Doug Casey è un noto investitore e commentatore con un punto di vista radicale sull’economia, il sistema monetario e il debito.
In questo articolo esploriamo le sue tre grandi aree — debito/credito, rischio geopolitico, valuta — e cerchiamo di spiegare cosa intende, come si collega alla teoria economica e quali sono le possibili implicazioni.
Parte 1 – Debito, creazione del denaro e credito
1.1 Le affermazioni
Ecco le sue parole:
“Il debito viene creato direttamente e indirettamente attraverso la Federal Reserve, soprattutto con i requisiti di riserva del sistema bancario commerciale.”
“Un sistema bancario solido opererebbe con riserve al 100%.”
“Un dollaro che qualcuno deposita per il 3% potrebbe essere prestato per il 6% per un periodo di un anno. Fine della storia.”
“Nel mondo di oggi, dove il denaro può essere creato dalle banche, un dollaro può essere prestato, ridepositato e utilizzato come riserva per creare altro denaro all’infinito. È una catena di collegamenti basata sul nulla.”
“A questo si aggiunge la totale perdita della distinzione tra depositi a termine e depositi a vista.”
“A differenza del crollo del 1929, oggi c’è un’enorme quantità di debiti per mutui, automobili, carte di credito e prestiti studenteschi. Nessuna di queste cose era un problema alla fine degli anni ’20. I mutui erano in genere di cinque anni. Non c’erano prestiti studenteschi. Le auto si compravano in contanti. Le carte di credito non esistevano.”
“E a tutto questo si aggiunge il debito pubblico, che all’epoca era irrilevante. Il debito è il rischio principale per un crollo deflazionistico del credito. Se qualcuno non può pagare, non può farlo nemmeno il prossimo.”
“Giù le tessere del domino…”
1.2 Cosa intende
Creazione del denaro e sistema delle riserve
Casey critica il sistema bancario moderno come operante su un meccanismo di riserva frazionaria: le banche commerciali ricevono depositi — magari liquidi — e prestano gran parte di essi, mantenendo solo una frazione come riserva. Secondo lui:
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Se una banca riceve un deposito di 1 dollaro e offre all’investitore/un depositante un interesse del 3%, può prestare quel dollaro a qualcun altro a un tasso superiore, ad esempio 6%, per un anno (“Un dollaro che qualcuno deposita per il 3% potrebbe essere prestato per il 6%…”).
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Quel prestito può essere ridepositato in un’altra banca, che a sua volta presta parte di esso, e così via — creando “denaro” addizionale rispetto all’unità originaria (“un dollaro può essere prestato, ridepositato e utilizzato come riserva per creare altro denaro all’infinito”).
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Per Casey, questo sistema “è una catena di collegamenti basata sul nulla” perché la riserva iniziale è molto minore del credito generato, e dunque l’intero sistema è vulnerabile.
Le riserve al 100% come alternativa
Quando Casey afferma che “un sistema bancario solido opererebbe con riserve al 100%”, si riferisce all’idea che una banca accetterebbe depositi solo se tenesse appunto il 100% del deposito in attivo liquido, pronto per la restituzione. In quel modello: non vi sarebbero prestiti basati su depositi “demand” o “a vista” da parte di depositanti che potrebbero richiedere i propri contanti in qualsiasi momento.
Casey lo propone quasi come modello ideale — o almeno come riferimento di misura — per evidenziare quanto il sistema attuale si allontani da quel modello “solido”.
Cambiamento dei tipi di deposito
La frase “la totale perdita della distinzione tra depositi a termine e depositi a vista” indica che, nel passato, depositi “a termine” (il depositante accetta di tenere i soldi bloccati per un certo tempo) e depositi “a vista” (il depositante può prelevare in qualunque momento) erano distinti, e ciò influiva sul modo in cui le banche potevano usare quei depositi per prestiti. Casey sostiene che oggi tale distinzione è praticamente scomparsa, rendendo più morbida (meno stabile) la base dei prestiti bancari.
Contesto storico e comparazione con gli anni ’20
Casey paragona l’epoca pre-1930 con l’epoca attuale:
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Negli anni ’20: mutui relativamente brevi (5 anni), auto pagate in contanti, nessun prestito studentesco, nessuna carta di credito.
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Oggi: enorme debito dei consumatori (mutui, auto, carte, prestiti studenti) + enorme debito pubblico.
