Al Nord, quando cala la notte, il termometro può scendere serenamente a otto o dieci gradi sotto zero, senza chiedere permesso a nessun decreto. In Italia l’inverno non è un’opinione. Eppure, proprio in quelle ore, la legge stabilisce che i caloriferi vadano spenti. Non “regolati”, non “ottimizzati”: spenti. Come se il freddo, informato della norma, decidesse educatamente di rimandare la sua offensiva all’alba.
Il risultato è un piccolo capolavoro di ingegneria dell’assurdo. Le case si raffreddano lentamente durante la notte, muri e pavimenti accumulano gelo come spugne, e al mattino – quando finalmente la legge concede di riaccendere – le caldaie partono in quarta, lavorando al massimo per recuperare i gradi persi. Traduzione: si consuma di più. Più gas, più energia, più soldi. Altro che risparmio: è come spegnere il motore in autostrada per “risparmiare carburante” e poi premere l’acceleratore a tavoletta per ripartire.
Il portafogli ringrazia? Tutt’altro. Le bollette aumentano perché l’impianto lavora in modo inefficiente. L’ambiente ringrazia? Neppure. Le emissioni crescono proprio a causa di questi picchi di consumo forzati. Ma la norma è lì, impassibile, convinta di fare il bene del pianeta mentre ottiene l’effetto opposto. Una specie di dieta obbligatoria che prevede digiuno notturno e abbuffata mattutina.
E poi c’è la salute, dettaglio evidentemente marginale. Anziani, malati cronici, persone fragili, neonati che dormono nelle culle: tutti accomunati dal privilegio di passare la notte al freddo, perché lo dice la legge. Non importa se una temperatura stabile sarebbe più salutare e sicura. La priorità è rispettare l’orario, non evitare bronchiti, riacutizzazioni o notti insonni. Del resto, il raffreddore non vota.
Il paradosso si completa guardando il sistema energetico. Di notte l’industria consuma meno elettricità, la domanda cala, la rete è meno stressata. Sarebbe il momento ideale per mantenere un riscaldamento minimo e costante nelle abitazioni. Invece no: proprio quando il sistema potrebbe reggere senza problemi, si spegne tutto. E al mattino, quando uffici e fabbriche si riaccendono, ecco milioni di caldaie domestiche che partono insieme. Un sincronismo perfetto… per fare danni.
La chiamano razionalizzazione energetica. In realtà somiglia più a un rito burocratico, dove la realtà climatica è un fastidio da ignorare. Il freddo vero resta fuori dalla legge, ma entra nelle case. E il buonsenso, come i caloriferi, viene spento per decreto.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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