Primo marzo 2020 Conte chiude le scuole: sono passati cinque anni, nessuno ha chiesto scusa a bambini e ragazzi per le “misure demenziali”, imposte in pandemia, che non servivano a prevenire il contagio

Sono passati cinque anni dal lockdown della pandemia. Possiamo contare ancora oggi le conseguenze sul sistema scolastico e sui ragazzi?
“Le conseguenze sono devastanti, sia dal punto di vista psicofisico, sia dal punto di vista cognitivo”, denuncia Elisabetta Frezza, avvocato, con un dottorato di ricerca in diritto processuale civile.

Tuttavia, è successa questa cosa curiosa: c’è stata una sorta di rimozione pilotata di quel periodo, che pure ha rappresentato una bolla in cui noi abbiamo catapultato i nostri ragazzi — e siamo stati catapultati pure noi — alla quale nessuno ha poi dato una spiegazione razionale, né ha fornito una risposta, dopo che sono rientrati a scuola e tutto è apparentemente proseguito come se nulla fosse, come l’avevamo lasciato prima della pandemia. In quel periodo non dobbiamo dimenticare che sono stati messi in atto dei provvedimenti che, insomma, definirei demenziali. Ricordavo proprio l’altro giorno — ma credevo fosse un sogno, poi l’ho verificato — che c’erano delle vie di Padova a senso unico per i pedoni: cioè, tu potevi percorrerle in un senso e non nell’altro.

Questo è un esempio che mi ha riportato alla mente anche quello che avveniva nelle scuole: mettevano in quarantena i fogli, anche lì c’erano i sensi unici da rispettare, i ragazzini venivano isolati, non potevano… (si interrompe il pensiero) …di pavimento compulsivamente disinfettato, e dovevano indossare per ore e ore questa mascherina che poi è stato dimostrato facesse male, soprattutto ai soggetti in via di sviluppo, oltre ad essere inefficace per lo scopo per cui era stata disposta.

Insomma, una serie di misure — a partire da quella dell’isolamento domestico prolungato e della famigerata didattica a distanza — che per loro, in un tempo veramente infinito, si sono imposte in un’età molto giovane. Ecco, bisogna considerare anche questo: noi avevamo comunque una pietra di paragone, una vita normale a contatto con la realtà. Questi più giovani, invece, sono stati catapultati improvvisamente in una dimensione surreale, che hanno vissuto per un tempo molto lungo rispetto alla loro giovane età.

Cosa voleva dire la DAD? Voleva dire stare sempre relegati nello spazio angusto, nel bozzolo della loro cameretta, vedere immagini falsate, sentire voci altrettanto falsate, per lo più stare in pigiama tutto il giorno, con i ritmi della quotidianità completamente rotti — ritmi che sono fondamentali: il fatto di alzarsi, lavarsi, vestirsi, uscire di casa, rendersi presentabili.

Noi non possiamo pensare che tutto questo orrore non abbia influito nel profondo della psiche, oltre che del fisico, di questi giovani. E invece, poi, quando sono tornati a scuola — in una fase che definirei delirante — è proseguito anche lì un periodo in cui la discriminazione era istituzionalizzata. Bisogna ricordare anche questo: i ragazzini vaccinati venivano trattati diversamente rispetto a quelli non vaccinati, ma proprio su disposizione istituzionale. L’allora ministro Bianchi diceva che la mascherina non aveva un valore sanitario, ma più che altro un valore educativo, perché doveva abituare i giovani a vivere una nuova normalità.

Ecco, dopodiché sono rientrati più arrugginiti dal punto di vista delle conoscenze, delle cognizioni, della capacità di applicarsi, di concentrarsi, di studiare, di scrivere, di leggere… ma anche inselvatichiti — cioè, resi quasi selvatici — da questo isolamento protratto. Sono rientrati, e la scuola è ripartita. È ripartita, poi magari ne parleremo, con modalità diverse. Però ciò che colpisce è che nessuno abbia spiegato loro niente, che nessuno li abbia in qualche modo risarciti, che nessuno abbia sentito il dovere, quantomeno, di chiedere scusa.

Perché per loro quel periodo demenziale, quelle misure demenziali, il vedere poi gli adulti attorno a loro che nella maggioranza, senza battere ciglio, obbedivano alle cose più assurde… non può non aver lasciato un segno, dico io. E quel segno andrebbe riconsiderato, andrebbe valutato il passato, esaminato — quantomeno per dire loro che cosa ha significato, che senso aveva tutto questo.

Dunque c’è stato un grosso trauma che non è stato elaborato.

Però credo, ecco, che questo taglio — anche solo ritornando alla memoria, al ricordo di quello che ci è capitato negli ultimi anni — sia abbastanza inedito, purtroppo, e che invece sia qualcosa su cui… diciamo… vanno di nuovo smosse le zolle. Bisogna ritornarci su, soprattutto adesso che ritorna questa attenzione — e d’altra parte non potrebbe essere diversamente — al malessere che aleggia tra questi ragazzi e le nuove generazioni.

Cioè, ripeto: non c’è nessuno che non abbia patito quel periodo, perché rimane una ferita aperta. Un periodo, una cesura che non è stata in alcun modo risarcita, né spiegata”.

Fonte

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.

Leggi le ultime notizie su www.presskit.it

Per non dimenticare – 2021: Il Tar dichiara illegittime tutte le ordinanze della Campania sulla Dad e apre la via ai risarcimenti

Per non dimenticare – 2022: Illegittimo l’obbligo di mascherine a scuola, lo dice il Tar del Lazio. La sentenza integrale

Per non dimenticare: Rinviata al 2026 la causa collettiva per green pass su lavoro ed istruzione per “il numero delle parti coinvolte, la complessità delle questioni sollevate, il carico di lavoro del giudice relatore e l’esistenza di cause con maggiore anzianità che hanno la precedenza”

Per non dimenticare: Bambini esclusi da scuola in pandemia, succede ancora con la legge Lorezin ” esclusi completamente della vita normale senza alcuna necessità”, dott. Eugenio Serravalle

Può interessarti anche: È record di casi Covid e di nuovo tante classi in dad. Il Governo che fa? Licenzia 14mila Ata assunti per l’emergenza.

Per non dimenticare: In Italia in pandemia si disinfettano anche i diari a scuola, quando scientificamente si è documentato che meno dell’1% della trasmissione avveniva attraverso il trasporto del virus da contatto, Fondazione Gimbe in Commissione Covid

Per non dimenticare: Mascherine a scuola, meno casi all’asilo, dove non sono state usate. Nuovo studio spagnolo

Seguici su Facebook https://www.facebook.com/presskit.it

Seguici su X: https://x.com/Presskit_

Seguici su Sfero: https://sfero.me/users/presskit-quotidiano-on-line

Seguici su Telegram https://t.me/presskit

Copiate l’articolo, se volete, vi chiediamo solo di mettere un link al pezzo originale.

Altri articoli interessanti