Per lui questo accanimento sul debito rende il sistema molto più fragile di quanto non fosse al momento del crollo del 1929.
Il rischio di “crollo deflazionistico del credito”
Quando Casey dice che “Il debito è il rischio principale per un crollo deflazionistico del credito. Se qualcuno non può pagare, non può farlo nemmeno il prossimo”, intende che in un sistema altamente indebitato, un default (o incapacità di pagare) non è isolato: si propaga, perché chi ha concesso il prestito subisce perdite, ciò riduce la capacità di prestare ancora, ciò riduce l’attività economica, generando deflazione del credito (ossia il credito si contrae). In quel caso i prestiti si riducono, la circolazione del denaro rallenta e si entra in una spirale negativa.
1.3 Perché lo sostiene
Effetti della creazione del denaro dal nulla
Dal suo punto di vista:
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Quando le banche possono prestare “denaro creato dal nulla” (ossia depositi che poi prestano per generare nuovi depositi – moltiplicatore del credito) si genera un boom che non è sostenuto da risparmi reali o produzione aggiuntiva, ma solo da leva e fiducia.
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Questa fiducia è fragile: se qualcosa si rompe (ritiro dei depositi, perdita di fiducia, default), gran parte del sistema può collassare.
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Il sistema delle riserve frazionarie aumenta il rischio sistemico, perché la base liquida è sottile rispetto al livello del credito in circolazione.
Perché la distinzione tra deposito a vista e a termine conta
Se molti depositi sono “a vista” (ossia prelevabili in qualsiasi momento), la banca deve essere pronta a soddisfare questi prelievi. Ma se tali depositi sono stati prestati o usati come riserva per prestiti ulteriori, la banca non ha attività liquide sufficienti per far fronte. Se la distinzione sparisce, il sistema diventa più fragile.
Quando Casey dice che questa distinzione è “totalmente persa”, vuole dire che le banche operano con liquidità molto ridotta, e la fiducia è essenziale.
Perché un sistema con riserve al 100% sarebbe “più solido”
Se una banca tenesse il 100% di riserve per ogni deposito, non potrebbe prestare quel denaro, o comunque avrebbe prestiti distinti e chiaramente definiti rispetto ai depositi a vista. Ciò renderebbe più trasparente la leva, più sicuro il sistema, minore il rischio di prelievi improvvisi o corse agli sportelli. Casey lo usa come riferimento ideale per il contrasto con il sistema reale (che non opera così).
In uno scenario 100% riserve:
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Nessun deposito a vista sarebbe usato per prestiti che generano nuovi depositi.
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Il moltiplicatore del credito sarebbe 1:1, non molto elevato.
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Il sistema bancario sarebbe molto meno “profittabile” in termini di leva, ma anche molto meno instabile.
1.4 Quali sono le implicazioni?
Maggiore fragilità del sistema
Secondo Casey: il sistema moderno è altamente indebitato, altamente levereggiato, con riserve limitate e attività di credito che si basano sulla fiducia e sulla leva. Ciò significa che un piccolo shock può propagarsi molto più ampiamente.
Un esempio: se molti prestiti non vengono rimborsati (mutui, auto, carte di credito, prestiti studenti) e le banche hanno poca riserva, ciò può innescare default a catena, contrazione del credito, deflazione del debito.
La differenza rispetto al passato: oggi i debiti sono molto più ampi (sia pubblici che privati) e il sistema è più complesso.
Boom finanziario artificiale e crisi conseguente
Il meccanismo è: basso costo del denaro + leva elevata + credito facile → aumento artificiale di attività (es. acquisti immobiliari, auto, consumi) → quando il ciclo finisce, debiti rimangono → bust. Questo è in linea con l’argomento di Casey, che in più articoli ha parlato di “Greater Depression” imminente. FirstGold+3Business Insider+3Nasdaq+3
Il sistema delle riserve frazionarie + la creazione di denaro “dal nulla” rende il boom più intenso ma la bust più profonda.
Comparazione storica con il 1929
Casey suggerisce che la situazione oggi è peggiore rispetto agli anni ’20 per vari motivi:
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Debito dei consumatori molto più alto.
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Debito pubblico molto più alto.
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Una leva finanziaria globale e interconnessa molto maggiore.
Pertanto, «giù le tessere del domino…» è la metafora della reazione a catena che può partire da un punto e propagarsi.
