diplomatico, economico e ideologico, anche se Israele ha utilizzato come arma la carestia e gli aiuti umanitari. Gli orrori degli ultimi due anni non sono un’aberrazione, ma il culmine di una lunga storia di complicita.

 

  1. Gli atti, le omissioni e i discorsi di Stati terzi a sostegno di uno Stato di apartheid genocida sono tali che essi potrebbero e dovrebbero essere ritenuti responsabili per favoreggiamento, assistenza o partecipazione congiunta ad atti illeciti a livello internazionale, in un contesto di sistematiche violazioni di norme imperative ed erga omnes. In questomomento critico, e imperativo che gli Stati terzi sospendano e rivedano immediatamente tutte le relazioni militari,diplomatiche ed economiche con Israele, poiche qualsiasi impegno di questo tipo potrebbe rappresentare un mezzo per favorire, assistere, partecipare direttamente ad atti illeciti, inclusi crimini di guerra, crimini contro l’umanita e

 

  1. Molti Stati terzi hanno operato con la stessa impunita che hanno concesso a Israele. Il loro disprezzo per il diritto internazionale mina le fondamenta dell’ordine multilaterale faticosamente costruito in otto decenni da Stati e popoli all’interno delle Nazioni Unite. Cio rimarra nella storia come un’offesa non solo alla giustizia, ma all’idea stessa della nostra comune umanita. Mentre la giustizia deve comportare processi penali – sia presso tribunali internazionali che nazionali – la responsabilita si estende oltre i procedimenti penali e deve includere riparazioni: restituzione, indennizzo, riabilitazione, soddisfazione e garanzie di non ripetizione, da parte di Israele e degli Stati terzi che hanno sostenuto i suoi crimini. Le strutture di potere che hanno reso possibili questi crimini efferati devono essere smantellate, e il sistemagiudiziario internazionale indica la strada per

 

  1. Il mondo osserva Gaza e l’intera Palestina. Gli Stati devono assumersi le proprie responsabilita. Solo rispettando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, così sfacciatamente violato dal genocidio in corso, si possono smantellare le persistenti strutture coercitive globali. Nessuno Stato puo affermare in modo credibile di aderire al diritto internazionale mentre arma, sostiene o protegge un regime genocida. Ogni sostegno militare e politico deve essere sospeso; la diplomazia dovrebbe servire a prevenire i crimini piuttosto che a giustificarli. La complicita nel genocidio deve

 

VI.  Raccomandazioni

  1. Ricordando le sue precedenti raccomandazioni, la Relatrice speciale ricorda a tutti gli Stati il loro obbligo giuridico di non partecipare o non essere complici delle violazioni israeliane e di prevenire e affrontare invece le gravi violazioni del diritto internazionale, in particolare come stabilito nella Carta delle Nazioni Unite e nella Convenzione sul genocidio.

  1. Data la persistente emergenza non affrontata dagli attuali colloqui e piani di “pace”, il Relatore speciale esorta gli Stati a non causare ulteriori danni al popolo palestinese e a:

  • Esercitare pressioni per un cessate il fuoco completo e permanente e per il ritiro completo delle truppe israeliane;
  • adottare misure immediate per porre fine all’assedio di Gaza, tra cui l’invio di convogli navali e terrestri per garantire un accesso umanitario sicuro e alloggi mobili prima dell’inverno;
  • Sostenere la riapertura dell’aeroporto internazionale e del porto di Gaza per facilitare la consegna degli aiuti.

  1. Oltre all’emergenza, gli Stati devono riconoscere l’autodeterminazione e la giustizia palestinesi come essenziali per una pace e una sicurezza durature e, pertanto:

  • Sospendere tutte le relazioni militari, commerciali e diplomatiche con Israele;
  • Indagare e perseguire tutti i funzionari, le aziende e gli individui coinvolti o che facilitano il genocidio, l’incitamento al genocidio, i crimini contro l’umanita e i crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario;
  • Riparazioni garantite, compresa la ricostruzione completa e la restituzione;
  • Cooperare pienamente con la Corte penale internazionale e con la Corte internazionale di giustizia;
  • Riaffermare e rafforzare il sostegno all’UNRWA e al sistema delle Nazioni Unite nel suo complesso;
  • Sospendere Israele dalle Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 6 delle Nazioni Unite Carta;
  • Agire secondo la strategia “Uniti per la pace”, in linea con la risoluzione 377(V) dell’Assemblea generale, per garantire che Israele smantelli la sua occupazione.

  1. Il Relatore speciale esorta inoltre i sindacati, gli avvocati, la societa civile e i cittadini comuni a monitorare le azioni degli Stati in risposta a queste raccomandazioni e a continuare a fare pressione sulle istituzioni, sui governi e sulle aziende affinche adottino boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni, fino alla fine dell’occupazione illegale israeliana e dei crimini correlati.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.

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