Mancano i container, si teme un effetto negativo sulla ripresa

L’attuale mancanza di container e le numerose interruzioni nella catena di approvvigionamento marittima stanno avendo un effetto negativo sulla ripresa economica europea. Lo squilibrio dei container disponibili tra il mercato asiatico e quello occidentale sta causando problemi logistici alle imprese dell’UE che operano in import ed in export. Questo squilibrio è soprattutto accentuato dalla riduzione della capacità delle linee di trasporto marittimo.

Lo rilevano Aice (Associazione italiana commercio estero Confcommercio) e Citha (European Confederation of International Trading Houses Associations).

Tre sono gli effetti principali sulla catena di approvvigionamento globale:

1) la chiusura degli stabilimenti ed i fermi di produzione che portano a un arretrato di prodotti, in particolare beni di consumo;

2) inosservanza dei contratti in essere e l’aumento dei prezzi;

3) la carenza di approvvigionamenti per i prodotti finiti ed i prodotti intermedi.

La pandemia ha costretto molti impianti a chiudere durante le misure di blocco imposte dagli Stati e di conseguenza le produzioni sono state interrotte. I container vengono, quindi, stoccati in un unico luogo e non più disponibili sul mercato internazionale. I container da 20 e 40 piedi non sono al momento disponibili nei porti asiatici. Inoltre, le compagnie di trasporto marittimo stanno rallentando l’operatività delle navi, aumentando la situazione di tensione e allungando i tempi di attesa. Il World Container Index rileva prezzi triplicati dall’inizio della pandemia nel 2020 (+339%).

Il secondo problema affrontato dalle imprese europee è una violazione del contratto da parte delle compagnie di trasporto marittimo. I container che sono stati prenotati non sono più disponibili o non vengono rispettati le condizioni ed i prezzi negoziati. Ciò porta ad avere prezzi circa tre volte superiori rispetto al contratto precedentemente concordato. I nuovi contratti registrano prezzi fino a 10 volte superiori rispetto ai tempi pre-pandemia.

Ciò causa gravi problemi finanziari in particolare alle PMI. Da un lato, le compagnie di navigazione spesso rescindono i contratti in essere appellandosi a cause di forza maggiore. In caso di nuovi contratti, a costi notevolmente più alti, le compagnie stesse si riservano il diritto di non ritirare la merce nei tempi prestabiliti. Dall’altro lato, i grandi clienti, come ad esempio le catene di distribuzione di generi alimentari, richiedono il rispetto dei contratti esistenti. Le imprese di import/export si trovano così nel mezzo, obbligate a sostenere costi aggiuntivi. In considerazione degli esorbitanti ricarichi di prezzo, questa situazione non è più accettabile, anche per raggiungere la normalizzazione post Covid.

Si sta registrando una carenza di prodotti finiti e prodotti intermedi, a causa dei problemi sopra menzionati. Le aziende nostre associate stanno operando con margini di guadagno non sostenibili e queste interruzioni nella catena del valore hanno un impatto negativo per il consumatore finale. Poiché non sono disponibili alternative europee per i beni interessati, questo problema, potrebbe portare a una carenza di cibo e altri prodotti di consumo nell’intera UE.

La situazione si è inoltre ulteriormente inasprita a causa della limitazione dell’offerta di spedizioni da parte dei vettori marittimi sulla linea Far East – West, con un incremento dei rischi di approvvigionamento per il mercato europeo. Secondo il regolamento di esenzione per categoria dei consorzi delle spedizioni di linea (Consortia Block Exemption Regulation – CBER), la cui validità è stata estesa al 2024, i vettori marittimi sono autorizzati a fornire servizi congiunti senza violare le norme antitrust dell’UE che vietano accordi anticoncorrenziali tra imprese. Questo aspetto contribuisce a creare i problemi sopra descritti e porta ad una diminuzione della qualità del servizio ed a un aumento dei prezzi.

 In base a quanto sopra descritto, Aice e Citha chiedono alla Commissione Europea di esaminare la situazione in corso nel settore del trasporto marittimo e adottare le misure necessarie per ristabilire un equilibrio nelle condizioni di spedizione, al fine di prevenire ulteriori difficoltà per le aziende europee.

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