“Io, da medico, mi trovo in una situazione complicata”, ha spiegato Giovanni Frajese alla manifestazione a Padova dei danneggiati da vaccino: “è stato fin dal 2021 che ho avuto contatto con i danneggiati da vaccino, proprio per la mia precoce esposizione, quindi le persone sono venute a parlarmi. Però, onestamente, quello che siamo riusciti a fare al momento è un contenimento dei danni che hanno, con un po’ di miglioramento della qualità della vita, ma sicuramente niente di più. E soprattutto, col passare del tempo, non abbiamo ancora notizie veramente nuove e buone da potergli dare. Questo perché noi non possiamo studiare a livello medico e in maniera indipendente quella che è l’azione farmacologica di questi vaccini.
Vi ricorderete che dicevano che questi prodotti rimanevano nel braccio, che non andavano in giro da nessuna parte. L’hanno detto in lungo e in largo. È stata una delle prime motivazioni che mi ha spinto ad andare a parlare, quando sono stato in Parlamento, perché non credo sia accettabile che si possa mentire sapendo di mentire. Questo perché all’epoca feci vedere la tabella di biodistribuzione nel topo e dissi: io non avvicinerò mai mia figlia a questo prodotto, perché non solo non rimane nel braccio, ma va a finire nell’ovaio e nel midollo osseo.
Nel midollo osseo c’è la produzione degli elementi del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Quindi, se succede qualcosa — a parte un tumore di quel tipo — nell’ovaio stiamo parlando del futuro delle nostre generazioni. Seconda osservazione, che riporta a quello che dicevo prima: purtroppo non sappiamo la farmacodinamica di questi prodotti, e ciò che stiamo imparando è che questi prodotti continuano a funzionare fino a quasi tre anni dal momento in cui sono stati iniettati.
Io non conosco nessun farmaco che abbia la capacità di durare per tre anni, quindi la mia mente inizia a viaggiare su altri elementi che sono preoccupanti, perché non si capisce perché questa stimolazione dovrebbe durare così a lungo. Mentre continuano a mentire dicendo alla gente che devono fare i nuovi richiami per i vaccini Covid, perché altrimenti il titolo anticorpale si abbassa.
Ecco, guardate, esiste un test che comunque determina — soprattutto, secondo me, nei vaccinati — se c’è ancora presenza della spike in maniera indiretta: è il dosaggio degli anticorpi anti-proteina spike di SARS-CoV-2, IgG. Se i danneggiati o le persone che hanno fatto la vaccinazione vanno a dosarsi gli anticorpi a tre anni e più dalla vaccinazione, ci si accorge che i titoli anticorpali sono altissimi. Questo sta a indicare che la presenza dell’antigene purtroppo rimane lì a lungo.
Da questo semplice dato, se i colleghi riuscissero a prenderne atto in qualche maniera, allora si capirebbe che c’è un problema che non stiamo studiando nella maniera giusta per poterlo risolvere.
Sappiamo dell’approvazione del Costative e dell’autoreplicante. Anche questo non è stato studiato praticamente per nulla, come se fossimo ancora in emergenza. Le case farmaceutiche ce l’hanno fatto capire: per loro il futuro è mRNA. Io spero che, prima o poi, l’intera classe medica abbia il coraggio di capire che andare avanti su questa strada è veramente, come diceva Sant’Agostino, perseverare in ciò che è sbagliato: semplicemente diabolico”.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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