“Il diritto alla tutela della salute è al tempo stesso il più importante tra i diritti, ma anche il più fragile ed evanescente. È il più importante perché è l’unico che i Padri costituenti hanno definito “fondamentale”, ma soprattutto perché lo stato di salute e benessere condiziona l’esercizio di tutti gli altri diritti sociali e civili, oltre alla possibilità di godere delle libertà che la vita offre”, scrive la Fondazione Gimbe nell’ottavo rapporto sul servizio sanitario nazionale pubblicato ad ottobre 2025. “È però anche il più fragile perché, a differenza di altri diritti come il lavoro o l’istruzione, nessuno può esercitarlo in autonomia1. Il diritto alla tutela della salute dipende infatti dalla capacità di garantire la migliore assistenza basata sulle migliori evidenze scientifiche da parte della più grande opera pubblica mai costruita nel nostro Paese, ovvero quel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) fatto di strutture, tecnologie, modelli organizzativi e soprattutto professionisti sanitari. La fragilità di questo diritto emerge dunque quando il SSN riduce progressivamente la sua capacità di erogare servizi e prestazioni sanitarie in maniera equa, universale e accessibile e, in particolare, di prendersi cura dei pazienti cronici. Infine, il diritto alla tutela della salute è anche il più evanescente, perché la “Repubblica” dell’articolo 32 oggi si riconosce nella “lealecollaborazione” tra Governo e Regioni che, spesso si trasforma in conflitto istituzionale con compromessi al ribasso, le cui conseguenze ricadono sulle fasce più deboli della popolazione.
Ed è proprio in questa evanescenza del diritto alla tutela della salute che si dissolve anche la capacità del cittadino di orientare il proprio voto. Quando il SSN arranca, il cittadino non ha strumenti chiari per individuare le responsabilità: è il Governo che ha stanziato poche risorse? Sono le Regioni a non saper programmare l’assistenza sanitaria? O le Aziende sanitarie a non riuscire a garantire servizi e prestazioni?
Per rendere effettivo questo diritto fondamentale, il 23 dicembre 1978 il Parlamento approvò alarghissima maggioranza la legge 833, che in attuazione dell’art. 32 della Costituzione istituì il “Servizio Sanitario Nazionale”. Una scelta terminologica che andava in una direzione ben precisa: porre il SSN a servizio di ogni cittadino, senza distinzioni di reddito, luogo di residenza, condizione sociale o lavorativa. Un termine che ci ricorda che la salute non è una merce e la sua tutela è un diritto sociale.
Fu un radicale cambio di rotta: un modello di sanità pubblica ispirato da princìpi di universalismo, uguaglianza ed equità, finanziato dalla fiscalità generale, che ha consentito di raggiungere eccellenti risultati di salute e che tutto il mondo continua a guardare con ammirazione. Quel modello, per molti anni, ha garantito realmente il diritto costituzionale alla tutela della salute: ma lentamente le scelte politiche e i vincoli di finanza pubblica ne hanno eroso le basi, mettendo a rischio la più grande conquista sociale dei cittadini italiani.
Il 15 marzo 2013, in occasione del lancio della campagna “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale”, la Fondazione GIMBE aveva previsto che la perdita del SSN non sarebbe stata annunciata dal fragore improvviso di una valanga, ma si sarebbe manifestata come il lento e silenzioso scivolamento di un ghiacciaio, attraverso anni, lustri, decenni. Un processo che, lentamente ma inesorabilmente, avrebbe eroso il diritto costituzionale alla tutela della salute. Oggi, quasi tredici anni dopo, dati, narrative e sondaggi dimostrano all’unisono che il collasso del SSN ha già compromesso tale diritto per le fasce socio-economiche più deboli, per gli anzianifragili e per i residenti nel Mezzogiorno. Prima della pandemia, il tema della sostenibilità del SSN rimaneva confinato tra gli addetti ai lavori: oggi riguarda 60 milioni di persone, perché la tenuta del SSN è prossima al punto di non ritorno. I suoi princìpi fondanti sono stati traditi e la vitaquotidiana di milioni di persone, in particolare delle fasce socio-economiche più deboli, è segnata da disagi intollerabili: tempi di attesa interminabili, pronto soccorso sovraffollati, impossibilità a iscriversi ad un medico o un pediatra di famiglia vicino casa, inaccettabili diseguaglianze regionali e locali, migrazione sanitaria, aumento della spesa privata e impoverimento delle famiglie sino alla rinuncia alle cure.
Nel frattempo, altrettanto in sordina, la percezione pubblica del valore del SSN si è involuta: la salute non più come un bene da tutelare secondo il dettato costituzionale, ma come una merce da vendere e comprare. Una deriva che ha spianato inevitabilmente la strada ad una sanità regolata dal libero mercato, dove le prestazioni sono sempre più accessibili solo a chi può pagare di tascapropria o dispone di polizze assicurative. Che, in ogni caso, non saranno mai in grado di garantire neppure ai più abbienti la copertura globale offerta dal SSN.
