“Noi abbiamo la possibilità, bellissima possibilità, di incontrare durante la stagione invernale, fa effetto dirlo, circa 400 virus diversi, di sei famiglie differenti. Abbiamo già nominati altre volte i rinovirus, i mitici virus dell’influenza — se facciamo la vaccinazione risolviamo tutto — poi abbiamo i virus parainfluenzali, gli adenovirus, il virus respiratorio sinciziale umano A e B e qualche altro corona incoronato che non è il SARS-CoV-19. Quindi tutti questi signori li possiamo incontrare e se abbiamo una buona capacità di buttar fuori, eliminare, è più improbabile — attenzione, non ho detto che il problema lo si risolva — è più improbabile andare a finire con delle complicazioni, soprattutto a carattere broncopolmonare.
Perché quando un virus entra nelle vie respiratorie crea una reazione di tipo infiammatorio che è il catarro. Il catarro è una reazione. Il catarro è un aiuto a buttar fuori. Se il catarro staziona, poi diventa un terreno di coltura per eventuali batteri che nel frattempo ci siamo scambiati con amore con i nostri figli, con le persone che incontriamo in metropolitana o le persone che lavorano con noi. Quindi mantenere il nostro apparato respiratorio nelle migliori condizioni di funzionalità, con azioni anche — chiamerei lenitive e coccole — azioni di stimolo a buttar fuori, eccetera, beh è più improbabile che noi andiamo di fronte a situazioni che possano peggiorare.
Una delle piante officinali maggiormente interessanti nella funzionalità broncopolmonare è la drosera rotundifoglia, della quale si usa l’intera pianta fiorita. È una pianta che ha un’azione importante come antitussiva, spasmolitica e spasmolitica bronchiale, e i flavonoidi contenuti, poi sono i naftochinoni, modulano il centro della tosse e rilassano la muscolatura liscia bronchiale. Quindi la drosera è molto interessante nella tosse secca, nella tosse stizzosa, anche di tipo nervoso, oppure quando abbiamo quella tossettina senza catarri particolari, potremmo chiamarla una tosse di tipo post-virale.
Invece un’altra pianta officinale che è meno celebrata — sì, la si conosce, ma meno — è la grindelia, chiamata grindelia robusta. Si usano le sommità, la parte proprio terminale della pianta fiorita, e qui abbiamo anche un’azione sul broncopolmonare, però più un’azione fluidificante: i catarri possono venire su più velocemente, più rapidamente. Attività fluidificante ed espettorante, con una, seppur non eccessiva, attività che potremmo chiamare antisettica bronchiale. Qui abbiamo delle sostanze interessanti come le saponine e i flavonoidi che aumentano la secrezione bronchiale e facilitano l’espulsione del muco.
Mentre Drosera ci lavora sulla tosse secca, stizzosa prevalentemente e quella post-virale, Grindelia è preziosa nella tosse produttiva. Catarrini: se diventano gialli c’è da preoccuparsi; verdi non ne parliamo. Evitiamo di arrivare a quello. Quindi espulsione dei catarri — quelli trasparenti — utile, nelle bronchitelle catarrali e anche, molto interessante, Grindelia per quelle persone che per motivi di natura diversa hanno costantemente produzione di catarro, ricordando che i catarri sono una reazione di una situazione di natura infiammatoria, non infettiva. E questo è da tenere presente.
Poi abbiamo sempre la tosse, in questo caso tosse mista, che interessa sia il broncopolmonare che il laringotracheale, le laringiti. Abbiamo il lichene islandico, il cui nome botanico, anche se non possiamo chiamarlo pianta, perché il lichene non ha una definizione di pianta officinale ma è un’altra categoria di preparato vegetale — chiamiamolo preparato — e qui abbiamo le lichenine e acidi lichenici che proteggono e disinfettano la mucosa, stimolando moderatamente le secrezioni. È molto interessante il lichene islandico per gli aspetti che sono relativi proprio all’aringe.
Noi abbiamo un calo di voce, non è perché abbiamo cantato o — io faccio a volte otto ore di lezione d’estate in un’aula dove ci sono le cicale fuori che cantano, non c’è l’aria condizionata — quindi devo parlare a voce alta, la sera ho un calo di voce e il lichene e anche la drosera mi aiutano. Ma quello è un abbassamento vocale dovuto a fatica delle corde vocali. La fregatura, e molti non lo considerano, è che quando noi abbiamo un abbassamento di voce nella stagione invernale è perché un virus è venuto a trovarci. Quindi occhio: non è così. C’è sempre di mezzo qualcosa di virale e in questo caso il lichene islandico può dare una mano come lenitivo. Quindi, nell’infiammazione, ci aiuta a gestire meglio l’infiammazione; ha una blanda azione antisettica ed è anche lievemente espettorante. Questo da tenere presente.
