Varese, i tesori della Casa Museo Pogliaghi si presentano: tre incontri online per ammirare le opere restaurate

La Casa Museo Pogliaghi al Sacro Monte di Varese mette in mostra i suoi gioielli. Archeologistics, realtà varesina dedicata alla valorizzazione dei beni culturali, in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (Torino) e con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, organizza dal 15 al 29 aprile un ciclo di tre incontri online per presentare alcuni restauri che hanno interessato parte della collezione internazionale dell’artista milanese Ludovico Pogliaghi. Perché, nonostante i musei siano ancora chiusi al pubblico, le attività di tutela e di ricerca non si sono fermate. Le storie di tappeti, tavolette dipinte e oreficerie liturgiche, oggetti che sono stati riportati al loro antico splendore, saranno raccontati direttamente da chi ha provveduto al loro restauro, attraverso uno sguardo diretto nei laboratori dove ci si prende cura delle opere per restituirle a tutti.

Il primo appuntamento è in programma giovedì 15 aprile e vede protagonisti due tappeti che furono acquistati da Lodovico Pogliaghi, testimoni della grande passione dell’artista collezionista per i tessuti. Sono opere diverse con due storie di restauro differenti. Ne parleranno Jasmine Sartor dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (con introduzione di Marta Cimò) e Rachele Di Gioia del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (con introduzione di Simona Morales).
Giovedì 22 aprile occhi puntati su sette piccoli dipinti su supporto ligneo, di epoche diverse (XV-XVII secolo), anch’essi provenienti dai depositi della Casa Museo Pogliaghi, che sono stati oggetto di un progetto formativo per gli allievi del Corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Torino. Un restauro connotato da una vasta casistica di problematiche conservative, delle quali parleremo con Alessandro Gatti del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.
Le oreficerie liturgiche saranno invece le protagoniste dell’ultimo appuntamento di giovedì 29 aprile. Nella collezione Pogliaghi ci sono diversi calici e ostensori; nove manufatti di questa categoria sono stati studiati da Valentina Demontis (sotto la supervisione di Lucia Miazzo) in una tesi che racconta non solo il loro restauro, ma svela anche il lavoro degli artigiani e il continuo riutilizzo di queste opere nei secoli.
Tutti gli incontri hanno inizio alle 20.45 e si svolgono sulla piattaforma Zoom. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione ed è richiesto un contributo di 7 euro (5 euro per studenti e abbonati AML) per ciascun appuntamento. I biglietti disponibili qui: https://bit.ly/3dlZK4f

La Casa Museo
La Casa Museo dell’artista e collezionista Lodovico Pogliaghi (Milano 1857 – Varese 1950) si trova al Sacro Monte di Varese, una wunderkemmer che Pogliaghi concepì come un vero e proprio laboratorio-museo: un “buen retiro” in cui potersi dedicare allo studio, alla creazione artistica, al collezionismo e alla contemplazione del paesaggio. La villa, da lui stesso progettata, riflette il gusto eclettico e la curiosità del proprietario verso tutte le forme d’arte. Un giardino all’italiana seminato di antichità introduce l’ospite alle sale della dimora in cui sembrano rivivere i diversi stili della storia dell’architettura; stanze accuratamente allestite con passione e cura dal padrone di casa per stupire, evocare, educare, ispirare. Pogliaghi decise in vita di donare contenitore e contenuto alla Santa Sede, donazione poi definitivamente perfezionata nel 1937, la quale girò poi la proprietà alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, ancora oggi custode di questo luogo. A una prima continuativa apertura al pubblico fra il 1971 e il 1990, seguì poi un lungo periodo di silenzio, nel corso del quale la dimora rimase inaccessibile ai visitatori. Nel maggio del 2014 si è potuto finalmente assistere alla riapertura di Casa Pogliaghi con una veste rinnovata. Il nuovo allestimento museale intende infatti avvicinarsi il più possibile all’aspetto che Pogliaghi conferì alle diverse sale rispettando l’originale e personalissima disposizione degli arredi e delle opere voluta dallo stesso artista, che declinò qui il proprio concetto di “casa” come opera d’arte totale. Insieme al modello originale in gesso della porta centrale del Duomo di Milano realizzato da Pogliaghi, la casa ospita più di 1.500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.

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