Ci dicono che Bovaer è la rivoluzione ecologica: un additivo per le mucche pensato per ridurre il metano. Meno rutti bovini, più applausi nei summit climatici. Ma mentre qualcuno festeggia, negli allevamenti non si brinda: perché dietro la patina verde e i premi alla sostenibilità, emergono dettagli non proprio idilliaci. Dettagli che sarebbe comodo ignorare, se non fosse che riguardano la salute degli animali e — ironia — anche quella di chi li alleva e li tocca.
Partiamo dai documenti ufficiali. L’AFFAJEG ha osservato, testuali parole, un “potenziale di iperplasia delle cellule mesenchimali e tumori benigni a dosi elevate”. Non stiamo parlando di una leggera indigestione: si parla di proliferazioni cellulari anomale e tumori. Certo, benigni. E certo, a dosi elevate. Poi rassicura: “non è cancerogeno alle dosi raccomandate”. Perfetto: basta sperare che ogni vacca, spontaneamente e con profonda disciplina climatica, rispetti scrupolosamente la dose consigliata.
L’ACAF ha aggiunto che l’additivo “può essere considerato sicuro per i consumatori”. Nota bene: per i consumatori, non per gli animali che devono ingerirlo ogni giorno. E poi la frase che taglia l’aria più di una frustata in stalla: “L’additivo deve essere considerato corrosivo per gli occhi, irritante per la pelle e potenzialmente dannoso per inalazione”. Altro che “farmaco verde”: un prodotto che corrode gli occhi e irrita la pelle. E lo devono gestire allevatori, operai agricoli, tecnici. Ma, tranquilli: è “sicuro”.
Negli Stati Uniti, la FDA ha scritto a Elanco US Inc., che commercializza Bovaer, dichiarando che “non ha dubbi al momento” sul suo effetto e che si “prevede un basso rischio per l’uomo o gli animali nelle condizioni d’uso previste”. Frasi che brillano per ottimismo… e prudenza semantica. “Al momento”. “Si prevede”. “Basso rischio”. Il linguaggio della certezza vacilla quando si parla di salute e chimica. Non è curiosa questa combinazione di entusiasmo e condizionali? Soprattutto considerando che stiamo parlando di un prodotto dato quotidianamente a esseri viventi che poi entrano nella catena alimentare?
Poi il colpo di scena: nella stessa comunicazione la FDA allega la nota che avverte della pericolosità fisica del prodotto. Ma tutto bene, tutto sotto controllo. Perché preoccuparsi se un additivo per mucche è corrosivo per gli occhi e dannoso per inalazione? È solo la sostanza che entrerà nella catena produttiva di carne e latte. Sciocchezze, che volete che sia.
Infine, un dettaglio che merita attenzione: Bovaer ha ottenuto l’approvazione FDA in meno di 12 mesi, “molto più rapidamente rispetto allo standard del settore”. In un mondo dove tutto rallenta per motivi di sicurezza, qui si accelera. Quando si parla di molecole nuove che entrano nell’alimentazione animale su larga scala, la velocità dovrebbe essere un campanello d’allarme, non un motivo di vanto.
Ridurre il metano è una priorità, ci mancherebbe. Ma trasformare le mucche in cavie chimiche e gli allevatori in operatori a contatto con sostanze corrosive per gli occhi e potenzialmente dannose se inalate, nella speranza che “non sorgano problemi”, è una strategia che ha più il sapore dell’azzardo che della scienza. Perché l’ambiente va protetto, sì. Ma lo vanno anche gli animali che lo abitano e le persone che lavorano con loro.
Se il futuro della sostenibilità è questo — tumori benigni, additivi irritanti e approvazioni lampo — forse è il caso di alzare un sopracciglio. E tenere gli occhi molto aperti. Con protezione, naturalmente: Bovaer è corrosivo.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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