“Al saccheggio dei nostri soldi dobbiamo abituarci. Siamo finiti in un ingranaggio perpetuo”, denuncia Silver Nervuti. “L’Unione Europea è un pachiderma mangiasoldi che ci ha portato solo la grande comodità di una moneta unica e il roaming per i cellulari. Tra agenzie e burocrazia si arriva a 10 miliardi. Avete tenuto il conto di quanti miliardi ho detto? Perché io ho perso il conto. Nel 1974 di agenzie europee ce n’era solo una, Euratom, l’Agenzia per l’Energia Nucleare. Oggi sono 43. Praticamente da allora ne creano una all’anno, come se il loro scopo fosse moltiplicarsi da sole. O forse hanno creato agenzie che generano agenzie.
Come gli appalti e i subappalti, i vasi comunicanti, le tasse, i conigli. Ma l’Europa è forse migliorata grazie a queste agenzie? I conigli sì: l’Ufficio Comunitario delle Varietà Vegetali, l’Agenzia Europea per la Formazione Ferroviaria, l’Agenzia per il Sistema Globale di Navigazione Satellitare, l’Agenzia per la Cooperazione tra Regolatori dell’Energia, l’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere, l’Agenzia per il Corpo Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, l’Agenzia Europea per i Medicinali Veterinari e perfino l’Agenzia Esecutiva per il Consiglio Europeo della Ricerca. Una giungla burocratica, spesso con funzioni duplicate o replicanti e di dubbia utilità, che assorbe fondi, personale, risorse, ma di cui pochi cittadini conoscono persino l’esistenza.
E perché non iniziamo a tagliare anche un po’ le spese amministrative della Commissione? Solo lì se ne vanno più di 7 miliardi di euro ogni anno per pagare 32.000 funzionari a Bruxelles che, con zelo instancabile, producono norme su norme giorno dopo giorno. Norme su quanta aria può contenere una mozzarella imbustata, sull’inclinazione massima del fondo dei carrelli della spesa, sul diametro minimo dei fori nei lavandini pubblici, sul numero di pagine di un contratto di mutuo in formato cartaceo, sulla grammatura delle bustine da tè, sulle dimensioni standard degli specchi retrovisori per trattori agricoli e persino sulla forma delle etichette da porre sulle biciclette a pedalata assistita. Un lavoraccio, eh?
Una burocrazia ossessiva e autoreplicante, come gli appalti, i subappalti, le tasse e i conigli, che complica sempre di più la vita dei cittadini, che soffoca le imprese, che rallenta l’innovazione, che esaspera i contribuenti, compreso me, e non offre nemmeno un piccolo vantaggio in cambio. Ma a pensarci bene, questa deriva non è inevitabile. I deficit non sono una condanna divina”.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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