Armi e vaccini: Gaza docet “è il capitalismo del genocidio quello che dovremmo affrontare”, Leonardo Guerra

«È un abbinamento interessante: armi e vaccini. Armi e vaccini. Armi convenzionali fanno pandan con le armi non convenzionali che sono i vaccini». Così Leonardo Guerra ha aperto un intervento che non lascia spazio a fraintendimenti. Le sue parole – scandite con forza – accusano apertamente l’intreccio tra industria bellica, filantropia sanitaria e logiche di profitto globali. E lo fanno chiamando in causa nomi e fatti che meritano riflessione.

Nel mirino c’è innanzitutto il governo italiano, e in particolare il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Tant’è che i Taiani, visto che noi siamo ricchi, ha regalato 5 miliardi all’UNICEF e 5 miliardi a Gavi, che è sempre Bill Gates, e UNICEF è sempre OMS e ONU, per vaccinare i bambini di Gaza, come è già stato fatto durante l’unica tregua». L’ossessione per l’immagine umanitaria dell’Occidente, secondo Guerra, nasconde ben altro. «Armi e vaccini» torna a ripetere, come un mantra, a marcare l’assurdità di uno scenario in cui si esporta la guerra e poi si firma la pace col bisturi della filantropia.

A Gaza, ricorda, «è in corso un genocidio». Ma il meccanismo, per Guerra, non si limita alla Palestina: è una dinamica globale, sostenuta e alimentata dai grandi conglomerati economici. «Dietro ci sono le grandi compagnie capitalistiche: di tecnologia, di costruzioni, banche, assicurazioni». È questa macchina che produce, nutre e giustifica la guerra – e al tempo stesso amministra la sua cosiddetta “soluzione” attraverso campagne sanitarie gestite da multinazionali, fondazioni e agenzie sovranazionali.

«Quindi è il capitalismo del genocidio quello che dovremmo affrontare», afferma. E lancia un avvertimento che ha il sapore della profezia distopica: «Noi ci troveremo in prospettiva, in quello che loro ci hanno promesso già dal 2002 con Hunger Games, i giochi della fame». L’accostamento alla saga post-apocalittica, nella quale una ristretta élite domina masse impoverite e controllate, è più che una metafora: è un’allusione diretta a un futuro già scritto da chi tiene in mano il potere – e lo esercita tanto con le bombe quanto con le siringhe.

Il discorso di Guerra si inserisce in un filone critico che denuncia la complicità tra politiche umanitarie e strategie belliche, tra filantropia e dominio. Ma stavolta, il tono è più duro, l’accusa più frontale. E mentre si parla di “ricostruzione”, “vaccinazioni”, “aiuti umanitari”, Guerra invita a leggere ciò che si muove sotto la superficie: «Armi e vaccini» – ribadisce – sono le due facce della stessa medaglia.

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