Un’altra pianta officinale che abbiamo nel nostro meraviglioso preparato Selatus, e io dico che chi l’ha formulato — che non conosco — chi ha formulato questo preparato è geniale, è la plantagine, la Plantago major o Plantago lanceolata. È una pianta officinale molto interessante, preziosa, in presenza anche qui di tosse secca o irritativa, di tracheiti e faringiti. Le laringiti e tracheiti le abbiamo viste prima con il lichene; qui faringiti e tracheiti, le faringiti e il mal di gola. Quindi, tra il lichene, la drosera e la piantaggine, in qualche maniera ci occupiamo di un qualcosa che normalmente non trova risposte negli approcci convenzionali.
Perché anche tra i farmaci funziona il cortisone, ma non è che ci sia altro. Quindi avere delle piante officinali che abbiano un’azione lenitiva, sfiammante e blandamente antisettica per il laringo-tracheale non è cosa da poco. E la piantaggine contiene delle mucillagini: una si chiama aucubina, l’altra è un iridoide, che riducono l’infiammazione e calmano la tosse. Riducono l’infiammazione e calmano la tosse. Quindi non è un’azione soppressiva, è un’azione di rimodulazione del fenomeno infiammatorio. La piantaggine è un antinfiammatorio, antitussivo ed emolliente: è quel qualcosa che fa le coccole alle mucose. E noi, tra gli emollienti in Selatus, abbiamo la malva.
La malva, noi la consideriamo una pianta officinale della medicina popolare. La malva la si utilizza come sfiammante, potente sfiammante ad esempio a livello intestinale, a livello di vescica. La si utilizza anche nelle cistiti. Non a caso c’è la mucillagine di malva che i nostri amici di Area Pharma hanno tra i loro prodotti. In questo caso, la malva è stata inserita in questa composizione per la sua azione emolliente, lenitiva e antinfiammatoria. Qui abbiamo una quota importante di mucillagini; non a caso il preparato che citavo un mezzo minuto fa si chiama mucillagine di malva, e qui è nel prodotto.
Forma un film protettivo sulle mucose irritate, un film protettivo: è un qualcosa che nell’approccio convenzionale si ottiene con l’antinfiammatorio, che ha delle azioni — sono i FANS, i farmaci antinfiammatori non steroidei, c’è il cortisone — ma qui abbiamo il film protettivo. E questo film protettivo, quando una situazione tende a diventare un pochino prolungata, può essere un grande aiuto: protegge le mucose dal contatto con quello che passa, soprattutto ciò che non dovrebbe passare.
Quindi la nostra malva, anche lei, si è rivelata veramente importante e utile nelle problematiche di tosse secca, di raucedine e di irritazioni oro-faringee, quindi irritazioni delle alte vie respiratorie ma nella parte bassa. Non andiamo ai gangli linfatici, quelli che portano poi alle tonsilliti e alle otiti: è un po’ un discorso diverso.
Poi abbiamo sempre nel modulare, modulare lo stimolo della tosse, il tiglio. Adesso io vedo i tigli che ho qui al di là della finestra: hanno perso tutte le foglie negli ultimi due giorni perché c’è stato un gran vento da ovest, e sto guardando adesso, non ci sono più le foglie. Sono state tutte utilizzate — foglie e fiori di tiglio — per preparare il Selatus, e comunque anche il tiglio contiene una quota, seppur minore, di mucillagini, ed è un calmante nervoso che lavora sul sistema nervoso ortosimpatico: la tensione si distende, distende la persona e aiuta le mucose.
Comunque prezioso il tiglio in questa composizione, perché da solo sarebbe ben poco, nella tosse irritativa, nelle forme da raffreddamento, fino anche alla tosse nervosa. Capite quante volte torniamo sul concetto della tosse nervosa? E c’è ben poco nell’approccio convenzionale. Qui, da madre natura, noi riusciamo a prendere alcune piante officinali opportunamente estratte, con un’azione che non troviamo diversamente.
E poi, per concludere la presentazione di questa meravigliosa composizione, abbiamo l’echinacea angustifolia, che comunque ci sta. È un po’ come dire un ausiliario di tutta la composizione, perché tutto ciò che abbiamo citato fino adesso mi va a lenire e, in un certo senso, modulare i problemi della tosse e compagnia. L’echinacea invece, proprio nel discorso di contrasto all’accogliere e lasciare che i patogeni — soprattutto di natura virale, ma non solo — facciano i loro comodi, è importante come immunostimolante da un lato, dall’altro ha anche un’azione che potremmo chiamare blandamente antivirale.
