Israele non vuole che si parli di genocidio a Gaza perché altrmenti scattano automaticamente delle misure fissate dalla Corte Internazionale come “l’impossibilità di una cooperazione politica, economica e militare con il Paese”, Elena Basile

“Il termine genocidio non è solo una discussione accademica”, spiega Elena Basile. “Innanzitutto, mostra il rispetto per l’unico organo legislativo delle Nazioni Unite: la Corte Internazionale di Giustizia, che — è vero — non ha condannato Israele, ma ha chiesto a Israele di riferire sulle misure che avrebbe adottato per impedire il genocidio. Quindi l’ha considerato plausibile. Perché è importante parlare di genocidio? Perché scattano automaticamente delle misure. Delle misure, per esempio, come l’impossibilità di una cooperazione politica, economica e militare con Israele.

Sono delle norme internazionali. E purtroppo, da molto tempo, l’Occidente utilizza il diritto internazionale à la carte, e questo ci dimostra questa perdita di autorevolezza morale che ormai noi abbiamo nel mondo.

A Gaza, noi stiamo praticamente vedendo i risultati. Non solo. Purtroppo — questa è la mia analisi pessimista — perché il problema non è solo Netanyahu. Il problema è una politica occidentale che ha visto in Israele una pedina atlantica per un disegno espansionistico. La questione palestinese, praticamente dal 2000 in poi, è stata abbandonata e questo ha portato alla nascita di Hamas,
un movimento terroristico ma per la liberazione di un popolo sotto occupazione, e ha portato alla ghettizzazione di Hamas. Cioè, con Hamas noi non abbiamo mai avuto quel processo virtuoso che è riuscito a fare dell’OLP
organizzazione terroristica un attore degli accordi di Oslo. A parte il fatto che, come sappiamo, Hamas è stato finanziato anche dall’Occidente, da Israele con la complicità della CIA, in funzione antipalestinese, perché il dialogo tra Israele e Palestina — cioè il riconoscimento dello Stato palestinese, che nel 1948 le Nazioni Unite avevano deciso di creare insieme allo Stato israeliano —
ecco, questa ipotesi è stata scartata. In più, la politica occidentale, come sapete, è una politica di divisione: sunniti e sciiti, asse del male, esattamente l’opposto di quello di cui il
Medio Oriente ha bisogno. Il Medio Oriente ha bisogno — e purtroppo dobbiamo rendere merito a un’autocrazia — dobbiamo rendere merito ai BRICS, perché nei BRICS l’Arabia Saudita e l’Iran si sono avvicinati, sunniti e sciiti.
Soltanto il dialogo e la mediazione ci può fare uscire da parametri, dalla dialettica amico-nemico, da quelle soluzioni a somma zero che non rappresentano dei benefici per quel bene comune a cui noi tutti tendiamo. Allora, oggi siamo arrivati a una complicità occidentale con il genocidio”.

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