Nel panorama sempre più opaco della riflessione pubblica italiana, un nome torna con la forza di una scossa elettrica: Piero Gobetti. Intellettuale precoce, fondatore della rivista La Rivoluzione Liberale, Gobetti rimane uno dei più acuti interpreti del Novecento italiano. Ed è proprio tra le sue righe, in quell’elogio della “Dignottina” – figura ideale della borghesia colta e consapevole, capace di esercitare pensiero critico e tensione etica – che ritroviamo oggi un barlume di orientamento.
Nel 1922, a pochi mesi dalla marcia su Roma e dall’insediamento di Mussolini al governo, Gobetti traccia una delle sue sentenze più celebri e tragicamente profetiche: “Il fascismo è l’autobiografia della nazione”. Non una parentesi, non un’improvvisa anomalia: il fascismo, per Gobetti, è il prodotto coerente della storia italiana, della sua incapacità di fare i conti con la modernità politica e con il conflitto sociale. Un giudizio che, a più di un secolo di distanza, continua a risuonare con inquietante attualità.
Sullo sfondo di questo insegnamento si inserisce la riflessione di Andrea Del Monaco, esperto di fondi europei e curatore del volume Contro le due destre al convegno Contro le due destre. La sua diagnosi è altrettanto lucida: “Che nazione? Una nazione che non crede più alla lotta politica, una nazione che crede alla collaborazione tra le classi – e qui torniamo a Revelli e Fortini – è una nazione che vale poco”. In un tempo in cui la parola “conflitto” è spesso demonizzata e la retorica dell’unità nazionale viene impiegata per zittire ogni dissenso, il richiamo a un’idea alta e faticosa di politica è più che mai necessario.
La “Dignottina” di Gobetti e l’invettiva di Del Monaco sono, in fondo, due facce dello stesso appello: ritrovare il senso della responsabilità individuale, della cultura come strumento di libertà, della politica come scontro di visioni e non come quieto adattamento. In un’Italia che troppo spesso si rassegna all’apatia o si rifugia nell’indignazione sterile, queste voci ci ricordano che la democrazia è esigente e la libertà, per esistere, va conquistata ogni giorno.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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