La Svezia contro il mining di criptovalute: “fa male all’ambiente”

Per creare e minare criptovalute servono grandissime quantità di energia. Erik Thedéen, direttore dell’Autorità di vigilanza finanziaria svedese, e Björn Risinger, direttore dell’Agenzia svedese per la protezione ambientale hanno scritto una lettera per chiedere di vietare il mining di criptovalute in Europa.  Estrarre un bitcoin “costa” quanto 1,8 milioni di chilometri percorsi con un’elettrica. Visti i consumi elevatissimi vietare le criptovalute e, in particolare, il mining è l’unica possibilità che ha l’Europa se vuole rispettare gli accordi sul clima di Parigi.

Come funziona il mining e perché non è green?

Per convalidare le transazioni che si verificano su una blockchain i computer devono risolvere calcoli matematici via via più complessi. Il primo che risolve il calcolo riceve, in cambio del suo lavoro, un certo quantitativo di criptovaluta.

Come detto, man mano che il numero di blocchi di transazioni convalidate nella catena aumenta, aumenta anche la complessità dei calcoli da effettuare. Questo significa che “minare” criptovaluta comporta l’avere un hardware sempre più potente e, come diretta conseguenza, porta ad un consumo di energia sempre maggiore.

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