Sempre più difficile uscire dall’Afganistan. La denuncia di Amnesty International

In un rapporto diffuso il 21 ottobre, Amnesty International ha denunciato le crescenti difficoltà cui vanno incontro le persone che attendono ancora di trovare un luogo sicuro dalle minacce e dalle rappresaglie dei talebani, scattate immediatamente dopo la presa del potere in Afghanistan.

“Cercare di uscire dall’Afghanistan è una corsa a ostacoli. Da quando i talebani hanno assunto il potere è quasi impossibile ottenere documenti di viaggio. Di conseguenza, molte persone in fuga dal paese non hanno altra scelta che intraprendere percorsi irregolari che danno luogo a trattamenti punitivi da parte di altri governi: invece di ricevere protezione, finiscono intrappolate in campi improvvisati nelle zone di confine o vengono arrestate per essere poi espulse” ha dichiarato Francesca Pizzutelli, direttrice del programma Diritti delle persone migranti e rifugiate di Amnesty International.

“Sollecitiamo tutti i governi a tenere aperte le frontiere alle persone che provengono dall’Afghanistan in certa di salvezza e di attuare programmi di reinsediamento per quelle più a rischio. I governi devono offrire protezione internazionale alle afgane e agli afgani che si trovano già nei loro territori, tenendo ben presente il divieto internazionale di non respingimento”, ha aggiunto Pizzutelli.

Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan hanno chiuso le frontiere a chi è privo di passaporto o di altro documento di viaggio, nonostante il rischio di subire rappresaglie da parte dei talebani in caso di rimpatrio.

Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, tra il 27 agosto e il 9 settembre l’Iran ha espulso 58.279 afgani privi di documenti, mentre le autorità dell’Uzbekistan hanno dichiarato, il 20 agosto, di aver rimpatriato 150 afgani a seguito di un accordo con i talebani.

La Turchia ha annunciato l’intenzione di estendere la lunghezza del muro al confine con l’Iran e le sue autorità continuano a dare la caccia agli afgani privi di documenti per poi espellerli.

Amnesty International ha notato con estrema preoccupazione i continui respingimenti di afgani da parte di Bulgaria, Croazia e Grecia. In Polonia sono entrate in vigore nuove norme che rendono impossibile attraversare irregolarmente la frontiera per chiedere asilo.

Un gruppo di 32 afgane e afgani si trova bloccato dal 19 agosto lungo la frontiera tra Polonia e Bielorussia, dopo un probabile respingimento effettuato dalle autorità di Varsavia verso il lato bielorusso. Queste persone, sorvegliate da personale armato lungo le due frontiere, non hanno riparo adeguato, acqua potabile, cibo o accesso alle cure mediche.

Il rapporto di Amnesty International mette inoltre in luce l’impatto delle procedure di sicurezza nei confronti delle persone in fuga dall’Afghanistan. La Germania pretende che, perché siano prese in considerazione per l’evacuazione, le persone si presentino alle autorità tedesche per controlli di sicurezza ma al momento la Germania non ha alcuna rappresentanza diplomatica a Kabul.

Gli Usa hanno reso nota l’intenzione di accogliere 95.000 persone evacuate entro la fine del settembre 2022. Destano tuttavia preoccupazione le limitazioni alla libertà di movimento cui sono sottoposte le persone attualmente trattenute nelle basi militari statunitensi e le condizioni di coloro che si trovano in paesi terzi in quanto non hanno superato i rigidissimi controlli di sicurezza necessari per l’ammissione negli Usa.

Dato che la situazione dei diritti umani in Afghanistan continua a peggiorare, è urgente che tutti gli stati adottino misure immediate per consentire l’uscita dal paese soprattutto delle attiviste, dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e degli appartenenti a minoranze etniche o religiose. Sarà necessario fornire protezione internazionale agli afgani e alle afgane già presenti nei loro territori oppure appena arrivati e sostenere gli stati della regione asiatica affinché garantiscano i diritti delle persone fuggite dall’Afghanistan e presenti nei loro territori.

“La vita di migliaia di persone che negli ultimi 20 anni si sono dedicate alla difesa e alla promozione dei diritti umani, al riconoscimento dell’uguaglianza di genere, al rispetto dello stato di diritto e delle libertà democratiche in Afghanistan è ora minacciata. Il mondo non deve abbandonare l’Afghanistan in questo momento cruciale: occorre uno sforzo unitario per portare in salvo le afgane e gli afgani in pericolo”, ha concluso Pizzutelli.

 

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