Se uno non può pagare, “non può farlo nemmeno il prossimo” – la clausola della propagazione di crisi.
1.5 Critica e osservazioni
Nonostante la chiarezza del ragionamento di Casey, ci sono alcune osservazioni che meritano:
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L’idea che solo le riserve al 100% rendano un sistema “solido” è una scelta teorica; molti sistemi bancari moderni operano con riserva frazionaria e non sono crollati (o almeno non nel modo descritto) da decenni, grazie a regolamentazione, garanzia depositi, supervisione.
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Casey parla di “creazione infinita di denaro” da parte delle banche, ma va ricordato che le banche sono soggette a regolamentazioni, capital-requirements, e che non tutto il credito è “creazione pura dal nulla” (molti prestiti vengono concessi a fronte di garanzie, valutazioni di rischio, ecc.).
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Il paragone con il 1929 è utile come metafora, ma il contesto economico, finanziario e politico è molto diverso: globalizzazione, tecnologia, strumenti finanziari moderni, banche centrali con capacità di intervento.
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Il rischio di deflazione del credito è reale, ma anche il rischio di iperinflazione è spesso preso in considerazione da Casey stesso. Nasdaq+1
In conclusione: la parte 1 del ragionamento di Casey fornisce un potente quadro di vulnerabilità del sistema del credito moderno. Le sue affermazioni servono a mettere in guardia contro la fiducia “cieca” nel sistema bancario e nella moneta fiat.
Parte 2 – Rischio geopolitico
2.1 Le affermazioni
“Numero due: il rischio geopolitico. Il grande catalizzatore attuale sono i dazi.”
“Tenete presente che la quantità di scambi commerciali nel mondo oggi, sia in termini relativi che assoluti, è di gran lunga maggiore rispetto a prima del 1929.”
“I dazi dello Smoot‑Hawley Tariff Act resero le importazioni troppo costose per gli americani. Dato che gli europei non potevano vendere a noi, non potevano permettersi di acquistare da noi. Il risultato furono fallimenti aziendali e una disoccupazione di massa. Ciò aggravò il crollo deflazionistico del debito. La situazione è molto più grave ora di quanto non fosse prima del 1929.”
“Dovremmo, piuttosto ovviamente, includere la guerra tra i rischi geopolitici. La guerra in Ucraina non è affatto finita. Anzi, è chiaro che l’Europa, stupidamente, si sta preparando per una guerra di vasta portata contro la Russia. La guerra Israele-Iran non è finita, né lo è quella Israele-Palestina.”
“Questo non avrebbe importanza, se non fosse che gli Stati Uniti trattano Israele come il 51° Stato. E forse vedremo qualche problema con il Qatar, la cui sicurezza gli Stati Uniti hanno appena garantito – stranamente, proprio quando il Pakistan, dotato di armi nucleari, sta garantendo la sicurezza dell’Arabia Saudita.”
“Abbiamo molti obblighi contrattuali sovrapposti, simili a quelli che abbiamo visto prima della Prima Guerra Mondiale. La stessa cosa potrebbe accadere di nuovo.”
“Inoltre, Trump sta cercando di lanciare un attacco non provocato e forse un’invasione del Venezuela. Il rischio geopolitico oggi appare straordinariamente elevato, mentre gli Stati Uniti cercano nuovi ‘baby catrame’ da colpire in tutto il mondo.”
2.2 Cosa intende
Commercio globale e dazi come moltiplicatori di rischio
Casey sottolinea che oggi l’economia mondiale è molto più interconnessa di quanto non fosse negli anni ’20 – ’30. Pertanto, un’interruzione del commercio (ad esempio tramite dazi) ha un impatto potenzialmente molto più grave.
L’esempio che cita: lo Smoot-Hawley negli USA, che nel 1930 applicò dazi elevati sugli import, e la reazione internazionale contribuì a ridurre il commercio globale, aggravando la Grande Depressione. Casey usa questo esempio per affermare che se allora era grave, oggi la vulnerabilità è ancora maggiore.
“Tenete presente che la quantità di scambi commerciali nel mondo oggi … è di gran lunga maggiore rispetto a prima del 1929.”
Questo significa che una perturbazione geopolitica che freni il commercio globale può innescare effetti a catena: meno esportazioni/importazioni → aziende che vendono meno → posti di lavoro persi → meno capacità di servizio del debito → instabilità finanziaria.
