La falsa alternativa del governo (destra – sinistra) e come ci siamo arrivati spiegato dal senatore Roberto Scarpinato

“Nel corso degli ultimi trent’anni si è verificata una sorta di staffetta tra due schieramenti in competizione tra loro per la gestione del potere, ma omologhi nella sostanza delle politiche antipopolari e classiste messe in atto. Il risultato è stato un gioco politico truccato che ha determinato non solo l’enorme crescita della curva delle diseguaglianze, ma la cronicizzazione della diseguaglianza come elemento strutturale del sistema economico, lo smantellamento progressivo e programmato dello Stato sociale, l’olivierizzazione del sistema politico”, spiega il senatore Roberto Scarpinato (Movimento 5 Stelle), al convegno Contro  le due destre per un governo del 99%.

“A proposito del gioco truccato e della politica, consentitemi una metafora. Nel gioco della roulette i giocatori possono puntare le loro fiche sul colore nero, sul colore rosso o sui singoli numeri. Tuttavia, se dopo che il croupier ha avviato la ruota e la roulette, la pallina, alternando il suo vorticoso girare, si ferma sul colore zero, di colore verde, tutti i giocatori perdono e vince soltanto la casa da gioco. Vincono solo i proprietari e gestori della casa da gioco, i padroni del gioco.

Fuori di metafora, quel che è accaduto in questi trent’anni è che i ceti popolari e i ceti medi hanno puntato il loro voto sui partiti di centrosinistra, poi sui partiti di centrodestra, ma alla fine la pallina si è sempre fermata sullo zero di colore verde. Cioè, le politiche sono rimaste nella sostanza immutate, sempre antipopolari e classiste.

Nel suo saggio Marco Revelli analizza come tra il 2001 e il 2022 il sistema politico abbia perduto 11 milioni di partecipanti. Un quarto del corpo elettorale ha praticato, come dice Revelli, l’exit dalla politica. La percentuale è cresciuta a circa 16 milioni nelle elezioni europee del 2024. L’astensionismo elettorale ormai è diventato strutturale, rivelandosi non come un problema, ma, al contrario, come una risorsa stabilizzante del sistema, perché grazie all’autoesclusione di milioni di cittadini che hanno gettato la spugna, il mercato politico si è ridotto a una quota intorno al 40% del corpo elettorale, gestibile senza problemi con un bipolarismo a somma zero. Cioè, con un gioco politico truccato che vede l’alternanza nella cabina di regia di schieramenti politici che, nella sostanza, praticano le stesse politiche decise da governanze sovranazionali in conformità all’agenda e ai principi dell’ortodossia neoliberista.

I meccanismi mediante i quali il gioco politico è stato truccato sono complessi e vedono interagire tra loro fattori sovranazionali e nazionali, e secondo me bisogna capirli, perché se non si capisce come il gioco è stato truccato, uno entra nella casa da gioco, punta le fiche e perde comunque.

Quanto ai fattori internazionali, è noto come alla fine degli anni ’80-’90 eventi di portata planetaria, come la caduta del Muro di Berlino e la globalizzazione, abbiano rotto gli equilibri di forza, i rapporti materiali di forza tra le forze materiali del capitalismo e le organizzazioni politiche del mondo del lavoro, segnando la vittoria unilaterale del capitale e la fine del compromesso socialdemocratico che aveva caratterizzato la storia europea del secondo dopoguerra.

Compromesso che in Italia aveva assunto la forma giuridica della Costituzione del 1948 e la forma economica dell’economia sociale di mercato, che in sostanza costituiva una via di mezzo tra l’economia di mercato liberista e l’economia pianificata comunista. A seguito della fine del compromesso socialdemocratico, le forze del capitale, rimaste padrone del campo, a partire dagli inizi degli anni ’90, hanno iniziato a scrivere le regole del gioco grande del potere e a scrivere una nuova tavola dei valori. Questo generale riassetto del rapporto di forza è stato realizzato in modo silenzioso, mediante la creazione, nei trattati dell’Unione Europea, di nuove sofisticate ingegnerie istituzionali, grazie alle quali i poteri essenziali per la gestione della politica economica degli Stati nazionali sono stati sottratti ai Parlamenti e ai Governi nazionali e trasferiti ad altri organi sovranazionali: il Consiglio europeo, la Commissione europea, la Banca Centrale Europea, a loro volta collegati ai grandi centri economici sovranazionali mediante personaggi chiave.