L’echinacea contiene delle sostanze come l’acido caffeico e gli alchilamidi, che stimolano la risposta immunitaria e modulano il processo infiammatorio. Modulare il processo infiammatorio, riportarlo verso la normalità. E l’echinacea è una meravigliosa pianta che non appartiene alla tradizione millenaria della nostra erboristeria e fitoterapia: arriva dall’America centro-settentrionale, dove gli indios ne concepivano un uso molto importante.
La propoli, prima nessuno ne parlava. Oggi molti la conoscono. È un elaborato delle api. Nella economia dell’alveare, la propoli è la tutela da situazioni che potrebbero degenerare, quindi un’azione antibatterica. Figuratevi che la propoli viene usata nell’alveare anche per coprire eventuali insetti intrusi che sono morti lì, per evitare la decomposizione. Quindi la propoli ha un’azione veramente importante: inibisce batteri e virus.
Teniamo presente che, qualora ci fosse anche una forte irritazione, ha anche la capacità di lenire le forme irritative. Utilissima la propoli, questo elaborato delle api, nelle faringiti e nelle tonsilliti, nelle irritazioni date da forme infettive, nelle faringiti, nel mal di gola, nel bruciore di gola. Da tenere presente: svolge anche, seppur minima, un’azione antisettica locale.
E poi abbiamo un olio essenziale, il tea tree (melaleuca alternifoglia), che credo che lo conoscano tutti. Originariamente veniva solo in Australia, poi l’hanno portato in Nuova Zelanda e anche in Africa centro-settentrionale, in Kenya: coltivano anche il tea tree, perché c’è una richiesta mondiale che fa paura di questo olio essenziale.
Da noi in Italia è arrivato nella prima metà degli anni ’80. Prima nessuno lo conosceva, perché viene dalla cultura anglosassone, quindi delle nazioni del Commonwealth. Ed è interessante questo olio essenziale perché, pur essendo antibatterico, antivirale e anche antimicotico, non è irritante.
Questa è una cosa che non è comune. Normalmente gli oli essenziali, quelli chiamati maggiori, hanno quelle azioni antibatteriche, antivirali, antimicotiche, ma irritano le mucose. Alcune addirittura vengono chiamate termocaustiche. Il tea tree, per la sua particolare composizione, non ha questa azione e quindi viene utilizzato con molta tranquillità nelle faringiti infettive, nelle tonsilliti, che siano di origine batterica o virale.
E l’utilizzo del tea tree: io sono un fissato della diffusione di oli essenziali. Io vado in mezzo a una massa di persone, prendo lo spray e, prima di entrare nella massa — che sia l’autobus, la metropolitana, il treno affollato — due spruzzatine. Il tea tree oil è ottimo anche per le forme influenzali gastrointestinali.
Professor Wilmer, le risultano effetti tossici o dosaggi particolari?
«Ma guardino, la tossicità è sempre legata alla dose. Se noi consideriamo che una goccia di olio essenziale sono più o meno 50 milligrammi, cioè un ventesimo di grammo, molti farmaci che noi assumiamo sono a 500 milligrammi, 1000 milligrammi, quindi da 10 a 20 volte di più. Quindi già lì ci rendiamo conto che le quantità sono minime e sull’olio essenziale di tipo tea tree non ci sono note di tossicità. Viene utilizzato ormai da più di 44, 45 anni: si è diffuso l’utilizzo e viene impiegato con molta tranquillità, proprio perché la caratteristica che lo rende particolare è che, nel gruppo, nella famiglia di principi attivi dei terpeni — che sentite il nome terpene, fa paura, i virus fuggono quando sentono la parola terpene — noi abbiamo un equilibrio importante tra monoterpeni e sesquiterpeni, dove i monoterpeni sono quelli “cattivi”, quelli che picchiano, e i sesquiterpeni sono quelli che accarezzano».
«È curioso questo abbinamento, che non trovo in altri oli essenziali, proprio tra queste due famiglie. Per cui l’olio essenziale di tea tree è forse uno tra i più “che scivolano meglio” — tra virgolette scivolare è un modo di dire mio — che l’organismo se ne renda poco conto, tra quelli che hanno un’azione contro agenti patogeni. Perché ne abbiamo altri: se pensiamo, non so, a cannella, chiodi di garofano, timo, sono più da manipolare con molta più attenzione. Il tea tree si lascia utilizzare molto bene, lo possono usare tutte le persone ed è un olio essenziale che, a mio avviso, di preoccupazioni proprio non ne dà».
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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