Guerri e obblighi geopolitici multipli
Casey aggiunge che non solo i dazi, ma le guerre (dirette o indirette) sono un catalizzatore del rischio geopolitico. Le sue affermazioni includono:
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la guerra in Ucraina non “è affatto finita” e l’Europa sarebbe “stupidamente” in preparazione per un conflitto più ampio.
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le tensioni in Medio Oriente (Israele-Iran, Israele-Palestina) continuano e il coinvolgimento degli Stati Uniti complica la situazione.
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“molti obblighi contrattuali sovrapposti” che ricordano le alleanze pre-Prima Guerra Mondiale.
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l’eventualità che gli Stati Uniti possano intervenire (o stiano valutando) in Venezuela, aumentando il rischio di conflitto.
Per Casey, queste dinamiche geopolitiche interagiscono con le vulnerabilità finanziarie: un conflitto o shock esterno può attivare la crisi del credito, tramite aumento della spesa pubblica, interruzione commerciale, destabilizzazione dei mercati finanziari.
“Giù le tessere del domino”
Con questa metafora, Casey indica che un evento geopolitico può far cadere una tessera che ne fa muovere altre: dazi → commercio che frena → aziende che falliscono → mercati finanziari che scendono → credito che si contrae → economia che crolla. In questo senso, l’elemento geopolitico è un moltiplicatore di fragilità, non solo un evento isolato.
2.3 Perché lo sostiene
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L’interconnessione globale: oggi i beni, i capitali, le persone viaggiano in modo molto più rapido e l’economia dipende da catene globali del valore. Ciò amplifica l’effetto domino.
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Le politiche protezionistiche: dazi, restrizioni commerciali e guerre commerciali introducono frizioni che aumentano l’instabilità.
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Gli impegni militari e le alleanze globali: un grande paese come gli USA con numerosi obblighi esterni rende la politica estera e militare un fattore di rischio economico (spesa crescente, possibilità di shock, ecc.).
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Le immense relazioni finanziarie globali: il debito, i mercati dei capitali, le obbligazioni sovrane sono oggi interconnessi in un modo che negli anni ’30 non esisteva.
2.4 Quali sono le implicazioni?
Effetto sul commercio e sulla crescita
Se i dazi aumentano o se le guerre interrompono le relazioni commerciali, la crescita globale può rallentare sensibilmente. Aziende che prima contavano su mercati esteri vedrebbero la domanda crollare. Questo indebolisce la capacità di reddito e di servizio del debito delle aziende e dei consumatori.
Effetto sulla fiducia e sui mercati finanziari
Gli shock geopolitici generano spesso instabilità nei mercati: fuga dai rischi, aumento della volatilità, riduzione degli investimenti. La combinazione con un sistema del credito fragilissimo — come descritto nella Parte 1 — può generare un’esplosione della crisi.
Aumento della spesa pubblica e del debito
Una guerra o uno scontro internazionale comportano spesso un aumento della spesa militare, un indebitamento maggiore, e magari una stampa di moneta più intensa. Tutto ciò alimenta i rischi finanziari descritti da Casey.
Domino finanziario globale
Dato che i paesi sono interconnessi, una crisi in un’area (es. debito sovrano europeo) può propagarsi in un’altra (banche americane, mercati emergenti). Casey suggerisce che siamo già in una fase in cui “il grande catalizzatore attuale sono i dazi” e “il rischio geopolitico oggi appare straordinariamente elevato”.
2.5 Critica e osservazioni
-
La visione di Casey attribuisce un peso forse eccessivo a dazi e guerra come inneschi rispetto ad altri fattori economici (tecnologia, innovazione, cambiamento demografico).
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Sebbene le relazioni globali siano molto più complesse oggi, ciò significa anche che esistono strumenti di coordinamento, istituzioni internazionali, che possono attenuare gli shock rispetto agli anni ’30.
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Le guerre o i dazi aumentano certamente il rischio, ma non necessariamente causano da soli un collasso: dipende da quanto resilienti siano le economie, quanto elevate siano le riserve, quanto efficaci sia la regolamentazione finanziaria.
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Casey usa un linguaggio fortemente allarmistico (e lo fa intenzionalmente) — è utile per evidenziare fragilità, ma non va preso come inevitabilità assoluta: le previsioni catastrofiche non sono sempre corrette.
