Lavoratori da remoto: chi sono e quali categorie coinvolgono. I dati dell’Istat.

Il lavoro a distanza vissuto in questa fase presenta differenze rilevanti tra i settori d’attività e sulla base del tipo di funzioni svolte dal lavoratore. La diffusione è stata molto più ele- vata per le funzioni potenzialmente eseguibili da remoto22, in quanto già da tempo basate sull’uso di strumenti ICT; minore, invece, laddove ci sono contatti col pubblico, come nel commercio, o attività fisiche, come nella manifattura e nelle costruzioni. L’incremento del lavoro da remoto è stato particolarmente accentuato per i dipendenti (nella foto).

Per questa categoria di lavoratori la diffusione del lavoro a distanza è cresciuta maggiormente per le mansioni tecniche, impiegatizie e professionali: fino a 36,2 per cento nella media del 2020 per le professioni intellettuali a elevata specializzazione (con un picco del 57,1 per cento nel secondo trimestre) e a oltre il 30 per cento per i dirigenti. Ne deriva una divaricazione della diffusione per livello di istruzione, con un’incidenza prossima al 30 per cento per i dipendenti con un titolo universitario e poco superiore all’1 per cento per chi ha al più la licenza media. Per le stesse ragioni, il fenomeno si è concentrato quasi esclusivamente sui residenti con cittadinanza italiana, e – con minori differenze – è stato più diffuso nel Centro-nord e tra i lavoratori sopra i 34 anni.

Uno dei cambiamenti indotti dalla pandemia da COVID-19 è stata la diffusione del lavoro da remoto ovunque fosse compatibile con l’attività svolta; si è trattato di un mutamento improvviso, che nel giro di poche settimane ha portato l’Italia in linea con la media euro- pea, partendo da una posizione molto arretrata (sulla diffusione del telelavoro nei paesi Ue27 e per un’analisi del fenomeno nelle imprese italiane per settore e classe dimensio- nale, si veda il par. 4.3.2). A fine 2019 lavorava da remoto circa il 5 per cento degli occu- pati, con una forte prevalenza degli indipendenti, mentre nel secondo trimestre del 2020 l’incidenza ha superato il 19 per cento, raggiungendo il 23,6 per cento per la componente femminile, con un forte aumento della quota dei dipendenti. In seguito, l’incidenza del lavoro a distanza si è ridotta, in linea con l’evoluzione delle misure di contrasto all’emer- genza, collocandosi al 14 per cento in media d’anno21.

Anche se è troppo presto per inferire sull’evoluzione di questo fenomeno con il ritorno alla piena normalità, le informazioni disponibili indicano si tratti di un cambiamento con effetti duraturi. Il lavoro a distanza ha rappresentato nella crisi un apprendimento obbligato per i lavoratori, i dirigenti e i datori di lavoro. Se ne è verificata la fattibilità, i vantaggi concreti (in termini di conciliazione dei tempi di vita e di risparmi), la possibilità che non penalizzi l’effi- cienza e che cambiamenti introdotti per necessità migliorino l’organizzazione dei processi.

 

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