Il dibattito sul glifosato, uno degli erbicidi più utilizzati al mondo, continua a dividere il mondo scientifico, politico e sociale. La dichiarazione del professor Massimo Fioranelli risuona come un monito: “Non è scienza, questa è propaganda dell’industria”. Fioranelli, noto per il suo impegno in campo medico-scientifico, ha denunciato l’influenza delle grandi multinazionali nella promozione del glifosato, nonostante i rischi per la salute pubblica.
Fioranelli ha sottolineato: “Questo significa mettere a repentaglio la salute della nostra popolazione e non ci può essere nessuna visione politica nuova che non tenga conto del rischio che corre la popolazione quando l’economia, e quindi le società che gestiscono l’economia mondiale, fanno propaganda”. Una posizione forte, che chiama in causa il peso delle lobby economiche e la necessità di un approccio scientifico trasparente.
Dall’altra parte, si colloca la visione della senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e accademica di fama internazionale. Secondo la Cattaneo, non ci sarebbero evidenze scientifiche sufficienti per dichiarare il glifosato come un rischio grave: “Non ci sono prove definitive sulla cancerogenicità del glifosato. Inoltre, sostituirlo con un altro prodotto potrebbe comportare rischi analoghi. Alla fine, va bene quello che abbiamo”. Questo approccio, tuttavia, è stato definito da Fioranelli come “propaganda dell’industria”, denunciando la mancanza di una reale volontà di affrontare il problema.
“E che cosa ci dice la senatrice a vita Elena Cattaneo? Che, avanti, sì tutto sommato non ci abbiamo delle evidenze scientifiche, cosa falsa, ma poi dovremmo sostituire il glifosato con un altro tossico, alla fine va bene quello che abbiamo. Questa non è scienza, questa è propaganda dell’industria”, ribadisce il prof. Massimo Fioranelli. Questo significa mettere a repentaglio la salute della nostra popolazione e non ci può essere nessuna visione politica nuova che non tenga conto del rischio che corre la popolazione quando l’economia e quindi le società che gestiscono l’economia al mondo, che sono tre, che hanno delle grandi interessi nel mondo della salute, fanno propaganda.
Il glifosato è da molti anni oggetto di studi scientifici che hanno dato risultati discordanti. In particolare, una ricerca svolta nei ratti da un gruppo di ricercatori francesi diretti da Gilles-Eric Séralini aveva segnalato una grave cancerogenicità. La ricerca, i cui risultati furono pubblicati nel 2012 sulla rivista Food and Chemical Toxicology, aveva ottenuto molto spazio sui giornali, ma anche suscitato numerosissime critiche su diversi aspetti tecnici e, in generale, sull’affidabilità del metodo usato e dei risultati. Le lettere di critica spedite alla rivista, numerose e dettagliate, hanno in breve tempo spinto la direzione editoriale del giornale ad analizzare meglio lo studio e quindi a
prendere l’inusuale e grave decisione di ritrattare l’articolo. Lo stesso studio è stato occiamente ripresentato dagli autori per la pubblicazione su una rivista di minore prestigio e Le conclusioni estreme di questo studio restano dibattute e controverse. Ma anche le istituzioni scientifiche internazionali si sono espresse, seppure con maggiore prudenza in modo non del tutto concorde sulla potenziale pericolosità del glifosato”.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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