In sintesi: la parte 2 del ragionamento aggiunge un fattore esterno — geopolitico — che agisce da moltiplicatore sulla fragilità interna del sistema finanziario. Se il credito è fragile e un evento esterno rilevante arriva, la combinazione può essere esplosiva.
Parte 3 – Valuta e dollaro
3.1 Le affermazioni
“Numero tre: la valuta. Il mondo intero vede il dollaro come una patata bollente; è un asset insicuro e in deprezzamento.”
“Poiché il resto del mondo usa sempre meno il dollaro, per tutte le ragioni che abbiamo spiegato in passato, perderà rapidamente valore.”
“Ricordate, il dollaro, non la soia o i Boeing, è di gran lunga la nostra maggiore esportazione e la nostra maggiore passività.”
“A un certo punto, trilioni di dollari offshore torneranno in patria per acquistare la proprietà di asset americani, e questo creerà un enorme problema politico. Sarà un male per tutto, tranne che per il prezzo dell’oro.”
3.2 Cosa intende
Il dollaro come “patata bollente”
Quando Casey dice che “il mondo intero vede il dollaro come una patata bollente”, intende che molti investitori e paesi stanno diventando scettici nei confronti del US dollaro (USD) come valuta di riserva o bene rifugio, per quattro ragioni principali:
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Il debito statale statunitense è enorme e in crescita, riducendo la fiducia.
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La stampa di moneta e la politica monetaria della Federal Reserve (o simili in altri paesi) deteriorano il potere d’acquisto del dollaro.
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Le alternative (anche se imperfette) stanno emergendo: alcune banche centrali e paesi cercano diversificare le riserve da dollari verso oro o altre valute.
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Quando una valuta di riserva perde parte della fiducia globale, aumenta il rischio che venga “scaricata” — ciò è ciò che Casey intende dicendo che è in deprezzamento.
Il dollaro come maggiore “esportazione” e passività
L’affermazione “il dollaro, non la soia o i Boeing, è di gran lunga la nostra maggiore esportazione e la nostra maggiore passività” è particolarmente interessante:
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“Esportazione”: molte transazioni internazionali coinvolgono il dollaro; molte banche centrali detengono dollari come riserve; molti investitori esteri detengono titoli in dollari. Quindi gli Stati Uniti “esportano” dollari (o meglio, creano dollari che diventano parte dell’ecosistema globale).
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“Passività”: gli Stati Uniti hanno un debito denominato in dollari, e molti holder stranieri di dollari hanno crediti nei confronti degli Stati Uniti. Se il dollaro si deprezza o se la fiducia cala, quel debito può diventare più difficile da gestire. Questo rende il dollaro una “passività” globale.
Casey quindi avverte che la situazione è precaria: se gli stranieri decidono di scaricare dollari o di non reinvestire negli asset USA, il sistema può essere destabilizzato.
Il ritorno dei dollari offshore e la politica interna
Quando dice che “a un certo punto, trilioni di dollari offshore torneranno in patria per acquistare la proprietà di asset americani, e questo creerà un enorme problema politico”, vuole dire che:
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Molti dollari detenuti all’estero (da investitori, banche centrali, ecc.) potrebbero essere convertiti in asset USA (immobili, aziende, infrastrutture) se la fiducia nel dollaro cala e si cerca rifugio in real asset negli Stati Uniti.
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Questo riversamento massiccio di capitali può generare pressioni politiche e sociali: percezione che “stranieri” acquistano beni americani, che il paese perde sovranità economica, che “casa nostra” viene comprata da investitori esteri.
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Ciò può generare risposte politiche – controlli sui capitali, regolamentazioni più severe, interventi statali – che a loro volta aumentano l’instabilità.
L’oro come rifugio
L’ultima frase — “Saranno male per tutto, tranne che per il prezzo dell’oro” — indica la conclusione del ragionamento: se il dollaro e il sistema fiat sono fragili, l’oro (o altri beni rifugio) ne beneficeranno come alternativa sicura.
3.3 Perché lo sostiene
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Le politiche monetarie moderne (tassi bassi, quantitative easing) diluiscono il valore della moneta. Casey ha ripetuto che “il debito significa che stai consumando più di quanto produci” e che svalutazione monetaria e credito facile degradano il capitale reale. Nasdaq+1
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Il ruolo globale del dollaro come valuta di riserva ha beneficiato gli Stati Uniti per decenni (il “privilegio del signore”), ma Casey è convinto che tale privilegio stia diminuendo.
