“Ho accompagnato ieri un nostro associato di vecchio corso ad Arbitrim, che purtroppo deve subire un intervento chirurgico importante, in ospedale”, racconta l’avvocato Manola Bozzelli. “Essendo su Bologna, come associazione noi ci occupiamo anche di questo.
Nella distopia del momento, si è cercato quantomeno di ottenere nella rossa Emilia Romagna la realizzazione di quello che fondamentalmente è il diritto all’autodeterminazione in campo sanitario.
C’è stato, devo dire, un vero e proprio consesso di sanitari, che, dopo aver ascoltato tutte le nostre richieste, sono rimasti ovviamente arroccati sulle loro posizioni. Questo perché si tratta semplicemente delle linee guida ministeriali, dalle quali non ci si riesce a discostare.
La risposta, in questi casi, è un’alzata di spalle, accompagnata dalla frase: “Se volete effettuare l’intervento in questa struttura, potete farlo, siamo ben lieti, ma dovete affidarvi totalmente a quelle che sono le linee guida che siamo obbligati ad applicare in questa struttura”.
In questi casi, cosa bisogna fare? Io lo so, non è il primo intervento che affronto in situazioni simili. Si cerca di portare queste persone su un piano di ragionamento, quantomeno per ottenere da parte loro la comprensione di quanto i diritti dei malati vengano effettivamente coartati. Nella speranza – e io lo chiedo sempre, perché anche questa è un’opera di consapevolezza – ho portato, ad esempio, la risposta di Aifa in merito ad arbitrio PSG di quest’estate, ormai di dominio nazionale. Aifa ha riconosciuto che questi vaccini, chiamiamoli così, non hanno una capacità immunizzante. È stato un momento culturale, un’occasione per approcciare la questione anche da questo punto di vista.
Ma oltre questo, è difficile andare avanti. Ho chiesto che anche loro, dall’interno delle istituzioni – perché un ospedale rappresenta, di fatto, la longa manus del Ministero della Salute – facciano presenti queste richieste a chi li obbliga ad applicare protocolli che oggi risultano obsoleti. Questi protocolli, infatti, risalgono al 2015, non troppo tempo fa, ma una vita fa, se pensiamo che nel frattempo è intercorsa la cosiddetta emergenza Covid, con tutto ciò che ne è conseguito, soprattutto riguardo la sperimentazione di questi pro-farmaci.
Alla mia domanda se queste fossero le prime richieste che venivano fatte loro, la risposta è stata un netto “No, assolutamente”. Ho quindi insistito: “Queste questioni devono essere portate all’attenzione di chi vi impone di applicare protocolli ormai superati”. La loro risposta è stata: “Dovete farlo voi associazioni”. È quello che stiamo facendo da tantissimo tempo. Siamo in tanti, ma possiamo rispondere solo per noi stessi, e lo facciamo praticamente su base mensile.
Questa è una battaglia di principio, una battaglia di diritto. È stato violato, anche dal punto di vista contrattuale, quello che è stato l’incontro tra il paziente, che andava ad effettuare una vaccinazione, e chi somministrava un prodotto che non rispondeva alle peculiarità per cui veniva proposto e imposto. Ho cercato di fare cultura anche con i medici, facendo presente una cosa: bisogna portare le persone a riflettere. Ho detto loro: “Non date una risposta a me, ma chiedetevi: se queste vaccinazioni erano davvero efficaci e voi credete nell’efficacia di questi prodotti, perché adesso, che non sono obbligatori, c’è stato un calo significativo delle somministrazioni, soprattutto tra i sanitari? Chiedetevi quanti di voi l’hanno fatta, quanti di voi hanno visto calare le proprie performance biologiche e fisiche, e quanti non sono stati bene successivamente”.
Così si cerca di instaurare un dialogo volto a far comprendere la realtà, perché abbattere questo “muro di gomma” è davvero difficile, soprattutto dopo i risultati ottenuti mesi fa, che hanno portato questo sistema a chiudersi ancora di più. Tuttavia, bisogna andare avanti e ricordare una cosa importante.
Marzia, lasciamelo dire: ci tengo molto. Purtroppo, sto vedendo tante persone che, di fronte a interventi importantissimi, decidono addirittura di non operarsi. Anche questo, però, va valutato con grande attenzione, perché abbiamo lottato per non cedere su determinati principi, ma la tutela della vita è fondamentale. Non dobbiamo sconfinare nell’eccesso opposto, perché la vita, la sacralità della vita, sono valori imprescindibili”.
L’avv. Pier Luigi Frettolini rincara la dose: “io trovo veramente vergognoso e disgustoso quello che viene fatto in ospedale perché viene fatta un’estorsione. L’estorsione è se non fai il test, noi non ti operiamo, ergo muori. Cioè fondamentalmente, se lo sto un po’ banalizzando, però è quello il ragionamento. È un’istruzione vera e propria. E poi, anche lì, quando c’è la collega che dice che i medici dicono che non siete voi, associazioni, che dovete fare questa opera di educazione. Vedi che però anche lì è il solito giochino della de-responsabilizzazione. Cioè se ne deve occupare sempre qualcun altro, ma mai loro, perché loro non possono rischiare di avere i procedimenti disciplinari o di rischiare il lavoro o di avere comunque problemi. Quindi, vedi, l’aggiornamento è sempre quello. Ci sono queste linee guida come se fossero la Bibbia e vanno rispettate. Quindi tutto pensa a quale è il livello di a-criticità della maggior parte o comunque di molti dei sanitari, che magari poi in camera caritatis dicono anche e fanno benissimo che questa roba qui non serve o è dannosa, ma c’è un rispetto formale (di quanto dice il Ministero)”.
Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.
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