Parallelamente, si è diffuso l’uso dell’espressione “Sistema Sanitario Nazionale” che, a prima vista, sembra solo un innocuo sinonimo. In realtà segna un’involuzione concettuale: con “sistema” si sottolinea l’insieme di ingranaggi e meccanismi organizzativi che garantiscono l’attività prestazionistica del SSN, ovvero l’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie. Obiettivo ben diverso dal “servizio”, che richiama l’idea del prendersi cura di una collettività di quasi 59 milioni di persone, sempre più anziane e con bisogni sanitari complessi, dalla prevenzione alla diagnosi, dalla cura alla riabilitazione, fino alle cure palliative. “Servizio” deriva dal latino servitium, un termine che evoca l’agire per qualcun altro, orientando lo sguardo verso i bisogni e la cura del paziente; “sistema” dal greco σύστημα, richiama gli strumenti necessari per far funzionare un’organizzazione ampia e articolata: governance, budget, bilanci, logistica, flussi informativi2 . Ma proprio perché la macchina organizzativa esiste per tutelare un diritto, èfondamentale che servizio non venga silenziosamente sostituito da sistema: il nome ufficiale deve sempre porre in primo piano il fine e non i mezzi per raggiungerlo.
Questa profonda involuzione strutturale, funzionale e concettuale del SSN è il frutto dell’inerzia di tutti i Governi degli ultimi 15 anni che hanno contribuito al progressivo sgretolamento del SSN, svalutandone i princìpi fondanti ed erodendo il diritto costituzionale alla tutela della salute, attraverso gravi azioni e omissioni:
- considerare la sanità come un costo da tagliare, anziché la priorità su cui investire per tutelare la salute delle persone e favorire la crescita economica del Paese;
- ridurre il perimetro delle tutele pubbliche per finanziare sussidi individuali, con l’obiettivo
- mai raggiunto – di mantenere il consenso politico, dimenticando che qualche decina di euro in più in busta paga non potrà mai compensare i costi di un accertamento diagnostico o una visita specialistica;
- permettere alla politica partitica (politics) di avvilupparsi in maniera indissolubile alle politiche sanitarie (policies), condizionando decisioni che spesso antepongono interessi di parte alla tutela della salute individuale e collettiva;
- assumere decisioni in contrasto con il principio dell’health in all policies, che impone di mettere la salute al centro di tutte le scelte politiche, non solo sanitarie ma anche sociali, economiche, industriali e ambientali;
- accettare compromessi con l’industria perché un’elevata domanda di servizi e prestazioni sanitarie genera occupazione o perché, viceversa, rafforzare le politiche di prevenzione riduce posti di lavoro.
Questa inerzia politica è stata giustificata per decenni da una granitica certezza: l’Italia vanta un‘aspettativa di vita tra le più alte del mondo, a fronte di una spesa pubblica “sobria”. Una certezza che oggi si è sgretolata sotto il peso di dati allarmanti. Viviamo più a lungo, ma invecchiamo sempre peggio: si riducono gli anni vissuti in buona salute, soprattutto per le donne, con pesanti ricadute economiche e sociali. E sull’altare della “sobrietà” della spesa sanitaria è stata sacrificata la motivazione del personale, con effetti difficilmente reversibili: professionisti qualificati sempre più in fuga dal SSN, giovani sempre meno attratti da alcune carriere, con la progressiva desertificazione di alcune professioni (es. infermieri) e specialità mediche (es. emergenza-urgenza). Il fiore all’occhiello del Paese si ormai avvizzito e oggi la vera emergenza del Paese è la tutela della salute secondo quei princìpi di universalità, uguaglianza ed equità che tutto il mondo ci ha sempre invidiato. Un fallimento totale delle politiche sanitarie che stanno trasformando un diritto universale in un privilegio per pochi.
Considerato che perdere il SSN non significa solo compromettere la salute delle persone, ma anche mortificarne la dignità e ridurre le loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi, è indispensabile ribadire tre incontrovertibili certezze. Primo: la sostenibilità del SSN è un problema culturale e politico, perché “il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia”3. Secondo: la perdita di un SSN pubblico, finanziato dalla fiscalità generale e fondato su princìpi di universalità, eguaglianza ed equità provocherebbe un disastro sanitario, economico esociale senza precedenti. Terzo: senza una rapida inversione di rotta, il “ghiacciaio” continuerà inesorabilmente a scivolare, trasformando un Servizio Sanitario Nazionale nato per garantire un diritto costituzionale in 21 Sistemi Sanitari Regionali regolati dalle leggi del libero mercato.
Per contrastare questo rischio, che il Paese intero deve assolutamente scongiurare, dal 2013 la Fondazione GIMBE con la campagna #SalviamoSSN è impegnata a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di difendere un SSN equo e universalistico, conquista sociale irrinunciabile da lasciare in eredità alle future generazioni (§ Appendice 1). Il presente Rapporto, sulla scia dei precedenti, si inserisce in questo percorso di sensibilizzazione politica, civica e professionale, documentando con dati e analisi indipendenti l’entità della crisi e indicando le azioni necessarie per invertire la rotta.
Perché se la Costituzione tutela il diritto alla salute di tutti, la sanità deve essere per tutti.
Note
1 Antonini L. Il diritto alla salute e la “spesa costituzionalmente necessaria”. Rec Prog Med 2023; Recenti Prog Med 2023;114:590-596. Disponibile a: www.recentiprogressi.it/archivio/4097/articoli/40940. Ultimo accesso: 30 settembre 2025.
2 De Rossi Re C. SSN. Servizio o Sistema? Perché le parole sono importanti. Sanità Informazione, 2 luglio 2025. Disponibile a:www.sanitainformazione.it/ssn-servizio-o-sistema-perche-le-parole-sono-importanti. Ultimo accesso: 30 settembre 2025.
3 Roy J. Romanow, Commissioner. Building on values: the future of health care in Canada: final report. November 2002. Disponibile a: http://publications.gc.ca/collections/Collection/CP32-85-2002E.pdf. Ultimo accesso: 30 settembre 2025.
Qui trovate il rapporto della Fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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