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Le alternative emergenti e l’erosione della fiducia globale rendono il dollaro vulnerabile. Egli cita direttamente che “non solo la soia o i Boeing” ma il dollaro stesso è l’esportazione principale degli USA. itmtrading.com
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Se il sistema del credito e del debito è fragile (come spiegato nella Parte 1), allora qualsiasi valuta dominante che supporta quel sistema è anch’essa vulnerabile.
3.4 Quali sono le implicazioni?
Deprezzamento del dollaro
Se la fiducia nel dollaro cala, la sua valuta perderà valore reale rispetto a beni reali (oro, immobili, materie prime) o rispetto ad altre valute. Ciò significa che risparmi denominati in dollari si deterioreranno.
Per Casey, questo è già in corso: “il mondo vede il dollaro come una patata bollente”.
Flusso di capitali
Se molti detentori di dollari decidessero di liquidarli o usarli per acquistare asset USA, potremmo avere flussi repentini: afflusso di capitali verso gli Stati Uniti oppure il contrario (uscita dei dollari). Entrambe le cose creano instabilità.
Casey avverte che “trilioni di dollari offshore torneranno in patria … creerà un enorme problema politico”.
Valuta alternativa/ritorno all’oro
Una conseguenza è che l’oro, o altre valute/beni rifugio, diventano sempre più attraenti. Per Casey, l’oro ha un ruolo centrale come protezione contro il dollaro in deprezzamento.
Rischio per l’economia USA
Se il dollaro perde il suo ruolo privilegiato, gli Stati Uniti potrebbero perdere parte del “privilegio” monetario (capacità di indebitarsi a basso costo, di esportare valuta). Questo potrebbe significare costi di finanziamento più elevati, deflusso di capitali, maggiori pressioni su debito e bilancio.
In ultima analisi, Casey vede la valuta come un altro “anello debole” insieme al debito e al rischio geopolitico.
3.5 Critica e osservazioni
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Sebbene la fiducia nel dollaro sia un tema reale, la valuta USA continua, al momento, ad essere la principale riserva mondiale e rimane un bene rifugio in periodi di crisi. La previsione di un declino rapido è una visione estrema.
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L’oro può proteggere, ma comporta anche rischi: non genera reddito, può avere periodi di debolezza, e l’accesso/logistica possono essere complessi.
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Le alternative al dollaro non sono ancora ben consolidate come valuta di riserva globale (sebbene alcune stiano emergendo).
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Il fatto che il dollaro sia la “maggior esportazione” implica anche che gli Stati Uniti hanno un vantaggio competitivo, non solo una vulnerabilità.
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Le implicazioni politiche possono cambiare le cose: controlli sui capitali, cambiamenti normativi, interventioni statali possono intervenire a mitigare o aggravare lo scenario.
In definitiva: la parte 3 del ragionamento di Casey chiude il cerchio — debito + credito + geopolitica + valuta sono tutti intrecciati — e suggerisce che il dollaro stesso è vulnerabile come valuta dominante.
Conclusione
Riassumendo:
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Casey sostiene che il sistema del credito oggi è fragilissimo a causa della riserva frazionaria, dell’elevato indebitamento (privato e pubblico), e della creazione di denaro “dal nulla”.
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A questo aggiunge il rischio geopolitico, tramite dazi e guerre, che può fungere da catalizzatore per la crisi finanziaria.
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Infine, focalizza sulla valuta, il ruolo del dollaro come riserva mondiale, e sul rischio che questo ruolo venga eroso — con l’oro come possibili beneficiario.
Le sue affermazioni suonano come un avvertimento: «giù le tessere del domino…» — potrebbe scatenarsi una crisi a catena.
Cosa può fare un investitore o un risparmiatore
Dal punto di vista operativo, se si segue il pensiero di Casey, alcune strategie emergono:
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Ridurre l’esposizione al debito (sia personale sia in termini di investimenti in società molto indebitate).
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Diversificare al di fuori del dollaro e delle valute fiat dominanti (ad esempio detenere asset reali, oro, immobiliare, diversificazione geografica).
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Avere liquidità e “cuscinetto” finanziario per fare fronte a crisi di credito.
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Tenere d’occhio i rischi geopolitici — dazi, guerre, cambiamenti normativi — che potrebbero agire come trigger.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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