“Lo stato di eccezione ha per la giurisprudenza un significato analogo al miracolo per la teologia”. Carl Schmitt

Bisogna tornare agli anni più bui dello scorso secolo per capire cosa sta succedendo oggi in Italia, per analizzarne il significato e la strategia politica che si sta attuando. Occorre uscire da quello che scrivono i giornali, quello che dice la tv, tornare ai libri e a pensare con la nostra testa. Nel 1922 esce Teologia politica. Scrive Carl Schmitt “Lo stato di eccezione ha per la giurisprudenza un significato analogo al miracolo per la teologia”.

Vecchio di un secolo questo pensiero non è mai stato così attuale, ci aiuta ad interpretare la realtà attuale, la politica, il dibattito del talk show. Carl Schmitt ha spiegato con parole chiare che solo mettendo le persone una contro l’altra, usando la contrapposizione, la polarizzazione, la semplificazione si sarebbe conquistato consenso.

“Solo se c’è un nemico – un nemico infido, pericoloso, incombente – allora il corpo sociale si compatta. – scriveva – E tu mi chiederai: “Ma perché il corpo sociale si deve compattare?” Per rendere possibile la nascita del capo. “Non v’è bisogno che il nemico politico sia moralmente cattivo, o esteticamente brutto; egli non deve necessariamente presentarsi come concorrente economico e forse può anche apparire vantaggioso concludere affari con lui. Egli è semplicemente l’altro, lo straniero, e basta alla sua essenza che egli sia esistenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa d’altro e di straniero, per modo che, nel caso estremo, siano possibili con lui conflitti che non possano venir decisi né attraverso un sistema di norme prestabilite né mediante l’intervento di un terzo ‘disimpegnato’ e perciò ‘imparziale’.”

Roberto Saviano in Gridalo (Overlook – Bompiani), ne fa un’analisi davvero interessante.

“Cosa ci dice Schmitt? Cosa svela? Ci rivela che l’unico modo possibile per governare una persona è farla sentire circondata da nemici.

Il marketing, oggi, fa questo. Ti vuole far sentire circondato solo da ciò che ti è familiare, così, senza che te ne accorgi, ciò che non ti somiglia inizierà a creare in te sospetto, perché un prodotto per piacerti dovrà somigliarti, o fingere di somigliarti.

Sentirai allora sempre più il bisogno di riporre la tua fiducia in chi ti dice che quello che sei va benissimo e che sono gli altri, o meglio, una parte di essi, a essere nemici della tua identità. Tu non cedere a questa tentazione, e metti in guardia anche chi ti circonda.

Sai per quante volte ricorre il termine “nemico” in quel libraccio che è il Mein Kampf di Hitler? Più di centosettanta volte. Sai cosa vuol dire questo? Che Hitler aveva appreso bene la lezione di Schmitt.

Quando vogliono farti sentire che tutti quelli che ti stanno intorno sono nemici, non cadere nella trappola. Gridalo! Schmitt aveva compreso che un politico che ha studiato per fare quello che deve fare, uno che si “limita” – una volta al governo – a svolgere bene le sue funzioni, ad applicare le leggi e a rispettare gli organi istituzionali, non ha nessuna speranza di avere presa sulle persone.

Anche oggi si vuol far credere questo, che la politica vincente, quella che suscita passione, non è quella del politico mite e competente.

Pensavamo di aver chiuso per sempre con la liturgia del potere, con le sue parate scenografiche, con i suoi riti, con le sue finzioni, e invece ci siamo ripiombati in pieno.

Schmitt sosteneva pure un’altra cosa che mi pare sinistramente attuale, diceva che un leader può accrescere il consenso solo nello “stato d’eccezione”.

Il potere, a suo giudizio, viene percepito come tale solo quando interviene a indicare vie d’uscita dallo stato d’eccezione.

È nello stato d’eccezione che il capo diventa capo, che consolida la percezione di essere insostituibile e imprescindibile. Lo stato d’eccezione – Schmitt ne era certo – è come il miracolo per chi crede in Dio.

Hai presente cos’è lo stato d’eccezione? È come la pandemia. La conosci bene questa parola, vero? L’hai provato cosa voglia dire trovarsi nel mezzo di un evento che rende insufficienti le sintassi ordinarie, che fa collassare le nervature della società, mandando in tilt il sistema.

