Tonon festeggia mezzo secolo di Salone rilanciando un classico di Paolo Nava

Il marchio leader del settore sedute e complementi d’arredo presenta in esclusiva il restyling di uno dei modelli più riusciti, Jonathan, disegnato dall’architetto Paolo Nava
Era stato presentato per la prima volta nell’aprile 1983, in occasione del Salone del Mobile. Torna oggi, dopo 30 anni esatti, grazie a un restyling che lo rende ancora più prezioso, proprio in occasione del cinquantesimo anniversario della partecipazione di Tonon, marchio leader del settore sedute e complementi d’arredo, alla manifestazione milanese. È Jonathan, “figlio” dell’architetto Paolo Nava, che con questo progetto ritorna alle origini, a uno dei modelli che più aveva amato e voluto, tanto da battezzarlo con lo stesso nome dato al primogenito, nato proprio nello stesso periodo. Ancora attuale a 30 anni dalla nascita, Jonathan viene riproposto oggi da Tonon in una nuova versione impreziosita nei materiali e in una nuova veste con lo schienale ovale, più allungato rispetto al suo famoso antenato.
La storia di Jonathan è quella di una ricerca dell’essenza della seduta: Nava ha dato vita a un modello versatile, adatto a contesti differenti, e ci è riuscito partendo dagli elementi primari: sedile, schienale, gambe portanti. «Esaminai le parti scomposte, cercando di portarle alla loro sintesi sia formale che minimale – ricorda Nava -. Il risultato fu un cerchio sia per la seduta che per lo schienale e una sezione circolare per le gambe, elementi che sin dall’origine garantivano la smontabilità e la riducibilità totale in uno spazio minimo». Per assembleare questi elementi, l’architetto si orientò verso dei giunti in alluminio: una soluzione allora tutt’altro che scontata: «Dopo parecchie prove, riuscii a trovare un sistema per unire il sedile allo schienale, e la sorpresa fu che, oltre a unire, questo giunto permetteva allo schienale di flettere, sfruttando le caratteristiche del legno curvato e unito in maniera circolare, una tecnica sperimentata già da Tonet, il famoso ebanista vittoriano» ricorda l’architetto. Rivoluzionaria fu anche la scelta di utilizzare sempre l’alluminio per unire le gambe al sedile, al poso dei gattelli in legno, ottenendo come risultato una seduta «minimalista nella forma e strutturalista nella funzione».
Per comunicare un prodotto industriale nato per la serialità e per il contract, valorizzando il marchio aziendale, Nava si ispirò di nuovo a Tonet e alla sua idea di marchiare le sedie, utilizzando la giuntura per ospitare la firma di Tonon, aggiungendo anche il nome della sedia, Jonathan.
«In un periodo di grande confusione, dove “tutto sembra durare il tempo di una stagione”, come nella moda, credo che tramite i percorsi di ricerca e sperimentazione, momenti fondamentali per dare un’anima ai prodotti, sia possibile dimostrare che il design può durare nel tempo. Questo è l’unico modo per poter produrre in maniera industriale idee che possono diventare vero design» aggiunge Nava.
Jonathan, insomma, è l’essenza della sedia, che riassume il modo di Paolo Nava di concepire il design come «momento di ricerca e sperimentazione di idee e di concetti, arrivando alla loro determinazione attraverso esperienze sia materiche, sia manuali».

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