Come si diventa Neet, senza lavoro o studio in Italia?

La transizione da studente a NEET è più frequente tra chi ha smesso di studiare (completando gli studi o abbandonandoli), tra chi è alla ricerca attiva di lavoro (28,6 per cento) oppure è comunque interessato a lavorare (20,6 per cento delle forze lavoro potenziali contro il 10,6 per cento di chi non cerca e non è disponibile).

Una frazione di giovani che sono inizialmente nella condizione di occupato o studente sperimentano una transizione dopo 12 mesi alla condizione di NEET.

Tale probabilità (l’11 per cento ciascun anno per entrambe le condizioni iniziali) tra il 2019 e il 2020 è aumentata per chi risultava inizialmente occupato (era del 9,1 per cento), mentre è invariata per chi risultava studente.

Tra i giovani inizialmente occupati la probabilità di essere tra i NEET dopo 12 mesi è maggiore tra quanti risiedono nel Mezzogiorno (19,2 per cento), hanno bassa istruzione (17,2 per cento), sono più giovani (17,1 per cento tra 15-19 anni e 13,9 tra 20-24), stranieri (14,6 per cento) e donne (13 per cento).

Tra gli studenti, invece, la transizione verso la condizioneNEET è crescente con la classe d’età (20,2 per cento tra 25-29 anni), il titolo di studio (16,5 per cento tra chi ha la laurea) ed è più alta per gli stranieri e nel Mezzogiorno.

“In Italia il segmento dei NEET, oltre ad assumere un peso anomalo rispetto al contesto europeo,  – commenta l’Istat nel suo ultimo rapporto – costituisce motivo di preoccupazione perché rappresenta un grave sotto-utilizzo del potenziale umano e lavorativo delle risorse più giovani. L’ampiezza di questo segmento, tornato a crescere con la crisi, e le difficoltà strutturali di uscita da tale condizione, qui illustra- te, confermano l’esistenza di gravi ostacoli al contributo dei giovani alla crescita del Paese”.

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