Quando il pericolo mi atterrisce e gli eventi non sono decifrabili, voglio qualcuno che prenda decisioni. Voglio un capo sopra di me. Non mi importa a quel punto delle tutele e delle garanzie delle leggi, sono disposto a cedere la mia libertà e i miei diritti pur di avere qualcuno che mi rassereni, che mi guidi e che, soprattutto, guidi gli altri intorno a me che rischiano di venirmi addosso.

Ecco, Schmitt ti avrebbe spiegato che il coronavirus ti ha permesso di toccare con mano il fatto che vivi all’interno di un “sistema insufficiente”. Sì, proprio così, il mondo in cui vivi è un sistema insufficiente, e lo è persino per Dio. Perché? Perché Dio crea il mondo, dà le sue leggi, ma questo poi non basta. Continuamente deve intervenire a rattopparlo, a sistemare le falle improvvise che si aprono. Questo, per Schmitt, è ciò che noi chiamiamo “miracolo”: un intervento eccezionale e non programmato di Dio nel mondo

Ragionando per analogia, Schmitt ti dice che anche gli stati non funzionano, e per la stessa ragione: perché si dotano di costituzioni, si danno delle leggi nell’illusione di poter tenere tutto sotto controllo, ma in realtà restano maglie allentate e piene di buchi.

Basta un terremoto, un tornado, una guerra, una crisi finanziaria, una pandemia, appunto, e il sistema inizia a fare acqua da tutte le parti. Stato d’eccezione. Rottura momentanea di un equilibrio.

Ed è questa falla a rendere necessario l’intervento di un “capo”, che senza seguire il percorso ordinario imposto dalle leggi assuma decisioni, prenda in mano la situazione. È solo in quel momento, dice Schmitt, che le persone iniziano a guardare al “capo” come a un astro nascente, una luce improvvisa e accecante che fa dimenticare secoli di conquiste e di diritti, e tenere gli occhi fissi in quella direzione, verso il suo volto luminoso.

Immagino tu abbia capito dove vuole portarti Schmitt. È solo lo stato d’eccezione che può creare un capo.

Nel ripetersi meccanico e ordinario della vita, nessuno vuole un capo: le leggi bastano e ognuno se la sbriga da solo. Ma quando gli eventi sono imprevisti e terribili, a fine giornata hai bisogno di sentire la voce del “capo”, di affidarti alla sua protezione, alle sue decisioni che ti fanno un po’ l’effetto che farebbe un sedativo quando hai la febbre altissima.

Il corollario però qual è? Che chiunque voglia davvero essere visto dai “sudditi” come una guida, come un duce, come un Führer, al di là delle leggi, del bene e del male, deve avere a disposizione uno stato d’eccezione, deve sperare, confidare e scommettere sullo stato d’eccezione. Deve augurarsi che il suo mandato sia segnato non dalla prosperità e dalla salute, ma da una o più emergenze, perché solo nell’emergenza un capo smette di essere un corpo corruttibile e mortale come tutti, e diventa un semidio come i faraoni d’Egitto o gli imperatori dell’antica Roma.

Allora ti chiedo: ma che cosa fa uno che vuole diventare “capo” quando non ha a disposizione gli stati d’eccezione? Li inventa. Li moltiplica. Le stime degli omicidi e dei furti sono in calo? Ma no, non è vero, sta’ attento: ti entreranno in casa, ti stupreranno, ti porteranno via i figli. Il numero dei migranti è contenibile e fisiologico? No, non è così, sono in aumento vertiginoso, c’è un’invasione! Perché “l’invasione”, appunto, è lo stato d’eccezione!

In nessun sistema ordinato può prendere forma l’uomo della provvidenza, il leader carismatico, l’uomo forte, capace d’intervenire in circostanze eccezionali, capace di riportare l’ordine, di salvare il suo popolo, di rasserenare il figlio che in preda a un incubo si è svegliato di soprassalto. Polarizzazione, radicalizzazione, “amico-nemico”, in una parola, stato d’eccezione. Tutto deve divenire stato d’eccezione perché tu non chieda più alla legge o a te stesso di capire, ma a qualcun altro di prendere decisioni. E quanto è più facile per te, alla fine di una giornata faticosa, metterti ad ascoltare il “capo” che ti dice come stanno andando le cose. Ma, quando questo sta accadendo, quando te ne accorgi, gridalo forte!“.