Farmacovigilanza: perché non funziona ed è diventata un circolo vizioso, spiegato dal dott. Paolo Bellavite

“I motivi della scarsa efficienza della farmacovigilanza sono vari.

Il primo, da sempre presente, è dovuto allo scarso impegno di risorse pubbliche⁴. Pochi scienziati, che potremmo definire “suicidi”, si dedicano allo studio della farmacovigilanza, e i medici non segnalano, pur sapendo, o forse addirittura non sapendo, di essere tenuti a farlo”, denuncia il dott.Paolo Bellavite in Critica della Ragione Pandemica.

“Il secondo motivo, che ha riguardato specificamente i vaccini COVID-19, è che si crede che si debba segnalare solo in presenza di un fondato “sospetto” che la malattia sia provocata dal vaccino. Questo è un equivoco, un errore metodologico, perché la segnalazione non implica causalità, ma serve a far emergere precocemente eventuali segnali di rischio. D’altro canto, il “sospetto” può sorgere soltanto se si ha idea di come funziona il farmaco o il vaccino interessato. Normalmente si pensa che i vaccini possano provocare un po’ di febbre, un po’ di malessere, cose del genere. Mai e poi mai un medico avrebbe “sospettato” che un vaccino potesse provocare disordini mestruali, una miocardite, un arresto cardiaco, un infarto, una trombosi, una crisi ipertensiva con conseguente emorragia subaracnoidea, o persino accelerare lo sviluppo di un cancro. Quindi si è instaurata, e perdura, una forma di inibizione a segnalare, per la mancanza di “sospetti”. L’attitudine a segnalare solo se c’è un “sospetto”, che si tratti di una reazione al farmaco o vaccino, è un modo sbagliato di intendere la farmacovigilanza, il cui scopo è di far emergere nella fase di studio di post marketing, o di fase quattro, interazioni precedentemente non rilevate. Dunque, non ci si dovrebbe basare su convinzioni a priori ma i medici dovrebbero segnalare tutto, affinché i fondati sospetti verranno indagati successivamente, qualora – grazie a un sistema di segnalazione efficiente – emerga un segnale di rischio. Introdurre il concetto di “sospetto”, come ha fatto addirittura il sottosegretario alla salute Andrea Costa in una relazione alla Camera il 10 settembre 2021 (“Si segnala quando si sospetta”), è scorretto dal punto di vista scientifico, tanto più nel caso di una nuova tecnologia vaccinale, e ha indotto un’inibizione mentale alla vaccino-vigilanza.

In conclusione, non si segnala per scarso impegno e mancanza di sanzioni, e non si sospetta perché si pensa: “casi rarissimi”, “è impossibile che sia stato il vaccino” e così via. Tutto ciò crea un circolo vizioso (fig. 3), rinforzando l’attitudine alla mancata segnalazione e decretando – di fatto – il fallimento della farmacovigilanza. A ciò si aggiunge l’effetto “tagliola” dell’algoritmo OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che l’AIFA e le agenzie regolatorie del farmaco della maggior parte dei paesi utilizzano per valutare il nesso di causalità”.

Note

4 . – https://www.aifa.gov.it/en/fondi-regionali-di-farmacovigilanza

Fonte

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