L’analisi della biografia personale di tanti Presidenti della Commissione europea, di Presidenti della BCE e di altri organi di vertice, mostra un continuo passaggio dagli organi di vertice di grandi banche d’affari e multinazionali a organi chiave dell’Unione Europea, e viceversa. Contemporaneamente, è stata riscritta, all’interno dei trattati europei, la tavola dei valori alla quale deve conformarsi l’azione del potere pubblico, in modo da renderla conforme ai principi basilari della Bibbia neoliberista e da svuotare la tavola dei valori della Costituzione del 1948.

La Costituzione italiana attribuiva al potere pubblico una missione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza cittadine. A questo fine attribuiva alla politica e allo Stato il primato sull’economia, per limitare gli eccessi predatori del mercato e per indirizzare i processi economici, anche avvalendosi della leva delle partecipazioni statali e delle politiche di piano. All’opposto, i trattati europei codificano i principi della Bibbia neoliberista, che prevedono invece il primato dell’economia sulla politica, cioè un’inversione totale del rapporto di forza. Lo Stato-apparato viene messo al servizio dei mercati, cioè dei grandi oligopoli che governano i mercati, e la legge della concorrenza viene assunta non solo come regola base dell’economia, ma come regola di tutta la convivenza sociale, con il conseguente smantellamento progressivo dello Stato sociale e la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali: dalla sanità all’istruzione ai trasporti, che devono essere restituiti alle forze del mercato.

La Costituzione italiana è stata così progressivamente privata di effettività e normatività e sostituita con una nuova tavola dei valori, quella dei trattati europei, antitetica alla tavola dei valori della Costituzione. Nella gerarchia delle fonti giuridiche, i trattati europei hanno ormai di fatto scalzato la Costituzione del 1948. L’assoggettamento della politica all’economia, principio cardine dell’ideologia neoliberista trasfuso nei trattati europei e antitetico a quello della Costituzione, è stato supinamente interiorizzato dal ceto politico nazionale di centrodestra e di centrosinistra, che è ormai degradato da decisore politico di ultima istanza al ruolo di sub-decisore, e cioè di esecutore di decisioni assunte al di fuori delle sedi politiche nazionali.

Questo ceto politico è stato ormai scollegato dalla rappresentanza popolare ed è stato incardinato all’interno di una catena di comando sovranazionale, sottratto al controllo democratico e facente capo ai grandi poteri economici. La subordinazione delle élite politiche nazionali ai diktat dei grandi poteri economici è ampiamente riconosciuta da tempo da tutti i grandi guru della governance economica sovranazionale. Quando nel 2013 Mario Draghi ha detto che non era importante chi fosse Presidente del Consiglio, tanto c’era il pilota automatico, voleva dire che l’azione politica nazionale è stata incardinata in un sistema di regole che impediscono qualsiasi libertà di manovra e quindi è indifferente chi sia Presidente del Consiglio.

Al processo sovranazionale di subordinazione del centro politico nazionale ai grandi poteri economici si è abbinato, creando una miscela esplosiva, un processo di progressivo svuotamento della sovranità popolare che rende l’elettorato nazionale impotente a cambiare l’ordine delle cose, incardinandolo all’interno di un gioco politico truccato, cioè di un bipolarismo a somma zero, nel senso che votare il centrosinistra o votare il centrodestra non determina un’alternativa rispetto all’ordine esistente, ma solo un’alternanza di élite politiche nella gestione esecutiva delle medesime politiche economiche decise dall’alto da centri decisionali superiori.

A truccare il gioco politico, elidendo ogni reale alternativa, ha contribuito, secondo autorevoli costituzionalisti e politologi, l’introduzione, a partire dal 1993, di sistemi elettorali tendenzialmente maggioritari. Il metodo maggioritario, come sostengono questi costituzionalisti, è infatti un sistema costrittivo, nel senso che costringe l’elettore a scegliere solo tra due offerte politiche. Una quota consistente dell’elettorato, che non si identifica in nessuna delle due offerte, che non è disposta a scegliere tra il peggio e il meno peggio, che fiuta che si tratta di una falsa alternativa, pratica l’exit dal gioco politico.

Il maggioritario o il proporzionale con premio di maggioranza si sono rivelati in Italia il congegno ideale per dare vita a un bipolarismo a somma zero, per disincentivare la partecipazione politica e per consentire a minoranze organizzate, truccate grazie a premi di maggioranza in maggioranza, di impadronirsi dello Stato, alternandosi per gestire le stesse politiche antipopolari. La dinamica del bipolarismo a somma zero è finalizzata ad anestetizzare il voto di protesta, canalizzandolo all’interno di una falsa alternativa.

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